Foto a cura di Andrea Nannini
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SAN MARCELLO – Taglio del nastro nel pomeriggio di giovedì 18 agosto per la mostra “Fu F.a.p. 90, 90 fu F.a.p.”, sui novanta anni dalla nascita della Ferrovia Alto Pistoiese, dismessa ormai da diversi decenni (la prima parziale chiusura risale al 1955, la chiusura definitiva al 1965). Una mostra sul passato che fu e sul triste presente, con tanto materiale fotografico ma anche documenti, disegni, testi scritti, articoli su giornali e riviste, quadri, anche una tesi dedicata al tema e due plastici, dedicata ad Adriano Lori. La mostra è stata possibile grazie all’impegno dei suoi tre organizzatori, Romano Manzani, Roberto Prioreschi e Giancarlo Filoni (vestito nell’occasione con la vecchia divisa Fap), l’ultimo dipendente assunto dalla stessa società, poco prima della sua liquidazione. La mostra, allestita in via Leopoldo 132, a San Marcello, a fianco della sede bancaria, sul ponte, resterà aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30, dalle 17 alle 19.30 e dalle 21 alle 22.30 fino al 15 settembre (ma probabilmente slitterà fino alla fine del mese). Negli stessi locali dell’esposizione è in corso una sottoscrizione nell’ambito del censimento “I luoghi del cuore”, promosso dal Fai, Fondo ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il luogo in questione, neppure a dirlo, la stazione Fap di Pracchia, in totale stato di abbandono e a rischio crollo. Slogan della raccolta firme: “Noi la proteggeremo!”.
Ad introdurre l’esposizione Roberto Prioreschi, che ne ha spiegato le caratteristiche principali, su tutte la divisione in due sezioni, la Fap oggi e la Fap ieri. Dopo di lui sono intervenuti Franco Tuci, già presidente Copit e presidente della società Fap in liquidazione, lo storico Andrea Ottanelli, che al tema Fap ha dedicato nel tempo grandi attenzioni, e gli amministratori locali: prima il sindaco Silvia Cormio poi l’assessore alla cultura Alice Sobrero. Molte le persone che hanno visitato l’esposizione già nella sua prima occasione.
Nota di colore, dal sapore amaro, il grosso contenitore con la scritta “lacrimatoio” all’ingresso dei locali, a simboleggiare il pianto per ciò che la montagna ha perso negli anni. E il riferimento non è solo alla Fap.