SAMBUCA – Sabato 24 ottobre 2026, alle ore 10.30, in Piazza Sandro Pertini a Taviano, il Comune di Sambuca Pistoiese organizza la manifestazione pubblica “I diritti non hanno periferie – Un presidio civile per il diritto alla salute in montagna”. L’iniziativa segna una data precisa: il 21 ottobre 2026 saranno 1500 giorni — oltre quattro anni — che il Comune è privo di un medico di medicina generale.
La giornata nasce per riaffermare un principio di uguaglianza: i diritti fondamentali non possono avere una geografia diversa a seconda del luogo in cui si vive. E per ricordare che le comunità montane non chiedono privilegi, ma le stesse condizioni di cittadinanza garantite a ogni altra parte del Paese.
“Il medico di famiglia che manca da più di quattro anni è il simbolo di un’assenza più grande: quella dello Stato nei territori montani, dove insieme alla sanità si fanno sempre più lontani la scuola, i trasporti, le infrastrutture. Il 24 ottobre non vogliamo limitarci a denunciarlo: vogliamo riunire istituzioni, cultura giuridica e cittadini attorno a un principio semplice, che i diritti non hanno periferie”, sottolinea il sindaco Marco Breschi.
Il programma della giornata
I lavori si apriranno con il saluto del sindaco Marco Breschi, seguito dai saluti istituzionali, e saranno coordinati dalla giornalista Marta Quilici. Interverranno: Marco Bussone, presidente UNCEM — Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, Luca Marmo, presidente UCAP — Unione di Comuni Montani Appennino Pistoiese, Emanuele Rossi, giurista e professore ordinario di Diritto costituzionale, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Ilaria Agostini, docente e ricercatrice, Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna
Al termine dell’incontro la comunità si ritroverà per un pranzo insieme a base di polenta e necci, piatti della tradizione dell’Appennino. Per l’occasione sono stati invitati rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, i consiglieri regionali del territorio, le forze dell’ordine e le organizzazioni sindacali.
Le associazioni del territorio
L’iniziativa è sostenuta dalle associazioni del territorio: Associazione Campeda Futura, Associazione I Borghi di Treppio, Associazione La Macchiarella, Associazione Le Limentre, Associazione per lo sviluppo di Torri, Associazione Terra Selvaggia, Croce Verde Sez. di Sambuca Pistoiese, Misericordia di Treppio, Pro Loco Frassignoni, Pro Loco il Cassero, Pro Loco Lagacci, Pro Loco Pavana, Pro Loco Posola, Pro Loco Taviano e Teatro del Torgicollo.
L’INTERVISTA
Questo evento è l’occasione per un’intervista a largo raggio al sindaco di Sambuca, Marco Breschi, su vari temi che riguardano il presente e l’avvenire delle terre marginali.
Sindaco Breschi nei torridi mesi dell’estate si è parlato, anche per il boom di presenze, di nuova rinascita della montagna.
“Purtroppo la bellezza, la pace e il fresco di una valle non bastano da sole a stimolare un neopopolamento della montagna. Una valle può essere bellissima ma contemporaneamente difficile da abitare e, talvolta, impossibile per molti neo-aspiranti abitanti della montagna”.
Non crede in un nuovo futuro per la montagna?
“Per prefigurare il futuro bisogna conoscere il passato, altrimenti si cammina alla cieca. Dalla fine dell’Ottocento, con l’affermarsi del modello industriale e della società capitalistica basata sull’urbanizzazione e sui consumi, gli italiani sono scesi a valle verso le aree urbane e le pianure dove le nuove fabbriche richiamavano manodopera. Negli anni del boom il fenomeno ha assunto dimensioni sempre maggiori e non essendo stato fatto nulla per favorire una moderna evoluzione del plurisecolare sistema agro-silvo-pastorale, i paesi aggrappati sulle pendici hanno perso popolazione e attività. Non è stato solo un fatto fisico o materiale ma, anche, culturale e sociale: l’industrializzazione e l’urbanizzazione hanno agito in maniera convergente nella marginalizzazione della montagna con lo svuotamento demografico, l’emigrazione, la rarefazione sociale e produttiva, la perdita di culture millenarie, l’abbandono della terra, la vulnerabilità idrogeologica e le modificazioni del paesaggio”.
Questa è la situazione di gran parte del nostro Appennino. Da qui bisogna però ripartire.
“L’Appennino, anche quello più circoscritto alla terra di Pistoia, è segnato da profonde differenze. Alcune aree hanno potuto arginare il lento processo di costruzione di una grande periferia italiana, privata di opportunità e servizi. Altre, come le valli più chiuse ed interne del Comune di Sambuca Pistoiese, sono ormai un deserto demografico o lo diventeranno nei prossimi anni. Si vive una forte contraddizione tra il pieno di una breve estate e il lungo vuoto degli altri mesi. Ecco perché è difficile abitare anche nella valle più bella. Non dobbiamo convincere qualcuno a sacrificarsi per vivere in montagna. Dobbiamo rendere possibile viverci e sceglierla”.
Come è possibile?
“Si tratta di un’operazione difficile ma indispensabile altrimenti il nostro Paese rischia di perdere gli Appennini ovvero la sua più evidente struttura territoriale. La parola chiave è abitabilità. Si deve arrivare a garantire l’effettiva disponibilità dei servizi di base: scuola, farmacia, viabilità, connessione, lavoro, sanità, sicurezza. La Grande Politica ha, oggi, l’ultima vera opportunità per dare un futuro alle terre alte dell’Appennino. Negli ultimi anni, infatti, qualcosa è cambiato e ci si è cominciati a chiedere che cosa fosse rimasto nella grande area montana italiana: non il niente, né il vuoto; non solo la vulnerabilità di un territorio fragile; non soltanto l’isolamento, ma anche un insieme di risorse di cui le vaste aree metropolitane non dispongono e non possono disporre. In montagna c’è acqua, c’è aria buona, c’è bio-diversità e c’è un bene raro che abbiamo perduto: lo spazio con le sue opportunità messe in luce dalla sottrazione. Sempre più persone, tra i giovani e non solo, stanno guardando verso l’alto e stanno prendendo in considerazione di venire a vivere quassù in modo stabile o intermittente. In una società che vede avanzare sempre di più una crisi idrica, climatica ed energetica, la tutela dell’ecosistema montano dovrebbe essere una priorità”.
Si tratta di un auspicio che contrasta con la realtà di Sambuca Pistoiese dove si è raggiunto il non certo invidiabile record di 1.500 giorni senza un medico di base.
“Non so se si tratta di un primato ma è un tempo drammaticamente lungo che segna la concreta negazione dell’articolo 32 della nostra Costituzione. Siamo arrivati a questo punto per un complesso di cause ormai troppo lontane nel tempo. Errata capacità di programmare il bisogno di medici per cui oggi con una popolazione sempre più vecchia, l’Italia ne sconta la mancanza. L’impossibilità, visto il rapporto di tipo privatistico, di ingiungere ad un medico di esercitare in un dato luogo. Non a caso, prima dell’estate, il ministro della salute Schillaci aveva avanzato una proposta per trasformare in dipendenti pubblici parte dei dottori: soluzione prontamente stoppata dalla sua stessa maggioranza per il rapido avvicinarsi di nuove elezioni. Il governo stesso, alla luce della complessa situazione finanziaria, ha contingentato le risorse per la sanità al punto che, con il 6,2% del PIL, l’Italia è ultima tra i Paesi del G7 e sotto la media dei paesi Ocse (7,1%) per quota destinata alla spesa sanitaria pubblica. Un cittadino ogni 10 rinuncia a curarsi oppure utilizza risorse proprie e le regioni, così la Toscana, sono obbligate ad attingere dal proprio bilancio e, in sempre più casi, ad indebitarsi. In una situazione simile, le aree più marginalizzate risultano ancora una volta le più colpite e penalizzate”.
Se questo è il quadro, quali soluzioni è possibile prospettare
“La sanità, almeno nelle terre della Sambuca, è la punta di un iceberg. A chi vive in montagna dovrebbero essere garantiti gli stessi diritti degli altri cittadini, anzi anche in misura superiore per colmare le maggiori difficoltà di vita. Quassù succede invece l’opposto. La politica alla continua ricerca di consensi è fatalmente più attenta alle richieste provenienti dalle città e dalle aree più popolate. La montagna paga, inoltre, l’assenza di propri e influenti interlocutori politici, di gente di quassù che conosce i problemi e riesce a farsi ascoltare nei luoghi istituzionali dove si delineano le grandi strategie. La classe politica soffre di un forte strabismo, guarda poco o nulla alla montagna, in particolare a quella più debole. Questo strabismo ha raggiunto il massimo quando l’attuale compagine governativa è arrivata a preconizzare una dignitosa eutanasia per le terre montane meno attrezzate, riducendo considerevolmente le risorse al Fondo nazionale per lo sviluppo della montagna per le annualità 2025 e 2026”.
Mi sembra di capire che sono in arrivo altre difficoltà.
“Minori risorse significano maggiori difficoltà. In particolare, la continua contrazione di spesa corrente comporterà una ancora minore capacità di venire incontro alla piccola quanto indispensabile manutenzione: sfalcio dell’erba, copertura delle buche lungo le strade, sostituzione delle luci pubbliche fulminate, pulizia dei sentieri, ecc. Le ridotte risorse sono, del resto, canalizzate verso le esigenze provenienti dall’irrinunciabile apparato scolastico e da un fragile sistema sociale che soffre, almeno nel nostro comune, anche per la distanza dai centri di erogazione di tali servizi. Si spera, infatti, che il Presidente Giani tenga conto del fatto che, essendo il nostro territorio tutto al di là dello spartiacque appenninico, l’accesso a qualsiasi servizio è più oneroso sotto tutti i punti di vista (tempo, costi, reale agibilità, ecc.). Noi siamo più vicini alla Regione Emilia Romagna che alla Toscana. La nostra Regione faccia uno sforzo per ridurre questa distanza che è, talvolta, incolmabile. Anche per questo motivo, si è invocata la creazione di un vero e proprio Assessorato alla Montagna e alla Forestazione, una funzione più che giustificata: la Toscana con 1,2 milioni di ettari è la regione con la maggiore estensione assoluta di superficie boschiva”.
Si tratta di una richiesta che ha però ricevuto una tiepida accoglienza dal Presidente Giani.
“Capisco che la creazione di un nuovo assessorato altererebbe l’attuale struttura organizzativa. Spero, tuttavia, che il Presidente si attivi, come ha dichiarato, per creare un ufficio specifico per le problematiche della montagna. Avere un interlocutore diretto ed esperto ci permetterebbe di veicolare richieste, suggerimenti e, soprattutto, idee. Alcune indicazioni elaborate all’interno del progetto ‘Rivoluzione Appenninica’, presidio civile partito e promosso dal basso, potrebbero aiutarci a delineare lo scenario montano per cui lavorare culturalmente e politicamente. Lo stesso Presidente Giani ha visto con un certo interesse la nostra proposta di sostenere la Montagna produttiva con strumenti di sviluppo locale quali il microcredito, la finanza etica, la differenziazione fiscale, le cooperative di comunità, l’innovazione e, non ultimo, una semplificazione dei numerosi bandi. Che una simile sfida sia colta e che si operi concretamente e senza indugi per renderla concreta. Non sarebbe un costo, ma un investimento in uguaglianza e una via per correggere un modello di sviluppo squilibrato e proprio questo dovrebbe essere, a mio parere, il tratto forte della politica di una Regione forte e progressista”.

