Una Montagna di Parole  |  gennaio 7, 2018

“Gennaio apre il culo al gallinaio”

Un modo di dire che fotografava l'aumento della produzione di uova negli allevamenti tradizionali, con pause “biologiche” per le galline. I pollai sono oggi sempre più in disuso. Il ricorso a grandi allevamenti dove migliaia di capi vivono in gabbie strettissime, continuamente illuminate da luci artificiali per forzare la produzione

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Un allevamento intensivo. Nell'altra foto un piccolo pollaio

Erano poche in montagna le famiglie che fino a pochi decenni orsono non possedevano animali da cortile, galline, oche, anatre e qualche tacchino, per smaltire i rari avanzi del desco familiare e per integrare un’alimentazione povera con carne e uova.

Sempre meno pollai

Molti, dunque, avevano dei pollai con un numero di capi variabile, a seconda dello spazio a disposizione e in relazione ai componenti del nucleo familiare, a differenza di oggi, perché i pollai nella nostra società ipertecnologica e asfittica emanano cattivo odore, perché richiedono tempo e attenzioni quotidiane, perché facciamo prima a ricorrere ai supermercati e perché esistono leggi idiote che di fatto scoraggiano chi voglia metter su qualche gallina.

I grandi allevamenti di oggi

Le galline, allora, erano allevate in modo naturale, senza quei metodi indecenti e subumani che si usano oggi nei grandi allevamenti, dove migliaia di capi vivono in gabbie strettissime, continuamente illuminate da luci artificiali per forzare la produzione di uova, in un giorno drammaticamente senza fine e senza riposo.

I pollai tradizionali

I nostri pollai tradizionali permettevano alle galline delle pause “biologiche”, determinate dall’alternanza stagionale e della durata variabile delle ore di luce e di buio. Quando le notti diventavano precoci, a partire dal mese di Settembre e fino alla fine di Dicembre, diminuiva drasticamente il numero delle uova. Solo a partire da Gennaio, con l’aumento progressivo delle ore di luce, nei nidi si potevano raccogliere sempre più uova.

A gennaio cresce la produzione di uova

Lo spirito di osservazione del uomo contadino ha tradotto quest’evidenza in un adagio, conciso e colorito: “Gennaio apre il culo al gallinaio”. Ed è proprio così. Lo dice anche la scienza, magari con termini un po’ più forbiti !!!


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)