Nuovi progetti, Ambiente, Economia  |  ottobre 31, 2026

Clima, montagna e edilizia. Il legno locale una risorsa da valorizzare

Il racconto dei risultati dell'evento tenutosi a ottobre a Vazon, in Val di Susa, nella Baita del meteorologo Luca Mercalli. Al centro della riflessione il protocollo CasaClima, uno degli standard costruttivi più autorevoli nati dall’esperienza dell’Alto Adige. L'occasione di visitare uno storico edificio a 1.600 metri di quota ristrutturato e vincitore del CasaClima Award nel 2021. La grande attenzione alla valorizzazione del legno locale e del suo utilizzo. L'ipotesi di una possibile collaborazione fra Val di Susa e Appennino Toscano. Gli esempi di realizzazioni locali: la Casa Comunale della Val di Forfora, il teatro all’aperto Giorgio Gaber, il progetto della Legnaia Abbasi, nei pressi di Piteglio, la Casa del Volontariato della Pubblica Assistenza di Maresca in corso di realizzazione

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Clima, montagna e edilizia: le sfide che stiamo imparando ad affrontare è il titolo dell’incontro che si è tenuto il 6 ottobre scorso a Vazon, in Val di Susa, presso la Baita del meteorologo Luca Mercalli.

Insieme al collega Denny Pagliai abbiamo avuto il grande piacere di partecipare all’evento, legato al mondo CasaClima, che seguiamo e frequentiamo da molti anni. È stato di estremo interesse per noi, anche perché il nostro studio di architettura, che opera in Appennino, si sta muovendo, seppur timidamente, nella stessa direzione.

CasaClima e la qualità del progetto

Per chi ancora non lo conoscesse, il protocollo CasaClima e il relativo sistema di certificazione della qualità degli edifici a basso consumo energetico e a basse emissioni climalteranti rappresentano uno degli standard costruttivi più autorevoli, nati dall’esperienza dell’Alto Adige. Quando in Italia si parla di edifici ZEB (Zero Emission Buildings), è difficile non guardare a questa esperienza, ormai consolidata da circa 25 anni, che ha contribuito a formare molti specialisti del settore, diventando un riferimento importante per chiunque voglia affrontare con serietà, concretezza e risultati misurabili le sfide dell’edilizia del futuro.

Nel resto d’Italia, CasaClima costituisce un percorso volontario e autonomo. In Toscana, il procedimento è gestito nell’ambito delle competenze di ARRR S.p.A. – Agenzia Regionale Recupero Risorse, società in house della Regione Toscana e referente per la certificazione energetica CasaClima, secondo le procedure, gli standard e le direttive tecniche vigenti del sistema CasaClima.

Alcuni Comuni decidono di inserire nei propri regolamenti la possibilità di ricorrere volontariamente a tale certificazione, prevedendo incentivi sugli oneri, per favorire la diffusione della conoscenza degli edifici ZEB, accrescere la consapevolezza dei committenti e migliorare la preparazione degli addetti ai lavori. L’obiettivo è prepararsi a standard che diventeranno sempre più stringenti, oltre che necessari, per contribuire a contrastare la crisi climatica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, sottraendosi anche alle insidie di un mercato energetico ancora fortemente legato a esse.

I principi fondamentali sono due: consumare molta meno energia grazie all’efficienza e cercare di produrre localmente quella necessaria.

Dal clima all’edificio

Luca Mercalli, che ha fatto gli onori di casa, ha tracciato un chiarissimo quadro della storia del clima e dei fattori alla base della crisi attuale, arricchendolo con dati tanto interessanti quanto preoccupanti sull’andamento delle ultime stagioni.

Contestualmente, abbiamo avuto l’opportunità di scoprire il «dietro le quinte» e di toccare con mano un significativo esempio di architettura di montagna: uno storico edificio posto a circa 1.600 metri di quota, originariamente destinato a stalla e abitazione, ristrutturato su progetto dell’architetto Elena Mercalli secondo il protocollo CasaClima e vincitore del CasaClima Award nel 2021.

L’edificio si trova in una piccola borgata circondata da pascoli d’alta quota e splendidi boschi di larice. Oggi è la residenza principale di Mercalli e della sua famiglia che, nonostante i numerosi impegni come presidente della Società Meteorologica Italiana e il ruolo di autorevole divulgatore e figura pubblica, riesce a viverci per almeno sei mesi all’anno. Dalla montagna gestisce senza particolari difficoltà anche i collegamenti televisivi e i numerosi convegni e incontri ai quali viene frequentemente invitato. Una scelta che associa alla competenza una grande coerenza.

La grande stalla al piano seminterrato è oggi un luogo di incontro e divulgazione, dedicato alla condivisione di conoscenze, esperienze e buone pratiche sui temi del clima, della montagna e della buona architettura.

Per chi volesse approfondire questa esperienza, può essere interessante leggere il volume di Mercalli Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale (Einaudi, 2020).

L’importanza dei dettagli costruttivi

Di grande utilità è stato anche l’intervento specialistico dell’architetto Andrea Ferretti, già sindaco del Comune di Usseaux (TO) e tecnico di riferimento di Riwega, azienda leader nazionale nella produzione e commercializzazione di componenti tecnologici per edifici efficienti, che ha sostenuto economicamente l’iniziativa.

Consapevole del fatto che gli edifici a basso consumo rappresentino una parte importante del nostro futuro, a condizione che siano progettati, costruiti e gestiti con piena consapevolezza, l’azienda si impegna in una significativa attività di formazione rivolta a tecnici e maestranze edili.

La presentazione ha affrontato in particolare il tema della corretta gestione del vapore all’interno dei pacchetti costruttivi di pareti e solai degli edifici ad alte prestazioni energetiche. Si tratta di un aspetto fondamentale per garantirne l’efficienza e la durabilità nel tempo, prevenire fenomeni di condensa e muffa e assicurare condizioni di reale salubrità degli ambienti interni nelle case a basso consumo energetico e a basse emissioni.

Il legno locale: una risorsa da valorizzare

La dottoressa forestale Fernanda Giorda e l’architetto Devis Guiguet dello studio Coutan di Oulx, con il contributo del geometra Giorgio Talachini, espressione della filiera bosco-legno, hanno presentato una strategia molto interessante e concreta per la valorizzazione del legno locale nell’edilizia. Sono stati illustrati casi studio, interventi pilota e iniziative del G.A.L. Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone finalizzate a promuovere una filiera virtuosa.

È in corso di elaborazione un abaco del legno locale, un manuale pratico destinato a raccogliere queste esperienze e a renderle replicabili. È stato inoltre messo a punto uno strumento informatico utile per una rapida preventivazione di massima degli interventi edilizi che prevedono l’impiego di legno locale.

Sono state presentate sperimentazioni e alcuni edifici pilota, come il Bivacco Sommelier, la trasformazione delle ex Casermette della Guardia di Finanza a Moncenisio, destinate a residenza per artisti e centro incontri, gli alpeggi, come quello di Alpe Meys, alcuni edifici privati e un prototipo di pensilina a servizio della rete del trasporto pubblico locale.

Il larice è una delle specie maggiormente utilizzate, ma non mancano altre come il pino silvestre e alcune latifoglie, fra cui il castagno e la robinia.

Il tema è particolarmente interessante perché il legno, se correttamente gestito e utilizzato, è uno dei materiali con maggiori potenzialità sul piano della sostenibilità ambientale. Quando proviene da una filiera locale, alla capacità del materiale di immagazzinare carbonio e conservarlo nell’edificio, senza reimmetterlo in atmosfera durante la sua vita utile, si aggiunge la possibilità di ridurre significativamente l’energia grigia incorporata, limitando anche le emissioni legate al trasporto.

Utilizzare legno locale, però, non significa soltanto ridurre l’impatto ambientale di un’opera: significa sostenere la filiera forestale, mantenere valore economico sul territorio, favorire una gestione attiva e corretta dei boschi e contribuire, indirettamente, alla loro manutenzione e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

È stata inoltre sottolineata l’importanza di superare la parcellizzazione della proprietà forestale, attraverso l’associazionismo fondiario e l’inglobamento nella gestione di boschi abbandonati o silenti (dei quali è difficile reperire la proprietà). Il tema è stato affrontato dal presidente di CoAsfo l’architetto Elvio Rostagno, già sindaco di Usseaux (TO) e consigliere della Regione Piemonte.

Si tratta di una questione tutt’altro che secondaria: la frammentazione dei fondi rappresenta infatti uno degli ostacoli alla possibilità di organizzare una gestione forestale efficace e continuativa, capace di generare una filiera economicamente interessante.

In questo contesto è stata prospettata informalmente anche una possibile collaborazione fra due realtà territoriali, la Val di Susa e l’Appennino Toscano, attraverso le rispettive Unioni dei Comuni, i G.A.L., i Comuni delle aree montane interessate e i tecnici impegnati in questi percorsi.

Ed è proprio questo, forse, uno degli aspetti più interessanti emersi dalla giornata: far viaggiare le idee, le esperienze e le conoscenze è sicuramente più utile e, probabilmente, più sostenibile che far viaggiare le materie prime.

Ascoltando queste esperienze, è stato inevitabile pensare a quanto anche nel nostro Appennino Toscano esistano i presupposti, alcuni esempi e occasioni concrete per sviluppare una riflessione analoga.

Penso, ad esempio, alla Casa Comunale della Val di Forfora, edificio certificato CasaClima Gold, dove è stato impiegato legno locale di douglasia per pavimenti, rivestimenti e arredi; alle strutture del palco e gradinate del vicino teatro all’aperto Giorgio Gaber; oppure al progetto della Legnaia Abbasi, nei pressi di Piteglio, un prototipo di annesso agricolo per l’autoproduzione, tema molto sentito nelle aree montane, realizzato utilizzando legno locale di castagno, compresi materiali considerati di scarto come gli sciaveri.Si tratta di una sorta di prototipo che dà applicazione al regolamento comunale per gli annessi agricoli e che, dal punto di vista tipologico, richiama le antiche capanne che punteggiavano il territorio.

È inoltre in corso di realizzazione la Casa del Volontariato della Pubblica Assistenza di Maresca, per la quale è previsto anche l’impiego di legno di douglasia proveniente dal demanio regionale. L’edificio è in fase di certificazione CasaClima.

Esistono anche edifici privati e altre occasioni in cui il legno locale ha trovato recenti applicazioni. Si tratta, tuttavia, di iniziative ancora sporadiche, mentre il materiale potrebbe essere impiegato in opere di maggiore valore, contribuendo a rafforzare una filiera che, nell’area pistoiese, può già contare su aziende e professionalità di tutto rispetto.

Il problema è che troppo spesso il legname proveniente dalla gestione dei nostri boschi finisce negli impieghi a minor valore aggiunto: legna da ardere, paleria, cippato o, nel migliore dei casi, prodotti di base. Eppure alcune delle essenze presenti nei nostri boschi potrebbero trovare impieghi molto più nobili e remunerativi.

La robinia, per esempio, possiede caratteristiche di durabilità che la rendono particolarmente interessante per alcune applicazioni, comprese le pavimentazioni e le opere esterne. È un modo per trasformare un problema, quello della diffusione delle acacie, in una risorsa. Lo stesso vale, naturalmente, per altre specie che, se correttamente selezionate, stagionate e lavorate, possono diventare materiali da costruzione o elementi di finitura di grande qualità.

È un peccato, quindi, che anche nell’ambito della normale gestione forestale possano essere abbattuti alberi di grande valore senza riuscire a individuare, per il loro legname, un utilizzo coerente con le caratteristiche e il valore del materiale.

Un esempio recente riguarda il filare di splendide douglasie abbattute nell’ambito di interventi nei pressi del cimitero di Cutigliano, peraltro con grande competenza e perizia da parte di un’azienda boschiva locale. Si trattava di alberi di oltre ottant’anni, con caratteristiche meccaniche e dimensionali di grande interesse, che sono stati tuttavia destinati a impieghi di basso valore, come la produzione di pallet e pancali. È un segnale della scarsa considerazione riservata a questa risorsa, il cui valore va ben oltre il legname che può fornire durante la sua vita. Gli alberi svolgono infatti molteplici funzioni: paesaggistiche, ambientali e di regolazione del comfort climatico, solo per citarne alcune.

Non si è pensato, inoltre, al rinnovamento del filare, provando ad applicare il cosiddetto cathedral thinking, il pensiero delle cattedrali: quella capacità di compiere azioni i cui benefici si manifesteranno anche a vantaggio delle generazioni future, come accadeva in passato quando si costruivano opere destinate a durare ben oltre la vita dei loro ideatori.

È inevitabile chiedersi se, in un territorio nel quale vengono contemporaneamente avviati importanti interventi pubblici di recupero e riqualificazione, non si possano creare quelle fortunate coincidenze capaci di mettere in relazione la gestione del bosco, la disponibilità di materia prima locale, le imprese del territorio e le opere pubbliche.

Penso, ad esempio, al vicino cantiere comunale per la ristrutturazione dell’ex Convento delle Clarisse – Complesso Rondò Priscilla. Sarebbe stato interessante verificare se una parte di quel legname, tagliato a meno di 200 metri di distanza, avrebbe potuto trovare proprio lì un impiego qualificato, dopo essere stata adeguatamente lavorata e trasformata.

Non è avvenuto e probabilmente non c’erano le condizioni perché ciò accadesse. Ma proprio questi casi aiutano a capire quanto sia necessario costruire preventivamente le condizioni affinché simili coincidenze possano verificarsi.

Dalla gestione del bosco alla progettazione: una possibile sinergia fra territori

Perché questo avvenga, però, non basta avere il bosco e non basta avere il legname: occorre costruire una cultura della filiera e sviluppare una domanda.

È interessante, a questo proposito, guardare proprio alle esperienze maturate in alcune realtà montane piemontesi, dove si sta lavorando non soltanto sulla gestione forestale, ma anche sulla formazione e sulla sensibilizzazione dei tecnici comunali e dei progettisti.

Un passaggio fondamentale riguarda la possibilità di utilizzare in modo consapevole gli strumenti messi a disposizione dalla normativa sugli appalti pubblici e, in particolare, dai CAM, i Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia. I CAM possono diventare uno strumento concreto per orientare la domanda pubblica verso materiali più sostenibili e, quando le condizioni tecniche e normative lo consentono, valorizzare anche la provenienza territoriale delle materie prime.

Non si tratta semplicemente di «obbligare» all’utilizzo del legno locale, ma di creare, attraverso criteri ambientali, requisiti premianti e una corretta impostazione dei bandi, le condizioni affinché un materiale proveniente da una filiera corta e sostenibile possa competere sul mercato, valorizzando anche i benefici ambientali ed economici che porta con sé.

Questo richiede, però, che amministratori, tecnici comunali, progettisti e imprese conoscano gli strumenti disponibili e sappiano utilizzarli correttamente.

È quindi necessario investire nella formazione, nella conoscenza delle filiere locali e nella capacità di tradurre questi obiettivi in capitolati, criteri di gara e scelte progettuali concrete.

Solo così il legno del nostro territorio può smettere di essere considerato semplicemente una materia prima da vendere e diventare una vera risorsa strategica per la montagna: ambientale, economica, culturale e progettuale.

Conviene ricordare che la Toscana è una delle regioni più boscate d’Italia e che l’Appennino Pistoiese è una delle aree più boscose della regione.

Le montagne italiane hanno problemi molto simili, ma anche esperienze, competenze e soluzioni diverse. Metterle in comunicazione può generare opportunità che nessun territorio, preso singolarmente, riuscirebbe forse a costruire.

Se davvero vogliamo che la transizione ecologica diventi anche un’occasione di sviluppo per le aree interne, dobbiamo imparare a far circolare sempre di più le idee e sempre meno le materie prime, quando non è necessario spostarle.

Perché forse, soprattutto in montagna, il primo passo per valorizzare ciò che abbiamo è conoscerlo e mettere in relazione le competenze che già esistono.

 

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La Redazione

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