Rubriche, After all is basketball, Sport & tempo Libero  |  ottobre 6, 2026

Pistoia basket, un inizio in salita. Nessun allarme ma restiamo con i piedi per terra

Continua la striscia negativa di sconfitte nell’ex fortino Palacarrara. Nessuno è sul banco degli imputati dopo due partite ma qualche riflessione si impone. Nel match perso con Torino biancorossi senza mordente dietro, molto slegati davanti e con grosse difficoltà sotto canestro. Domanda da cento milioni di dollari: quanti punti ha in mano questa squadra?

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Un omaggio alla curva dei tifosi biancorossi (foto pagina fb Baraonda Biancorossa)

La Voce della Montagna torna ad ospitare l’amico Luca Cipriani, qui in veste di appassionato ed esperto della palla a spicchi, in un commento più o meno settimanale, come era già accaduto ormai alcuni anni fa. In un altro momento della storia del Pistoia basket ma con una formula simile, e, come allora, in totale libertà per temi, tempi e toni. Grazie a Luca per la disponibilità e buona lettura a tutti.

 

In attesa di tempi migliori

“A Pistoia non puoi vincere, al massimo puoi segnare più di noi”. Quanta pistoiesità in quello striscione che domina il PalaCarrara. Quanta bellezza, quanto orgoglio.

Eppure, siamo sinceri, a molti di noi ormai verrebbe quasi voglia di toglierlo, in attesa di tempi migliori. Non è una questione di risultati, non lo è mai stata, non esiste nemmeno il problema di eventuali sfottò di tifoserie avversarie che non conoscono la nostra identità e non possono capire. Il punto è un altro, il punto è che, da Rowan in poi, pur apprezzando e riconoscendo gli sforzi attuali di Presidenza e staff societario si fatica a riconoscere Pistoia. Si fatica a spellarsi le mani. Si fatica, lasciatemelo dire, anche a raccontare la partita in radio cercando di trasmettere un entusiasmo che non decolla.

Continua la lunga striscia di ko

Dispiace anche scriverlo alla seconda di Ciani, il coach non è ovviamente in discussione. Anche lui, che è uomo intelligente, capirà perfettamente che se nelle ultime 39 partite in casa – sottolineo che sto parlando solo delle partite giocate al PalaCarrara – ne abbiamo vinte solo 9, la pazienza del tifoso tende a latitare fin da subito. L’anno scorso quella che doveva essere la stagione del riscatto è stata una mezza Odissea, tanto da aver salutato la vittoria in gara 5 a Ruvo come un’impresa quasi epica.  Quest’anno abbiamo buttato via la prima sfida e ci siamo detti che andava visto il bicchiere mezzo pieno perché effettivamente Livorno è un campo complesso in cui giocare, poi è arrivata Torino e, francamente, un pochino ci sono cascate le braccia, scrivo braccia per evitare volgarità.

Lo ripeto per la maggior chiarezza possibile, nessuno è sul banco degli imputati e sarebbe stupido aprire processi. Magari si va a Rieti e, visto che il campionato è pieno di variabili, si vince in scioltezza, chissà. Non si punta l’indice contro nessuno, ci mancherebbe altro. Alcune cose, però, con rispetto e senso della misura possono essere dette. Ponendo interrogativi, magari, proponendo delle riflessioni che credo possano essere considerate legittime.

Sottovalutato il numero di abbonamenti

La prima, ma davvero qualcuno in società ha sussurrato di ritenere il dato degli abbonamenti una mezza delusione? Qualcuno lo ha pensato davvero?

Nel giro di pochi mesi prima siamo passati da Nick Brienza a Maverick Rowan – che, seppur alto, bello e biondo, non aveva nemmeno il minimo sindacale del fascino brasiliano di Luis Silvio – poi siamo retrocessi, poi non ci si è capito nulla nella stagione successiva. In generale, abbiamo visto cose oggettivamente tra il brutto e l’agghiacciante, davvero qualcuno non reputa un mezzo miracolo che ci sia ancora uno zoccolo duro di innamorati pazzi del giochino? Ora, non dico che i tifosi debbano essere ringraziati, perché qui gli unici da ringraziare sono il Pres e tutti quelli che si frugano in tasca, ma almeno si aspettino tempi più favorevoli per fare gli schizzinosi con la piazza. Suvvia, sennò si scherza.

Torino non era un ostacolo insuperabile

Dopodiché, parliamo di Torino. Con estrema sincerità, mi aspettavo di riuscire a vincere, spuntandola sui 40 minuti in ragione di una panchina più lunga, di un clima favorevole del PalaCarrara e considerato anche che, tutto sommato, i nostri avversari la partita scorsa si erano fermati a 57 punti segnati contro Mestre. Immaginavo la solita difesa arcigna proposta da San Paolino ma anche una nostra capacità di mandare in affanno i loro attacchi. Ahimè, il risveglio è stato brusco.

Difesa impalpabile e difficoltà sotto canestro

Trenta punti subiti nel primo quarto, 49 totali alla sirena della pausa lunga, sempre da quelli che, nella partita precedente, ne avevano segnati – lo voglio scrivere di nuovo – un totale di 57. Incredibile. Difesa impalpabile, troppo facile attaccarci soprattutto per due Usa, quelli avversari, decisamente più in palla dei nostri. Una bella prova corale, quella dei ragazzi di Moretti, capaci di essere cattivi fin da subito in difesa ed in grado di far circolare la palla in maniera decisamente più fluida di noi. Di contro, una Pistoia sembrata senza mordente dietro e molto slegata davanti. A fronte di una zonaccia proposta da Torino, per larghi tratti della partita è sembrato che, davanti, nessuno ci capisse granché, a partire proprio dal tanto atteso Walker.

Più in generale ho notato – ed in sala stampa ho chiesto al coach cosa ne pensasse – una certa difficoltà sotto canestro. Il coach non ha negato, evidenziando che comunque anche Torino in post basso non ha proposto e prodotto granché. Ha certamente ragione, ma non si capisce perché Torino avrebbe dovuto cercare il gioco sotto, nella misura in cui i due Usa hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, sia dal perimetro che attaccando il ferro, mentre i nostri esterni hanno avuto percentuali dalla lunga certamente rivedibili.

Non mancano un po’ di peso ed esperienza?

Premesso che siamo ad inizio campionato e tutti i ragazzi saliranno di livello, ci si può domandare quanto effettivamente possa valere Bettiol? Non come giocatore di prospettiva, su quello siamo tutti d’accordo, ma nell’immediato. Siamo sicuri che è pronto a caricarsi il peso di un reparto lunghi sulle spalle? Davvero qualcuno pensava che il pur ottimo Zanotti replicasse in automatico la prestazione di Livorno? Oppure ci si aspetta i miracoli da Benetti? Sia ben chiaro, entrambi sono ottimi per la categoria e sono felice della loro conferma, ma credo che, per giudicarli correttamente e per non mettere loro addosso una pressione eccessiva, non sia corretto aspettarsi da loro quello che è lecito attendersi da Ife e da Bettiol. Altrimenti, credo, si finisce fuori focus. In altre parole, siamo sicuri che non mancano chili ed esperienza, là sotto?

Anche perché la pallacanestro ha un fascino tutto particolare. Uno dei migliori in campo è stato Arielito, semplice aggregato per quasi tutta la preparazione estiva e firmato in extremis perché, credo di poterlo dire, già il precampionato aveva messo in evidenza alcune lacune e Filloy, evidentemente, ci serviva come il pane. Domanda da cento milioni di dollari, quanti punti ha in mano questa squadra? A vedere queste prime uscite, è necessario cominciare a difendere sul serio perché se gli avversari superano 75 punti diventa un guaio.

Resto ottimista ma realista

In chiusura, io sono ragionevolmente ottimista e credo che il lavoro di coach Ciani porterà dividendi e ci toglieremo delle belle soddisfazioni. Credo che sarà un bel campionato, lo scrivo con sincerità. Forse, molto banalmente, vanno solo ridimensionati alcuni entusiasmi un po’ eccessivi che si sono percepiti in estate sui gradoni del palazzo. Ad oggi, puntiamo sulla qualificazione playoff senza pretese ulteriori. Vediamo cosa succede, a sorprenderci siamo sempre in tempo.


La Redazione

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