Marliana, La ricerca  |  novembre 23, 2025

MARLIANA, dalle origini ai nostri giorni

Dalla presenza dei Romani all’Alto Medioevo e la conquista dei Longobardi. Del 1177 la distruzione del paese, durante la guerra tra Montecatini e i signori di Maona, di Lucca e Pistoia. La peste nera del 1348, il passaggio sotto il dominio di Castruccio Castracani. Nella seconda metà del 1700 l’inserimento del Granduca Leopoldo nella Comunità della Montagna Pistoiese. Quindi la dominazione napoleonica e la divisione della montagna in Comuni. Il grande fenomeno migratorio del 1900 verso gli USA e l'immigrazione stagionale dei carbonai

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MARLIANA – Marliana, toponimo di origine romana, forse gentilizio, ha la sua derivazione da un certo Marilius, uomo romano che ebbe possedimenti nella zona. Il suffisso – ana significa “campo di” e pertanto il nome Marliana significa “Campo di Marilius”. E’ da ricordare che, lungo la fascia pedecollinare, passava la strada romana Cassia occidentale, che collegava Florentia alla costa tirrenica e, di conseguenza, alla Via Aurelia.

Sappiamo dalle fonti storiche che i Romani avevano sottomesso il Liguri Friniati, popolo che abitava l’antico territorio di Marliana, dimostrato ancora una volta dai toponimi di origine ligure: Avacello, Gove e Avaglio. Con Cesare Ottaviano Augusto, stiamo parlando del I secolo d,C.,  i territori di Marliana vennero a far parte della Septima Regio. In seguito, con il crollo dell’Impero romano, giungiamo nell’Alto Medioevo, quando i Longobardi impiegarono ben 20 anni per conquistare Marliana e i territori limitrofi, giungendo fino a Serravalle.

Dal Basso Medioevo fino al 1700

Con l’avvento del Basso Medioevo, il primo documento che parla del territorio di Marliana è il Liber Censuum, del 30 novembre e del 20 Aprile dell’anno 1179; dove il notaio Olliorus, presso Monsummano, registra che un certo Paganino, dona a due dei suoi fratelli di nome Carboncello e Sinibaldo, metà delle sue proprietà situate “in Castello, Curte et Districto de Marliana”.

Castello significava per l’epoca una struttura fortificata, adatta alla difesa di tutti gli abitanti; situato nel luogo dove oggi si trova la Pieve di San Niccolò e l’attuale Municipio; la Curtis era il centro amministrativo e il Districtus era il territorio su cui veniva esercitata la giurisdizione.

Il Castello aveva probabilmente il suo accesso attraverso la Porta Castellana.

L’anno 1177 vede la distruzione di Marliana, nell’ambito della guerra tra Montecatini e i signori di Maona, di Lucca e Pistoia, della quale era alleata.

Nel Liber Focorum, dove si registravano le famiglie, compaiono in Marliana, in data 1244, 28 nuclei familiari e nel Liber Boccarum del 1344, che elencava l’erogazione fiscale di sale, si registravano a Marliana 196 bocche; inoltre, in un altro interessante documento, si parla di un canone d’affitto al Monastero di Forcole, di cui oggi abbiamo il sito e le rovine, pagato con una “quartina” di farina di castagne dal Castrum Marliane, dove abitava un Capitano.

Durante la terribile Peste Nera del 1348, Marliana vide dimezzata la popolazione, da 196 A 79 anime.

Nella lotta tra Pistoia e Lucca, sempre nel secolo XIV, Marliana passò sotto il dominio di Castruccio Castracani, perdendo irrimediabilmente la sua funzione di difesa territoriale e vedendo progressivamente diminuire la sua popolazione fino alla seconda metà del 1700, quando gli abitanti risalirono a 900 e il Granduca Leopoldo inserì Marliana nella Comunità della Montagna Pistoiese.

Dal 1800 ai tempi nostri

Si giunge con le fonti storiche fino ai primi del 1800, quando Napoleone Bonaparte divise la Montagna Pistoiese in Merie (Comuni) e Marliana ebbe autonomia amministrativa e, nonostante l’incremento nel suo territorio della coltivazione del grano marzuolo e dell’apicoltura, un’insostenibile tassazione rese ben ¾ della popolazione in condizioni assai misere.

Marliana mantenne la sua amministrazione di Comune anche nel nascente Regno d’Italia, dando fino da allora il suo triste e drammatico contributo all’emigrazione transoceanica.

Sappiamo che, già dai primi del secolo scorso, presso l’abitazione di Giuseppe Fognoni, nel luogo denominato Biocca, era situata un’Agenzia di viaggi che organizzava la partenza degli emigranti.

Molti marlianesi ancor oggi hanno parenti negli Stati Uniti; nei primi del ‘900 partirono anche il mio nonno materno col fratello e tre fratelli dei miei nonni paterni,

Mia madre era nata negli Stati Uniti, poi il nonno volle tornare in Italia e nel 1933 ritornò a Marliana e creò la sua attività commerciale acquistando l’Albergo e Ristorante L’Europa; anche l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, ha origini marlianesi.

Negli anni ‘30 e ‘40, e fino al 1950, assai diffusa a Marliana era l’emigrazione stagionale dei carbonai verso le zone della Maremma, della Corsica e perfino nella Calabria.

La difficile vita dei carbonai era compensata da discreti guadagni, ma era durissima: gli uomini passavano lunghi mesi lontani dalle proprie famiglie, vivendo in capanne, cibandosi quotidianamente solo di polenda e formaggio, dormendo in quelle che, in linguaggio gergale, si chiamavano rapazzole, fatte con legni e costruite appositamente più corte della statura di ognuno, in modo da permettere un sonno non continuativo per il controllo del fuoco delle carbonaie.

Un aneddoto familiare

La mia famiglia ha abitato in Marliana “con casa propria nel Castello” fino dal 1500 e il mio nonno Giovanni Tommasi, carbonaio, al ritorno a casa dopo mesi di lontananza dalla famiglia, chiamò dal fondo strada che portava alla sua abitazione, sita nel luogo denominato “Fontanicchia”, il mio babbo ancora bambino con il desiderio di riabbracciarlo e pensando che gli corresse incontro. Il babbo, intimorito dalla visione di quell’uomo con la barba lunga, corse invece dalla sua mamma e, attaccandosi alla gonna le disse: “Mamma, corri, è tornato quell’uomo dell’anno scorso!”

Questo episodio ci dà la misura di come la vita fosse assai dura per le famiglie marlianesi nei primi decenni del 1900.

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La Redazione

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