L'intervista  |  settembre 24, 2026

La Montagna nella nostra Costituzione

Intervista al professor Emanuele Rossi, docente di Diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Tra i principi fondamentali una specifica attenzione era rivolta proprio al paesaggio montano: negli ottant’anni di vita repubblicana però questa attenzione non è stata valorizzata come si sarebbe dovuto”. “A chi vive nelle aree interne dovrebbero essere garantiti gli stessi diritti degli altri cittadini, anzi anche in misura superiore per colmare le maggiori difficoltà di vita”

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Da più di un cinquantennio la montagna appenninica soffre di problemi strutturali che limitano di fatto i diritti dei cittadini residenti, per l’assenza dei quali non si muovono le proteste decise delle popolazioni metropolitane e nemmeno si levano le voci delle forze politiche, che pure esaltano ad ogni piè sospinto la profondità e la completezza della nostra Costituzione. Eppure, a leggerne attentamente il testo, si comprende come essa sia di fatto largamente irrealizzata specialmente in ciò che contemplano gli articoli 2,3,4,5,32,34 e 44, quest’ultimo peraltro modificato recentemente. Di questo vulnus abbiamo voluto parlare con il professor Emanuele Rossi, docente di Diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Di seguito l’intervista che ci ha gentilmente rilasciato.

La Montagna è rammentata una sola volta nella nostra costituzione (comma 2 dell’art. 44) e sappiamo che ciò è dovuto quasi esclusivamente all’impegno ed all’insistenza di Michele Gortani, uno che l’amava profondamente. Vista la realtà attuale, è lecito pensare che nei fatti l’attenzione verso le terre alte sia andata via via scemando?

“In Assemblea costituente si era consapevoli che il tema della montagna riguardasse non solo chi vi vive ma tutti, per la connessione di esso con le altre parti del territorio. E anche quando fu inserita, addirittura tra i principi fondamentali, la ‘tutela del paesaggio’, una specifica attenzione era rivolta proprio al paesaggio montano: che non significa soltanto la dimensione fisica, ma anche e soprattutto la relazione con le persone che vi vivono e le attività che vi vengono svolte. Direi che però negli ottant’anni di vita repubblicana questa attenzione non sia stata valorizzata come si sarebbe dovuto: ed è significativo, tuttavia, che nel 2022 si sia approvata una modifica della Costituzione con cui si è posto come obiettivo per la Repubblica di riconoscere le peculiarità delle Isole e di promuovere ‘le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità’. Forse si potrebbe dire che a maggior ragione si dovrebbero rimuovere ‘gli svantaggi derivanti dalla montagna’”.

I principi fondamentali della nostra Carta costituzionale sanciscono opportunità e diritti per tutti i cittadini, anche per coloro che vivono nelle aree interne e che tuttavia non ne vedono il riconoscimento reale. Si pensi, ad esempio, alla penuria dei servizi essenziali, che di fatto creano emarginazione e frustrazione in chi vuole continuare a vivere nei luoghi in cui è nato. Non si tratta di un profondo vulnus ad una giusta e rispettosa convivenza civile e sociale?

“Sicuramente sì. La nostra Costituzione non si limita a riconoscere che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (e già questo basterebbe), ma si preoccupa anche di impegnare la Repubblica (e quindi tutti: istituzioni, società civile, soggetti singoli) a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo di ogni persona. Quindi occorre non soltanto che a chi vive nelle aree interne siano garantiti gli stessi servizi che sono garantiti agli altri, ma anche che siano garantiti in misura superiore, per colmare la distanza data dal disagio e dalla difficoltà provocate dalla condizione che si vive. Questa si dovrebbe chiamare, secondo la Costituzione, solidarietà: che non è soltanto quella richiesta a ogni persona nei confronti dei propri simili, ma anche quella che deve muovere l’impegno dello Stato e di tutte le istituzioni pubbliche.

Si parla spesso, e ipocritamente. della nostra Costituzione come di un modello quasi irraggiungibile per profondità, saggezza e equilibrio. In molti però ritengono che essa sia spesso inapplicata. Come si spiega questa grande distanza tra contenuti teorici e realtà effettuale?

“La Costituzione pone obiettivi alti, vuole essere una Costituzione che guarda al futuro e non soltanto all’immediato. Calamandrei l’aveva definita una Costituzione presbite, che vede meglio da lontano che da vicino. Per questo non dobbiamo sorprenderci che non tutto sia applicato: anche perché alcuni obiettivi (ad esempio: “il pieno sviluppo della persona umana”) non sono mai pienamente raggiungibili. Detto questo, va però detto che certamente si poteva e si potrebbe fare di più. Ma a questo proposito dobbiamo porci una semplice domanda: quando le forze politiche pongono nei propri programmi l’attuazione dei principi costituzionali? Io ho la forte impressione che la Costituzione sia considerata, specie in ambito politico, come un limite da non valicare (nel migliore dei casi) più che come un programma da realizzare. Ma così si svilisce la carica innovativa delle disposizioni costituzionali trasformandole in fattore di mera conservazione dell’esistente”.

Tornando ai diritti negati agli abitanti delle terre marginali, cosa può fare un singolo cittadino o un’intera comunità quando un diritto sancito dalla Costituzione non è rispettato? Può richiedere allo Stato o al Governo eventuali danni oppure l’attuazione obbligatoria di quel diritto omesso?

“La domanda è complessa e la risposta non è semplice. In primo luogo, e come è evidente, ogni cittadino deve far sentire la propria voce perché chi ha la responsabilità di decidere agisca secondo Costituzione e quindi garantendo i diritti che devono essere garantiti. É questo il versante del dibattito pubblico, della partecipazione popolare, come anche dell’advocacy degli enti collettivi e in particolare del Terzo settore: ed è un versante molto importante, perché occorre impedire che avvenga ciò che diceva Platone, ovvero che ‘il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo’. Vi è poi il versante giuridico proprio, che può essere esplorato in relazione a specifiche situazioni: non sempre la negazione di un diritto può essere sanzionata da un giudice, ma molte volte sì. Se per i diritti civili è più facile avere giustizia rispetto ai diritti sociali (quali lavoro, salute, casa, assistenza, ecc.), tuttavia non dobbiamo dimenticare che anche per questi ultimi c’è sempre ‘un giudice a Berlino’. Ma occorre che quel giudice sia messo in grado di intervenire”.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)