L’impegno che richiede tenere in piedi oggi un’associazione di volontariato e far sì che possa proporsi anche come testimone culturale di un paese o di un’intera valle è veramente gravoso e ci vuole una determinazione ed un senso di appartenenza profondi per superare le trappole e le difficoltà anche burocratiche che spesso ostacolano e scoraggiano ogni iniziativa. Se poi un’associazione diventa anche editrice di opere di pregio i meriti sono sicuramente triplicati.
E’ questo il caso dell’Associazione Amici di Pupigliana e della Valle del Brandeglio che spesso anima il dibattito storico-culturale con contributi di storia locale i quali, tuttavia, hanno un valore molto più ampio e si propongono come chiavi di interpretazione delle vicende legate ai paesi dell’intera Montagna pistoiese.
Il grande abbandono
Già dal 1861 è iniziato l’infausto fenomeno dell’emigrazione che ha privato la nostra Montagna pistoiese di tanti suoi figli, partiti a cercar fortuna all’estero e di cui ancor oggi, a distanza di oltre un secolo e mezzo, si avvertono le conseguenze negative. Spesso se ne parla con una fredda ottica demografica, snocciolando una serie di dati che risultano essere anonimi e senz’anima, come se fossero semplici documenti.
Il libro La grande emigrazione nei paesi di Campiglio, Cireglio, Pupigliana, Statigliana e Cucciano a cura di Dorando Baldi, Edizioni Il Metato 2025, non è solo un documento, ma qualcosa di più.
Chi conosce Dorando sa che dietro ogni sua opera c’è il serio impegno, la partecipazione emotiva e talvolta anche la vena malinconica di un figlio che ha vissuto lo spopolamento della propria valle e che crede nel valore della memoria da tramandare ai posteri. In questo volume, che sicuramente ha richiesto alcuni decenni di lavoro certosino e di ricerca paziente, Dorando ha inserito, tra l’altro, un documento redatto da Don Biagio Butelli, treppiese di nascita e parroco di Campiglio, di Cireglio e Pupigliana dal 1923 al 1975, in cui si elencano puntualmente tutte le persone della Valle del Brandeglio emigrate all’estero dal 1 Giugno 1939 al 1 Ottobre 1940. Non solo il loro nome, cognome, paternità e maternità, ma anche lo stato civile, la data e il luogo di nascita, la località di emigrazione e l’anno. Fin qui parrebbe un documento interessante, ma come molti altri documenti d’archivio. Ciò che invece dà un’anima ed un volto a questa testimonianza sull’emigrazione è il corredo delle immagini.
La documentazione fotografica
Non si può restare indifferenti quando vecchie foto ritraggono famiglie di emigrati originari della Valle del Brandeglio in vari momenti della loro vita quotidiana in città o paesi francesi, americani, belgi o neozelandesi, spesso con uno sguardo malinconico, ma sempre fiero. Qualche testimonianza scritta è davvero toccante, come quella di Lora Menchi, emigrata in Nuova Zelanda che dice della sua valle “Mi mancano i metati e i racconti paurosi intorno ad un focherello fumoso, le veglie e gli innumerevoli rosari recitati e lunghe litanie mentre nonna filava ed io dipanavo la più ingarbugliata matassa di lana di Clorinda. Mi mancan le lucciole! tutta la valle diventava un mondo fatato”.
Tutta questa documentazione fotografica ha richiesto l’impegno di molti valligiani che hanno tratto da vecchi album di famiglia le foto più rappresentative e le hanno messe a disposizione per realizzare questo bel libro. Ma c’è ancora di più: Dorando ha raccolto nella seconda parte del volume articoli di vecchi giornali, canti e componimenti popolari, alcuni dei quali sono in ottava rima, secondo una tradizione plurisecolare che ha visto nascere proprio in questa valle poeti e cantori improvvisatori.
Si sfoglia tutte le pagine di questo libro e, arrivati all’ultima, si ha voglia di vedere di nuovo le foto che danno l’idea di quanta virile sofferenza ci sia stata dietro l’abbandono della terra natia.
Per info sul volume indirizzo mail: [email protected]
alcune immagini contenuto nel libro
(cliccare sulle foto per ingrandirle)












