Sambuca, L'intervista  |  aprile 10, 2021

“La prima emergenza è demografica. Non c’è sviluppo senza incentivi”

Intervista al sindaco di Sambuca. “Stato e Regione sempre molto distanti. Speriamo con Giani cambi qualcosa”. Micheletti: “ Vanno ripristinati i servizi essenziali e messo in sicurezza il territorio. Bisogna investire per curare il dissesto idrogeologico”. Il turismo? “Il nostro è quello residenziale delle seconde case”. Come essere più attrattivi? “Conversione ecologica e digitalizzazione dell’economia possono rilanciare le aree interne e i territori emarginati. Così anche la montagna può tornare protagonista”. Le ipotesi di rilancio dell'ostello di Sambuca castello

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Fabio Micheletti. Nella immagine in homepage con Francesco Guccini

L’intervista di Maurizio Ferrari al sindaco di Sambuca Fabio Micheletti, da sambucano sambucano, è la prima di una serie di conversazioni a tutto tondo con i sindaci della montagna.

L’intervista

Sindaco, innanzi tutto desidero sgombrare il campo dall’idea assurda secondo cui il Primo Cittadino debba essere il bersaglio di sterili polemiche e venga additato come l’origine di tutti i mali di una comunità, tanto più se è Sindaco di aree di montagna dimenticate da tre quarti di secolo. In molti casi è un volenteroso che, senza ambizioni particolari, si mette al servizio di un territorio che non ha risorse né economiche, né umane.

Detto questo è pur sempre il primus inter pares e si deve far carico dei problemi dei propri concittadini, una volta accettato l’incarico. Ciò che, però, la gente di montagna vorrebbe sapere è quanto gli organi regionali e statali ascoltino la voce dei territori e dei loro rappresentanti e quanto invece legiferino spesso senza cognizione di causa.

“Innanzitutto ti ringrazio per la premessa. Fare il Sindaco di un’area svantaggiata è un sacrificio che richiede tanto impegno. Per me è anche una grande passione. Lo faccio da tanti anni, ma la mattina vado prima a lavorare. Sono 42 anni che cerco di conciliare il mio lavoro con l’impegno politico. Nel merito della tua domanda, ti dico che fino ad un recente passato Stato e Regione erano lontani. Non ascoltavano i territori e i loro rappresentanti. Faccio un esempio: il Pit con valenza di Piano Paesaggistico e la Legge Regionale n. 65/2014, che ha come obiettivo principale la razionalizzazione dell’uso del suolo e la riqualificazione degli insediamenti esistenti, sono stati redatti senza il nostro coinvolgimento. Sarebbe auspicabile per il futuro un maggior protagonismo dei territori e dei loro Sindaci. Forse con il Presidente Giani le cose sono destinate a cambiare, perché Giani conosce molto bene, perché li pratica, i fondamenti costituzionali della ‘democrazia partecipativa’”.

Le condizioni della nostra Montagna sono sotto gli occhi di tutti: emergenze ambientali continue, servizi precari, popolazione in calo. Eppure dovremmo fare un piano serio di rilancio. Da dove si può partire, dato che dopo di non non c’è il diluvio?

“La prima emergenza da affrontare è quella demografica. Nella montagna pistoiese nel 1975 vivevano 25.000 persone, oggi sono meno di 11.000. In gran parte anziani. A questo proposito sottolineo che a Sambuca il crollo demografico è avvenuto negli anni ’60. Già all’inizio degli anni ’70 eravamo meno di 2000 persone. Lo ribadisco, senza incentivi per riantropizzare il territorio di montagna, non c’è prospettiva di sviluppo possibile. Contestualmente, vanno ripristinati i servizi essenziali e messo in sicurezza il territorio. Conosciamo le sue fragilità, bisogna investire per curare il dissesto idrogeologico. Va’ garantita una migliore qualità della vita degli abitanti, potenziando la sanità del territorio, estendendo la rete internet, garantendo la copertura di tutto il territorio con la banda larga, creando un vero piano Marshall per modernizzare la viabilità”.

E il territorio di Sambuca quali prospettive potrebbe avere?

“Nelle condizioni date, in questi anni ci siamo prefissi innanzitutto l’obiettivo di resistere e di non far danni, evitando improprie nuove colate di cemento e consumo di suolo in un territorio di pregio dove abbiamo cercato di favorire il recupero e la rigenerazione del patrimonio immobiliare, mantenendo un minimo di presidio del territorio e cercando di garantire alle 1500 persone rimaste i servizi di base, nella consapevolezza che la società post industriale, con la necessaria conversione ecologica, possa rimetterci in gioco. Il nostro è un territorio di pregio ambientale, non particolarmente distante da Pistoia e Bologna. I cambiamenti climatici e la crisi ecologica richiedono una urgente conversione ecologica, che unitamente alla digitalizzazione dell’economia, possono rilanciare le aree interne e i territori emarginati, che possono tornare protagonisti. Si tratta di favorire questi processi. Con il Covid abbiamo visto che decine di lavoratori di Sambuca hanno potuto svolgere la loro attività dalla loro casa in smart working. Idem noi in Comune. Facciamo Giunta e Consiglio in videoconferenza. Idem per le riunioni con la Regione e le altre istituzioni. Si dice che la didattica a distanza presenta più ombre che luci. Sarà sicuramente così, ma spesso i nostri ragazzi che devono spostarsi a Pistoia quello che perdono in socialità lo recuperano nel risparmio di tempo ed energie negli spostamenti”.

Sembra che in questi ultimi anni ci sia un certo interesse per il turismo lento ed ecosostenibile che potrebbe riscoprire antichi sentieri, come sta accadendo in diversi altri luoghi d’Italia e d’Europa. In tal senso l’intero territorio sambucano potrebbe essere valorizzato da questo tipo nuovo di turismo e Sambuca Castello, col suo Ostello che da qualche anno è purtroppo chiuso, sarebbe un prezioso polo di accoglienza , di ospitalità e , perché no, anche di formazione ambientale. Le sembrerebbe un primo progetto valido e realizzabile?

“Tutto vero quello che dici, ci muoviamo anche in questa direzione. Ma voglio essere chiaro: il nostro target turistico è un altro. Noi viviamo di turismo residenziale, il turismo delle seconde case, fatto di persone che amano venire a Sambuca proprio perché è un’oasi di pace risparmiata dall’aggressività del turismo di massa mordi e fuggi. Noi siamo fortemente impegnati nel realizzare le condizioni per la migliore fruibilità del nostro paesaggio e delle nostre bellezze naturali. Solo nell’ultimo anno abbiamo recuperato 18 km di strade forestali e un importante sentiero del CAI, quello che da Treppio porta a Torri, con un contributo derivante dal Fondo di Sviluppo Rurale sotto misure 8.3 e 8.5 di circa € 1.500.000,00. L’obiettivo quindi è quello di favorire la tutela del paesaggio, la conservazione della biodiversità e di mantenere viva la memoria del nostro passato, custodendo gelosamente le vestigia di quella civiltà e cultura agro silvo pastorale propria dei nostri nonni. Il tutto, avendo cura di favorire la rigenerazione dei borghi, senza nuove cementificazioni e soprattutto senza stravolgerne l’identità edilizia ed architettonica”.

Siamo nell’anno Jacobeo, purtroppo funestato dall’irruzione del Covid, l’anno in cui dovrebbe essere valorizzata una via storica che attraversava il territorio della Limentra occidentale, cioè la Via Francesca della Sambuca, importante arteria di collegamento tra Pistoia e Bologna . Sono in programma, almeno nella seconda parte dell’anno iniziative intercomunali che aprano la strada ad una fruizione futura del grande patrimonio storico- ambientale che anche il territorio del comune di Sambuca ospita?

“Con il Covid e con la zona rossa prolungata della Provincia di Pistoia, questo tipo di programmazioni per la prossima estate sono sospese. In prospettiva, si lavora per la realizzazione della Ciclovia del Sole lungo la Valle della Limentra Orientale, poi naturalmente abbiamo interesse a valorizzare la Via Francesca della Sambuca, in sinergia con il Comune di Pistoia. La promozione delle testimonianze culturali del nostro territorio avviene anche tramite l’Ecomuseo della Montagna Pistoiese. A più riprese mi interpelli sulla valorizzazione e l’utilizzo dell’ostello di Sambuca. È un asset strategico per il territorio, è uno dei miei fiori all’occhiello, l’ha progettato il Comune negli anni ’90. Il sindaco era il sottoscritto. Oggi è chiuso per vicende legate alla precedente gestione. In tutti questi anni abbiamo imparato che il privato fa fatica a gestirlo, in un’area difficile e a cosiddetto ‘fallimento di mercato’. Penso che occorra cambiare paradigma. Se la proprietà deciderà, come pare, di non rinnovare la convenzione mi auguro che sappia valorizzarlo più e meglio di quanto non abbiamo saputo fare noi. Diversamente, sto pensando alla costituzione di una cooperativa di comunità per la sua piena valorizzazione. In questo territorio, salvo lodevoli eccezioni, l’imprenditoria locale è fragile. Per colmare queste lacune deve essere compiutamente valorizzato il contributo e l’apporto del volontariato sociale. Le associazioni del terzo settore, penso alla Croce Verde, alla Misericordia, alle numerose pro loco, penso ai tanti circoli presenti sul territorio, sono la sua linfa vitale. Noi come Comune cerchiamo di favorire in ossequio al principio di sussidiarietà orizzontale la co-progettazione e co-gestione di settori importanti dei beni comuni, in ossequio ad un orientamento che tende a stimolare e favorire la partecipazione dei cittadini nel governo del territorio. Per noi i corpi intermedi sono corpi sociali fondamentali nel perseguimento del bene comune, la cui realizzazione non è più monopolio esclusivo dell’Ente pubblico”.

Infine una considerazione sullo stato del nostro patrimonio forestale. L’abbandono pluridecennale, la parcellizzazione delle proprietà, l’invecchiamento delle piante e la loro conseguente esposizione a fattori meteorologici sempre più estremi, non consiglierebbe l’elaborazione di un serio piano regionale che prevedesse una gestione più oculata dei nostri boschi che hanno sfamato molte generazioni di montanini? Cosa ne pensa di soluzioni gestionali come il Forest Sharing, un portale promosso dalla facoltà di Scienze Forestali dell’Università Firenze?

“Sono d’accordo con quello che dici. Le considerazioni e le forme di collaborazione che suggerisci sono senz’altro da tenere presenti e prendere in considerazione. Penso che questi ragionamenti vadano adeguatamente sviluppati tenendo conto che questo territorio un po’ ‘inselvatichito’ sia anche il naturale portato di una scelta più o meno condivisa e condivisibile che di fatto ha reso il nostro territorio uno dei più importanti ambiti territoriali di caccia della provincia. Se non si tiene presente questo aspetto, l’approccio alle problematiche da te evocate risulta parziale. Personalmente credo che per la valorizzazione del bosco e dei suoi frutti bisogna ripartire dalle fondamenta. Occorre un’opera di ri-alfabetizzazione. Il nostro è un analfabetismo di ritorno che va curato. A questo proposito, ritengo ineludibile l’apporto del mondo accademico. Servono progetti condivisi ma serve soprattutto la conoscenza. Abbiamo disperso negli ultimo cinquant’anni un patrimonio di conoscenze che va recuperato”.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)