Una Montagna di Parole  |  luglio 6, 2019

Gli organi del corpo umano hanno nomi curiosi. Lo sapevate che…

Si scoprono motivazioni interessanti passandone in rassegna l'etimologia. E così si svelano i perché di tante definizioni, da muscolo a fegato, da saliva a stomaco, da spalla a vertebra

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Per imporre i nomi alle cose ci vuole anche una buona dose di fantasia e gli antichi lo sapevano, dato che in proposito avevano teorizzato quattro principi: per vicinanza, per contrasto, per similitudine e per onomatopea (riproduzione di un suono naturale). Queste erano le regole dell’etimologia antica.

Col tempo la scienza etimologica si è perfezionata, ma molti di quei principi sono rimasti. Per divertirci, passiamo in rassegna alcuni nomi che designano gli organi del corpo umano e scopriamo delle curiosità interessanti.

MUSCOLO: dal latino Musculus= topolino, perché i nostri muscoli sono stati considerati guizzanti come quei roditori e si spostano con la loro stessa velocità.

FEGATO: dal nome di una ricetta romana, il Ficatum iecur, cioè il fegato (iecur) delle oche alimentate solo con i fichi (ficatum ). Poi l’aggettivo è rimasto al posto del nome ad indicare un organo del nostro corpo.

SALIVA: anche in questo caso si tratta di un aggettivo latino che è il superstite di un’espressione più completa, cioè Aqua saliva = acqua che sale, perché anticamente si credeva che la saliva risalisse in bocca.

STOMACO: dal greco Stoma = bocca, perché si pensava all’esofago come orifizio di un sacco più capiente, che è poi diventato lo stomaco.

SPALLA: dal latino Spatula = spatola, mestola, riferito, all’inizio, agli animali. In effetti l’osso piatto, che noi chiamiamo “scapola”, può aver fatto pensare ad una “spatola”.

VERTEBRA: dal verbo latino Vertere = girare, perché queste ossa permettono la rotazione del busto.

VENTRICOLO: diminutivo del latino Ventrer = ventre. In origine “ventricolo” si chiamava lo stomaco, poi ha preso il nome di altre cavità, come l’utero. Infine ha finito con l’indicare solo il ventricolo cardiaco.

PLACENTA: dal latino Placenta = focaccia. Questo termine si è diffuso solo nel 1500 in ambito medico-anatomico. In precedenza quest’organo, di forma piatta come una focaccia, veniva chiamato secondina .

PANCREAS: dal greco Pan = tutto e kréas = carne, perché in apparenza sembra composto solo di carne.

RETINA: dal latino Retis = rete da pesca. Anche in questo caso si tratta di un aggettivo retina ( a forma di rete) che accompagnava il nome tunica (rivestimento). Quindi di tunica retina cioè rivestimento a forma di rete, è rimasto nel tempo solo “retina”, ad indicare una parte dell’occhio.

PILORO: dal greco Pylōrós (guardiano della porta), cioè una specie di “portiere” che fa passare il chimo dallo stomaco al duodeno attraverso una valvola che si apre al bisogno.

INTESTINO: dal latino Intus+ Stare , quindi “organo che sta dentro” che indica gerericamente i visceri , i “dientrumi”, come dicevano i nostri nonni qui, in montagna.

BRACCIO: dal greco Brachýs = Breve. Infatti la distanza tra l’omero e la mano è più breve rispetto a quella tra la coscia e il piede. Dunque il braccio è solamente “più breve” della gamba!

ASCELLA: dal latino Axilla= piccola ala . La nostra ascella sarebbe stata considerata alla stregua di una piccola ala, a imitazione di quella degli uccelli.

E gli esempi potrebbero essere ancora parecchissimi!


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)