Pistoia, Voce del Territorio  |  dicembre 1, 2025

Cireglio, un paese dimezzato

La chiesa come metafora: la facciata crollata fa mostra di sé e non si intravedono soluzioni. Il nodo viabilità con il cantiere infinito dei lavori, pur necessari, sulla statale 66 e la sua pericolosità. Il pessimo stato delle strade secondarie, soprattutto il collegamento con Castello di Cireglio. I servizi essenziali sempre più ridotti, nonostante l’aumento della popolazione residente. Una politica di incentivi e sgravi fiscali potrebbe invertire la tendenza, qui come in tutta la montagna

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La strada dissestata davanti al cimitero

CIREGLIO (PISTOIA) – Un osservatore esterno, ma poi non così tanto, rileva una situazione curiosa, quasi anomala. I borghi appenninici collinari e montani del nostro Paese perdono quotidianamente servizi essenziali alla persona semplicemente perché si vanno progressivamente spopolando e la legge degli algoritmi, intorno alla quale purtroppo oggi ruota ogni cosa, li punisce severamente.

A Cireglio, un paesone a poco più di dieci chilometri da Pistoia, accade il contrario; i servizi vanno rarefacendosi, mentre la popolazione aumenta.

Una chiesa che è metafora del paese

  

La chiesa subito dopo il crollo della facciata

La Pieve di San Pancrazio, famosissima nel Medioevo e che, ancora nel secolo XVIII, serviva i Popoli di Cireglio, dal fiume in qua e dal fiume in là, di Cassarese e di Arcigliano, venne demolita perché pericolante negli ultimi decenni del 1700 ma il Cancelliere delle Cortine di Pistoia, il 31 Luglio del 1799, diceva al Vescovo: “Dell’infelice situazione del Popolo di Cireglio mancante da circa 12 anni di una chiesa capace di contenere quella popolazione”, e solo dopo qualche tempo si parlava dell’acquisizione dei disegni necessari e del progetto complessivo.

Oggi, a distanza di alcuni mesi dal crollo dello scorso giugno, una parte della facciata della Pieve, la gente si chiede quanto tempo passerà prima di poter tornare a seguire le funzioni religiose. L’auspicio è che il passato non si ripresenti nelle stesse modalità temporali e che la storia non si ripeta. A molti, però, questo recente crollo è parso la metafora di un paese dimezzato, la ferita più evidente e la più profonda. Ma non è certo la sola.

Un sistema viario irritante o allo sbando

 

La statale 66, via Modenese, dentro il paese e subito dopo nel tratto verso Le Piastre

l paese è “dimezzato” anche fisicamente dalla statale 66, una strada travagliata per continui lavori, fatti o da farsi o programmati a singhiozzo, che la rendono sempre intasata da segnali, da passaggi di mezzi sproporzionati, da imbottigliamenti e che, di notte, diventa pericolosa per le auto che sfrecciano a velocità elevatissima. I residenti sospirano da tempo un progetto intelligente che bypassasse l’intero abitato, ma in Italia, si sa, le promesse dei politici sono come quelle che il poeta latino Catullo attribuiva alle donne, cioè “sono scritte sulla sabbia del mare”.

Addirittura imbarazzanti sono le strade comunali che spesso vengono transennate per la loro pericolosità. Un esempio su tutti è la via di Castello di Cireglio che, oltre ad un manto estremamente dissestato, ha un cedimento strutturale su una curva priva di guard rail e assai ristretta a causa di cartelli provvisori di pericolo (può la semplice presenza della cartellonistica ovviare ai problemi di sicurezza?).

Eppure Castello di Cireglio, rilanciato dalla presenza del Parco Letterario intitolato a Policarpo Petrocchi, attira scuole e visitatori e sta aprendosi ad attività di ospitalità turistica. E’ per lo meno originale una contraddizione del genere.

 

La carreggiata ristretta e il manto stradale disastrato in  via Castel di Cireglio

La Via crucis dei servizi essenziali

Cireglio è un paese dimezzato anche perché negli ultimi anni si sono dimezzati i servizi, nonostante, come già detto, l’aumento della popolazione.

Solo fino a pochi anni fa l’Ufficio postale era aperto tutti i giorni, non le tre volte a settimana attuali, la banca aveva installato uno sportello assistito, che oggi non c’è più (anzi, da pochi giorni è stato distrutto anche il bancomat “visitato” da ladri professionisti), dei due negozi di generi alimentari non ne è rimasto nemmeno uno, mettendo in crisi l’approvvigionamento di molti residenti anziani.  C’era una macelleria che da qualche anno ha il bandone chiuso. Fortunatamente ci sono due bar che offrono importanti servizi ma che non suppliscono alle svariate esigenze della gente. E dei due ristoranti storici uno è stato chiuso recentemente.

Rimane il servizio prezioso di una moderna farmacia, presidio fondamentale per la collina e la bassa montagna.

In controtendenza: la nuova farmacia, un servizio migliorato 

Gli sgravi fiscali per invertire la tendenza

Eppure una politica accorta dovrebbe guardare al futuro e sostenere con sgravi fiscali consistenti le botteghe di prossimità sia per dare un ricambio ai gestori ormai anziani che per favorire l’insediamento di giovani imprenditori.

Inoltre il servizio di medicina di base è stato messo in crisi dalle alterne vicende dei medici generici che nell’ultimo quinquennio si sono avvicendati a ritmo annuale per ragioni che sfuggono alla comprensione umana perché riguardano un universo parallelo al nostro, cioè quello burocratico. Pervicacemente e onorevolmente continua ad operare il servizio della Croce Rossa che tuttavia è composto da volontari sempre più anziani.

C’è poi da rilevare che il paese di Cireglio sarebbe dotato di un’area sportiva veramente e potenzialmente invidiabile ma, nonostante l’impegno di una Proloco giovane e attiva, quest’area non può essere sfruttata adeguatamente con un progetto capace di portare sviluppo e posti di lavoro, a causa di vari problemi finora irrisolti.

Infine un vanto di questo paese è sicuramente la scuola primaria “Policarpo Petrocchi” che attrae alunni anche dalla città per un‘offerta formativa varia e veramente a misura di bambino.

   

La scuola elementare Petrocchi

Insomma, Cireglio avrebbe potenzialità enormi e non si deve permettere che si trasformi in un dormitorio o in un mero rifugio per metropolitani stressati o distrutti dall’afa estiva, deve tornare ad essere vivo magari richiamando qualche laboratorio artigianale di pregio o qualche imprenditore illuminato. Come ho detto poc’anzi, si potrebbe fare solo alleggerendo, e di molto, la leva fiscale come scelta politica prioritaria per far rinascere non solo questo paese ma molti altri borghi piccoli e grandi dell’intera catena appenninica nazionale,

Ma questo significherebbe guardare al futuro…


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)