Andrea Bocconi è nato a Lucca nel 1950 e risiede ad Arezzo dove esercita come psicoterapeuta. Ha scritto diversi testi teatrali, il romanzo Il monaco di vetro (finalista al Premio Montblanc) e, insieme a Patrizia Lacerna, il saggio intitolato Il matto e il mondo. Oltre a viaggiare e non partire (finalista al Premio Albatros per la letteratura di viaggio), Guanda ha pubblicato Il giro del mondo in aspettativa. (Dalla terza di copertina),
Si può viaggiare in tanti modi: cʼè chi viaggia sempre e non parte mai; cʼè chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare; cʼè chi parte e viaggia e cʼè chi non parte e non viaggia. Viaggiare e non partire è dedicato a tutti coloro che viaggiano, fisicamente o solo con la fantasia. Un libro in cui si trovano consigli, riflessioni, massime, esperienze dei viaggi più disparati. Ma anche una bibliografia – poco ragionata, tutta di cuore – del viaggio. E inoltre interviste ad antropologi, esploratori, mitici viaggiatori come Fosco Maraini. E infine, un manuale sul dove, come, con chi viaggiare (o non viaggiare). Andrea Bocconi non ci conduce solo nel mondo del viaggio: ci trasmette una passione vera e profonda, lui che si definisce “un viaggiatore per niente pentito”. (Dal risvolto di copertina)
“Non si sta bene che altrove” ha detto qualcuno: è un programma, una dichiarazione di fede o di sfiducia. Da sempre anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze inconsuete. Lʼinaspettato, lo sperdersi, ci fa sentire più vivi, attiva i sensi, sconquassa i pregiudizi. Lo spaesamento rompe gli schemi mentali in cui incaselliamo il mondo. NellʼOttocento il Grand Tour in Europa era una tappa fondamentale nellʼeducazione del giovane gentiluomo. Si incontrano nuovi odori, nuovi sapori, cambiano le regole del gioco. Dobbiamo imparare molto, nulla è più scontato, neppure prendere un autobus o ordinare un piatto al ristorante. Nessuno ci conosce, nessuno connette il nostro volto a una storia, a un nome. La vecchia identità non funziona più, veniamo visti e guardati in modo nuovo, vediamo e guardiamo in modo nuovo. Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo, oltre i trucchi e le convenzioni. Oppure possiamo provare trucchi diversi, altre maschere, e in una libertà eccitante ben al di là di ogni carnevale esplorare altre vite possibili. Certo, sommi filosofi hanno mostrato i limiti del viaggio, dellʼandare via come coazione a ripetere, come necessità senza libertà. Dice Lao Tzu nel Tao Te King: “Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo! Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del cielo! Più lontano si va, meno si conosce. Perciò il Santo conosce senza viaggiare; egli nomina le cose senza vederle; egli compie senza azione”.
Cʼè del vero, e in questo libro che a suo modo è un viaggio nel viaggiare rappresenterò anche questo punto di vista. (…) Forse il punto non è se stare a casa o partire, però lo dico subito: il mio cuore è col viaggiatore, non sono né così saggio né così malato da star bene solo dove sono nato, dove vivo. (…) Colombo sbagliò strada e finì come sappiamo, con la “scoperta” dellʼAmerica. Credo che questo succeda spesso al viaggiatore: cerca una cosa e ne trova unʼaltra. È un bene? È un male? (Dal capitolo “Preparativi per la partenza”)
CITAZIONE – Di Baksho, poeta degli haiku, si dice che non scrisse nessuna poesia particolare prima di morire, perché tutte le sue poesie erano degli ultimi momenti. Avere sempre questa pienezza, i piedi ben saldi sulla terra, lo sguardo che vede lʼorizzonte, anche nel panorama più consueto: questo è lʼaugurio da fare ad ogni persona. E possa il tuo ritorno sembrare una partenza.
DETTAGLI TECNICI
EDITORE: Guanda
LINGUA: Italiano
ANNO: 2005
PAGINE: 207
