Ci sono dei fatti di per sé non particolarmente eclatanti ma che hanno un forte valore simbolico. Uno di questi è accaduto giovedi 23 luglio scorso, a Scandicci, dove si discuteva del nuovo piano tariffario proposto da Alia-Plures, l’ente che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani in 65 comuni situati nella Toscana centrale, compresi nei territori delle province di Firenze, Prato e Pistoia.
L’assemblea era convocata da ATO, l’autorità di controllo per i servizi di gestione dei rifiuti urbani della Toscana centro, che ha proposto a tutti i sindaci presenti un aumento delle tariffe, seppur più ridimensionato rispetto alla proposta formulata dall’Ente gestore.
Al momento della votazione finale i sindaci della Montagna pistoiese si sono espressi compatti per il “no” ad ogni tipo di aumento tariffario.
I motivi del voto contrario
Per i sindaci dei piccoli comuni della nostra Montagna qualunque aumento tariffario è insostenibile. Gabriele Bacci, sindaco di Abetone-Cutigliano, Marco Breschi, sindaco di Sambuca pistoiese e Roberto Rimediotti, assessore in rappresentanza del Comune di San Marcello Piteglio, pur apprezzando il ridimensionamento operato da ATO rispetto alle richieste di Alia-Plures, si sono opposti per una serie di motivi.
In particolare, perché il servizio di raccolta rifiuti non è migliorato e presenta delle carenze importanti e poi perché la popolazione dei territori montani, formata prevalentemente da persone anziane, non ha redditi elevati, mentre il costo della vita cresce ogni giorno di più e diventa insostenibile ogni spesa aggiuntiva.
Un importante messaggio politico
Questa risposta unitaria dei sindaci ha un valore politico importante, al di là del merito della questione. Intanto è un primo passo verso il superamento di quel campanilismo atavico che tanti danni ha creato e sta ancora creando ai nostri territori montani, che dovrebbero invece operare uniti per un rilancio territoriale complessivo. Poi gli stessi sindaci lamentano la mancanza di risorse statali adeguate per coprire i tanti bisogni territoriali, la carenza di trasporti, l’inadeguatezza delle vie di comunicazione, la carenza di servizi sanitari, le molte problematiche idrogeologiche e ambientali, la marginalità in cui sono tenute le aree montane e infine la mancanza di riconoscimento da parte dell’area metropolitana dei servizi ecosistemici che la Montagna offre.
Infine, è stato sempre sottovalutato dalle istituzioni regionali e centrali che la Montagna pistoiese non è un territorio univoco ma che socialmente, economicamente e culturalmente ci sono almeno quattro Montagne pistoiesi, ognuna delle quali ha esigenze diverse dalle altre ed abbisogna di interventi specifici.
