Pistoia, Personaggi e Interpreti  |  ottobre 1, 2026

Castello di Cireglio, visite e letture all’insegna di Petrocchi

Policarpo letto da Massimo Bacigalupo attraverso gli occhi di tre autori vissuti a cavallo fra 800 e 900: Vittorio Betteloni, Enrico Pea e Luciano Bianciardi. “Mi sono divertito a riscontrare nel suo dizionario singoli vocaboli degli scritti dei tre autori, toccando con mano il lavoro del lessicografo e degli utenti della lingua e della scrittura”. “La Festa del Parco Letterario 2026 mi ha regalato belle scoperte, fra letteratura, ambiente, storia familiare e sociale. Si legge, riflette, ci si sente accolti all’insegna di interessi comuni”

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Bacigalupo riceve una targa dalla presidente del Parco letterario, Silvia Panerai

Massimo Bacigalupo è professore emerito di letteratura angloamericana dell’Università di Genova,nonché critico letterario e regista cinematografico. Bacigalupo ha tenuto una conferenza alla festa dell’arco letterario Petrocchi, a Castello di Cireglio, lo scorso 29 agosto. Nell’articolo a suo firma che segue, le sue impressioni su Petrocchi, su Castello di Cireglio e sulla gente di qui.

 

Sono stato invitato a tenere una conferenza il 29 agosto scorso alla festa del Parco Letterario Policarpo Petrocchi. È stata una stimolante occasione di leggere Petrocchi, soprattutto Il mio paese, sfogliare il suo grande dizionario, vedere che cosa sulla sua attività prodigiosa e sulle sue narrazioni è stato scritto. Un viaggio nella feconda Italia postrisorgimentale fra figure maggiori e minori. Per la conferenza ho pensato di leggere attraverso Petrocchi tre scrittori fra otto e novecento: il poeta veronese Vittorio Betteloni (1840-1910), vicino politicamente a Petrocchi nel suo antimperialismo, e la sua straordinaria e purtroppo poco nota traduzione del capolavoro di Byron, Don Giovanni (praticò anche il dialetto, componendo un poema popolare su Giulietta e Romeo); il narratore versiliese Enrico Pea (1881-1958), che nel Romanzo di Moscardino ha incluso tutto un repertorio di parole toscane suscitando l’attenzione di Gianfranco Contini e Eugenio Montale, che divenne suo amico; infine, Luciano Bianciardi (1922-1971), grossetano ma milanese e mio concittadino d’adozione a Rapallo, che oltre a scrivere notevoli romanzi satirici si dedicò per vivere al lavoro indefesso di traduttore, e morì prematuramente come Petrocchi.

Mi sono divertito a riscontrare nel dizionario Petrocchi singoli vocaboli degli scritti dei tre autori, toccando con mano il lavoro del lessicografo e degli utenti della lingua e della scrittura, e invitando alla lettura di pagine memorabili di questi utenti privilegiati dell’italiano all’interno della storia sociale e linguistica del Paese. Io stesso ho spesso tradotto dall’inglese autori classici e moderni, e trovo gusto a seguire il lavoro e le testimonianze di altri artigiani nell’officina del tradurre.

Per esempio, Betteloni congedò la sua pluriennale fatica byroniana scrivendo che non si aspettava grandi consensi e temeva che le copie invendute del Don Giovanni finissero in qualche umido scantinato di editore o libraio. Per fortuna iniziative come il Parco Letterario Petrocchi continuano a divulgare opere come Il mio paese che sono parte significativa della storia non solo locale, e permettono di far sentire su una piazzetta in un pomeriggio di agosto i bei versi di Byron-Betteloni. Chissà che qualche editore lungimirante non si svegli. Dopo tutto gli amori di Don Giovanni sono ancora un argomento ghiotto, l’amore non è passato di moda.

Anche Byron salutava con benevolenza gli… acquirenti dei suoi versi: “E qui, o lettore umano e assai più umano / Compratore, il poeta, il qual sono io, / Ti saluta stringendoti la mano. / Se c’intendiamo come io n’ho desio, / Ci rivedremo in tempo non lontano; / Se no, certo non è disegno mio / Di seccarti con più di questo assaggio. / Fosse in ciò saggio ognun com’io  son saggio”. Infatti oggi come nel 1820 sono più numerosi i verseggiatori che i lettori di poesia. Byron comunque non aveva ragione di lamentarsi delle sue vendite, era un autore di culto, non abbastanza però per garantire al Don Giovanni di Betteloni la fama che merita, come quella di altre classiche traduzioni ottocentesche. C’è anche il fatto che il Don Giovanni non è, o era, una lettura per l’infanzia, mentre l’Odissea di Pindemonte si legge, o leggeva, nelle scuole. Anche Enrico Pea merita di essere meglio conosciuto, per quanto esista una associazione che ne cura la memoria. Per i pistoiesi e lucchesi dovrebbe essere una lettura obbligata. Quella di Moscardino è una storia che comincia a Seravezza e finisce addirittura in Egitto.

Quanto a Luciano Bianciardi, nella lingua ci sguazza, ed è tuttora ben noto anche grazie al film tratto da La vita agra. Ho terminato la mia conferenza citando un suo breve scritto sul ligure “portoghesoide” che udiva a Rapallo e sul sollievo che gli arrecava incontrare nel caruggio “la signora Maria, nata a Pittsburgh anni addietro da genitori toscani, o meglio ancora della montagna pistoiese, gran mangiatori di castagnaccio (allora) e di necci, carbonai, boscaioli e pastori. Siccome parla la lingua di suo padre”, continua Bianciardi, “e l’ha serbata intatta dalle contaminazioni, ella è un dizionario della Crusca vivente, e io la faccio parlare quando posso”.

Si dà il caso che questa simpatica petrocchiana fosse mia nonna Mary Natali (1892-1979), nata Marraccini, che aveva sposato un Daliso Natali nato nel 1885 ad Avaglio ed emigrato negli Usa a 17 anni. Sicché la mia visita al Parco letterario Petrocchi è stata anche l’occasione di una rimpatriata nei luoghi dei bisnonni Natali. Ho rivisto Avaglio fra il verde, e il suo camposanto affollato di Natali. Ci sarà un’altra occasione di seguire le tracce dei Marraccini, cioè i genitori e fratelli della nonna, che nei pressi di Pittsburgh dopo anni di fatica crearono due o più supermercati, “Marraccini’s Super Markets”, in cui lavorava la famiglia, compreso il nonno Daliso. (Chissà da dove viene questo nome curioso.) Nel 1975 andai a Elizabeth, Pa., dove avevano vissuto i nonni, per il matrimonio della cugina Maria Natali, e filmai tutta la cerimonia e la tranquilla riunione pomeridiana dei parenti nel giardino dove mia madre e gli zii avevano giocato bambini e ricevuto i compagni quando poi andarono tutti all’Università, grazie alla lungimiranza e ai risparmi della nonna Mary. Questo film è disponibile su YouTube, e forse ai Natali e Marraccini della montagna pistoiese di oggi può interessare conoscere questi famigliari di oltreoceano (Into the House, https://www.youtube.com/watch?v=qZZUlH8olUI&t=27s).

La Festa del Parco Letterario 2026 mi ha dunque regalato delle belle scoperte, fra letteratura, ambiente, storia familiare e sociale. Si legge, riflette, annota, ma l’essenziale è sentirsi accolti all’insegna di interessi comuni, che ci portano lontano ma ci danno anche la misura del luogo in cui in quel momento ci troviamo. È stato così sulla piazzetta di Castello raccontare Betteloni, Pea, Bianciardi e compagni a un pubblico interessato, e poi discuterne a tavola o essere accolti nella casa che fu di Petrocchi e in altre in cui si sente ancora l’atmosfera affabile delle veglie evocate in Il mio paese. Un libro che è un piccolo classico, e la migliore introduzione a una visita alla serena, direi idillica, Castello di Cireglio, dove la qualità di vita ha trovato un giusto equilibrio e i nostri racconti commossi e divertiti possono essere trasmessi ai più giovani.

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La Redazione

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