Daniele Ventola, nato a Napoli nel 1992, dove cresce nella periferia orientale. Muove i primi passi sui cammini di Santiago e su quello di San Francesco che lo iniziano agli studi religiosi e antropologici. Consegue la laurea in Antropologia a Bologna nel 2017 con una tesi sulla ʼmitologia contemporaneaʼ. Nel 2018 dà vita al progetto “Vento della Seta”, partendo per un viaggio a piedi che lo terrà impegnato per 2 anni. Collabora con lʼassociazione A.r.ca. (Agende Rosse Campania) e scrive per lʼassociazione culturale Dajai. Il sito del viaggio è www.ventodellaseta.org (Dalla terza di copertina).
Un lungo viaggio a piedi attraverso umori, storie, muri, miti e paesi, nellʼanima segreta delle culture per comprendere somiglianze e diversità, per avvicinarsi al cuore degli uomini, e scoprire i sogni che li accomunano. Un cammino di due anni e 12.000 km attraverso Italia, Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan fino ai margini della Cina. Lʼavventura straordinaria di un novello Marco Polo che supera confini, conosce persone, impara qualche parola delle lingue dei paesi attraversati, senza mai appoggiarsi ad alberghi o ristoranti ma trovando ospitalità da persone incontrate lungo il cammino o dormendo in luoghi abbandonati o nella propria tenda. (Dalla quarta di copertina)
“Mentre mi scorrono davanti i campi già mietuti del Lazio e della Campania, i miei occhi attraversano tutti i gesti, i nomi e i volti che ho incontrato durante questo lungo cammino. Quanti volti ha la Terra? Potrebbero essere volti bianchi, innevati come le cime del Tien Shan, oppure verdi come le guance del Caucaso. Potrebbero essere dipinti come le grotte dei Balcani, incisi nella roccia come i petroglifi del Gobustan, o ancora solitari come i Carpazi della Romania e la steppa ungherese. E se dʼimprovviso qualcuno, colto da un bruciante senso di umanità, si fermasse, e incuriosito da questa lacrima che scende me ne chiedesse il motivo, allora né tutti i volti della Terra, né tutti quelli del cielo saprebbero trovare una risposta. (…) Ulisse, lo so, anche lui quando arrivò a Itaca dopo tanto tempo versò una sola lacrima. Una che concentrava in sé lʼintero Mediterraneo. Una per tutti gli amori, per tutti gli occhi di donna, per i tramonti, per i cieli tersi e le vaste distese. Una per le insidie, per i ciclopi e le sirene. E ora anchʼio so per quale motivo conviene assaporare da soli questa emozione del ritorno. Nessun amico o familiare, tantomeno giornalisti. Rientro solo. Poiché, anche a spiegarlo, il Vento della Seta, sarebbe impossibile. Sognavo terre desolate con cieli a forma di mare. Sognare… Come molti prima di me, tanti dopo di me. Sognare… In quei sogni ho covato fantasmi che sapessero comunicare attraverso lingue straniere. Ho indossato tutte le maschere pur di uscire indenne da situazioni pericolose. Come un cartografo, ho unito i puntini della storia. Ho attraversato campi verdi, terre ghiacciate, cercando le espressioni infinite dei popoli. E ho riso e pianto. E mi sono consumato. E il vento mi ha pettinato e la pioggia mia ha innaffiato, la neve mi ha educato, mentre il sole mi nutriva. Ho imparato a essere me stesso con le anime che sanno ascoltare. Ho imparato a essere nulla di fronte a chi è incapace di sentire. Così, così! Tra il sacro e il profano! Dai colori di Venezia, dai mosaici di Aquileia, dai tramonti di Grado: così iniziava la mia Via della Seta. Così, come un vento fra gli spiriti delle foreste di Slovenia, fra i totem di orsi; così, come un ungaro contro le insidie della puszta. Ho disceso le gole di Iskar inseguendo lʼantica saggezza di Sofia, sono stato la nube lontana che si spiana sul Bosforo, e ho raccolto acqua e desideri dal mare di Istanbul strappando tappandoli in una bottiglia. Ingenuo! Ho incontrato Amirani/Prometeo tra i monti di Kutaisi, e pregato un dio senza religioni tra Mtskheta e Tbilisi. Sono giunto nella terra dei fuochi che per alcuni diede i natali ai Vichinghi, lʼAzerbaijan. E, al richiamo dellʼAsia, sono salpato per le coste del Kazakistan. Ho attraversato le terre dei nomadi fino alle cupole che si tingono di cielo tra i minareti di Buchara e le madrase di Samarcanda. Figlio del Tajikistan, fratello dei nomadi, orfano di mondi, mondato, trafugato e ridestato dal cielo e dai suoi splendidi soli. Ancora contemplo le vette innevate del Tien Shan con un aksakal, mentre il Vesuvio mi passa davanti, dietro al finestrino del treno che mi porta a casa. Tutto scorre. Tutto mi ritorna in mente.” (DallʼIntroduzione dellʼautore)
CITAZIONE – A ogni passo mi sgancio da un timore, perdo la cognizione del tempo e il conto delle ore. Sento il cielo divenire la mia patria e comincio a spogliarmi del mio nome. Semino in giro una certa forma dʼamore. Ho fame dʼorizzonti. Sete dʼimmenso. Sono il ragno che tesse la sua immaginazione, la nuvola a forma di cuore, il volo verticale dellʼallodola. Ma, quale che sia la mia natura, ora esiste solo il passo.
DETTAGLI TECNICI
EDITORE: Ediciclo
LINGUA: Italiano
ANNO: 2022
PAGINE: 266
