L’Italia è il Paese dei campanili in nome dei quali sono nate lotte feroci e dissidi senza fine.
E’ sempre successo che una città competesse con un’altra, che un paese vedesse come avversario più crudele il paese vicino e che fosse preferibile scegliersi alleati più distanti piuttosto che far patti con i confinanti.
Questo è accaduto a partire dall’età dei Comuni, nel tardo Medioevo, un’età di crescita e di sviluppo, ma anche di contrasti esasperati e di fazioni piene di rancore e di rivalità.
Anche la nostra Montagna non è stata esente da un campanilismo aspro e che, a dire il vero, non si è ancora definitivamente spento, nonostante oggi ci sia la impellente necessità di fare rete e creare marketing territoriali sempre più ampi.
Il documento storico sul contrasto tra Orsigna e Pracchia
Solo a titolo di esempio, ma se ne potrebbero fare molti altri, si può citare un documento inedito della fine del 1600 in cui il contrasto tra gli abitanti dell’Orsigna e la costituenda parrocchia di Pracchia appare in tutta la sua evidenza.
Si tratta di una lettera inviata e firmata da 33 abitanti del territorio dell’Orsigna ed indirizzata al Vescovo di Pistoia che è conservata nell’Archivio diocesano della nostra città.
Scritta in un italiano rurale è molto chiara nei contenuti ed inizia così: “Noi huomini del Orsigna habitanti famigliarmente esponghiamo a Sua Eccellenza Illustrissima che sia per erigere in Parrocchiale l’Oratorio di Pracchia, con sottoporci ancora noi altri del Orsigna alla loro cura. Suplichiamo a non volerci levare delle nostre comodità che in oggi godiamo, di spirituali come temporali; perché sottoponendoci alla detta Cura per noi sarà più danno che d’utile..”
I motivi addotti
Insomma gli orsignani, che avevano già un loro oratorio dipendente dalla Pieve di Cireglio, protestavano perché avevano saputo dell’intento del vescovo di Pistoia di fare dell’oratorio di San Lorenzo a Pracchia, fondato ai primi del 1600, una parrocchia vera e propria.
A testimonianza di questa protesta adducono quattro motivi principali.
Il primo è la distanza da Pracchia di almeno tre miglia; poi parlano delle difficoltà, durante i mesi invernali, di oltrepassare il torrente Orsigna ed altri fossi le cui piene avevano procurato la morte ad alcuni abitanti; il terzo motivo è dettato dalla preoccupazione che il curato di Pracchia potesse togliere risorse all’oratorio dell’Orsigna; infine gli orsignani ritengono più opportuno essere sottoposti alla giurisdizione della Pieve di Cireglio che, come dicono, “.. ci concede tutto quello che ci bisogna senza aggravio alcuno”.
Ma è ancora più interessante la conclusione di questa lettera, perché i protestatari parlano di altre ragioni “quali li spiegheremo a bocca”, nel senso che c’erano altri motivi, forse più profondi e indicibili per lettera. Quali saranno stati?
Il sospetto è che c’entrasse il campanile che allora (ma solo allora?) era causa di gravi contrasti.
