Natalino Russo, naturalista di formazione, ha scritto e fotografato per National Geographic, Le Scienze, Geo, PleinAir, BellʼItalia, Dove, Meridiani, Il Tascabile, Qui Touring e altre testate. È autore di oltre venti guide di viaggio e libri, tra cui Il respiro delle grotte e Nel mezzo del Cammino di Santiago, entrambi usciti per Ediciclo. Per Skira ha curato alcuni volumi fotografici, tra cui Una grotta fra terra e mare. È membro del team di esplorazioni geografiche La Venta e del collettivo Neos giornalisti di viaggio associati. Il suo sito è www.natalinorusso.it (Dal risvolto posteriore di copertina).
Nella lunga storia della nostra civiltà, noi umani ci siamo sempre spostati a piedi. Per centinaia di migliaia di anni abbiamo sempre conosciuto soltanto un modo per muoverci: mettere un passo davanti allʼaltro. In qualche caso asini e cavalli hanno aiutato, ma fino agli inizi del secolo scorso per spostarci nella geografia dei luoghi che ci stavano a cuore, per necessità o per svago, ci è toccato affrontare lunghe scarpinate. I mezzi di trasporto – automobili, treni, aerei – hanno sconvolto questo schema consolidato, condizionando il nostro corpo e soprattutto il nostro modo di pensare. E questi mezzi esistono soltanto da un secolo o poco più, un tempo troppo breve per abituarsi a un cambiamento di tali proporzioni. La pratica del camminare, che a lungo è stata la nostra modalità naturale e inevitabile, si è affrancata dalla necessità ed è finalmente divenuta una scelta volontaria, un modo alternativo di andare da un posto allʼaltro. Per noi nativi motorizzati, nati nellʼera dei mezzi di trasporto, camminare si rivela quindi unʼopzione aggiuntiva, la possibilità di compiere una scelta. E spesso è una scelta proficua: camminando ci accorgiamo di riuscire a osservare i luoghi sotto una prospettiva diversa, ci sembra di entrarci meglio, di viverli più in profondità. Con questo libro vi invito a uscire di casa e a mettervi in cammino, che è poi anche il modo migliore per incontrare altre persone o semplicemente per vivere più intensamente i luoghi. Perché il solo fatto di muoversi a piedi amplifica lʼintensità della scoperta, innesca un processo attivo di immersione totale nellʼesperienza del viaggio. Il camminatore sa quale odore hanno i luoghi, conosce il fruscio del vento quando pettina i campi erbosi. Chi cammina sa ascoltare il calpestio dei propri passi sulla strada. La prospettiva del camminatore muta lentamente, e ciò gli facilita lʼosservazione e il pensiero, rende persino più facile scattare fotografie, reali o immaginarie che siano. Camminando si impara anche la leggerezza, semplicemente perché viaggiare leggeri diventa una necessità. Prima ancora che alla schiena, ridurre il bagaglio fa bene alla testa. Camminare è quindi anche una scuola di vita, una strategia per fare ordine nei pensieri confusi e per liberarsi di quelli in eccesso, allo stesso modo con cui ci si libera di oggetti troppo pesanti, spesso superflui. (…) Vorrei però che queste pagine non suonassero come unʼapologia religiosa del camminare. Il loro scopo non è evangelizzare, non è redimere automobilisti dallʼinferno motorizzato per portare nuovi adepti al sacro altare dei piedi. Non propongo le gambe come strumento alternativo ad altri mezzi di locomozione, ma suggerisco di usarle per attuare una pratica molto piacevole e gratificante, e che può rivelarsi ricca di belle sorprese. Siamo nel XXI secolo, e grazie al cielo per spostarci abbiamo a disposizione strumenti comodi e veloci. È proprio in virtù della loro esistenza che possiamo finalmente utilizzare le gambe come mezzo di trasporto non alternativo bensì complementare. (…) La tecnologia ci affranca dalla necessità e ci regala la scelta, sicché camminare oggi non è un bisogno né un vezzo, ma uno strumento consapevole di esplorazione. (…) Qui non invito il lettore a mettersi in cammino per cercare la libertà perduta; suggerisco piuttosto una serie di facili viaggi in luoghi ben precisi (…). Insomma, non propongo il camminare come vezzosa pratica vintage bensì come strumento di scoperta. Perché, come abbiamo visto, andare a piedi amplifica la percezione: per chi cammina, il mondo è immensamente più grande, ma anche più a portata di mano. (…) La scrittura di questo libro è stata lʼoccasione per raccontare luoghi che amo per averli percorsi a piedi più volte e che mi hanno dato modo di riflettere e raccogliere idee. Ma è stato anche il pretesto per scoprire posti che non conoscevo o che avevo frequentato raramente, poco e male. (…) Spinto dalla natura dei luoghi, ho preso il ritmo dei piedi, che somiglia a quello della penna. (…) Camminare è un gesto che chiunque dovrebbe sperimentare, perciò in questo libro ho provato a raccogliere camminate generalmente facili. A parte qualche eccezione, qui non troverete i trekking e i percorsi più impegnativi, né dettagliate descrizioni di itinerari più o meno celebri. (…) Nelle pagine che seguono propongo un viaggio nei luoghi italiani da percorrere a piedi, ma soprattutto un viaggio nelle storie di chi vi ha camminato. Dalle prime impronte lasciate circa trecentocinquantamila anni fa da un gruppo di ominidi fino alla traversata della Roma odierna. Un viaggio sui sentieri e sui tratturi, sui percorsi di guerra e sui cammini religiosi che attraversano la penisola. (Dallʼintroduzione dellʼautore, Pensare coi piedi)
CITAZIONE – Il camminare è un gioco aperto a tutti. E vale tutto, non ci sono regole. In cammino non bisogna dare conto a nessuna giuria ma solo a se stessi.
DETTAGLI TECNICI
EDITORE: Laterza
LINGUA: Italiano
ANNO: 2019
PAGINE: 173
