La Voce in Cammino, Sport & tempo Libero, Turismo  |  settembre 2, 2025

In cammino sulla Via Vandelli tra storia, natura ed accoglienza

La bellezza della Via Vandelli, come quella di ogni cammino che si rispetti, non risiede solo nel fascino dei suoi paesaggi bensì nella sua storia, nella passione delle persone che lo promuovono e negli incontri che si fanno durante il tragitto. Questo articolo è il racconto di un percorso, in sette tappe, alla fine di agosto del 2025, su un itinerario stradale lastricato costruito a metà del XVIII secolo tra Modena e Massa

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Qualche anno fa venni colpito dalla bellezza di alcune fotografie scattate sulla Via Vandelli. Le immagini dei settecenteschi tratti lastricati che si inerpicano sulle Apuane hanno un fascino irresistibile che, ogni anno, conquista numerosi viandanti. Nell’estate del 2025 mi sono finalmente deciso a percorrere questa antica via e voglio raccontarla consapevole che, in ogni cammino, la bellezza non si esaurisce a quella dei paesaggi attraversati.

 

UN PO’ DI STORIA

La Via Vandelli è innanzitutto una meravigliosa opera ingegneristica frutto dell’Illuminismo italiano. L’idea di creare, tra Modena e Massa, un itinerario stradale lastricato risale al 1738 quando, con gli accordi di matrimonio tra Ercole III d’Este e Maria Teresa Cybo-Malaspina, viene suggellata l’alleanza tra il Ducato estense di Modena e quello di Massa e Carrara.
Era dai tempi degli antichi romani che un’opera del genere non veniva progettata e realizzata. L’incarico per questa grandiosa opera stradale venne affidato allo scienziato e cartografo modenese Domenico Vandelli. La strada venne realizzata nel tempo record di un decennio. I lavori di progettazione e costruzione ebbero notevoli ricadute nell’ambito della cartografia. Fu infatti proprio Vandelli a introdurre le linee di livello, note, all’epoca, come Isoipsae Vandellis.
Una serie di vicissitudini legate alla politiche, al clima ed alla morfologia dei territori fecero si che la Via Vandelli, nel giro di poco tempo, venisse soppiantata da altri percorsi. Ciò nonostante questa è la prima delle strade moderne ed essa, come ricorda la guida scritta da Giulio Ferrari, “costituisce il prototipo pionieristico da cui prese spunto la rivoluzione della viabilità del XVIII secolo.”

LA VIA OGGI

La Via Vandelli, dopo secoli di oblio, è tornata recentemente in auge nella veste di un cammino escursionistico che, nei limiti del possibile, cerca di seguire l’itinerario originale del settecento.
E’ stato Giulio Ferrari, ricercatore modenese nato sulla Via Vandelli, a dare vita a questo nuovo progetto. Nel 2017 Giulio ha percorso a piedi, per la prima volta, l’itinerario della Vandelli. Da allora Ferrari ha speso molto tempo per progettare un itinerario per gli escursionisti che fosse, nei limiti del possibile, fedele allo storico tracciato.
Nel 2022 la Via Vandelli si è piazzata, con oltre 26 mila voti, al 4° posto dei Luogo del Cuore del Fondo Ambiente Italiano.
Oggi esiste una guida della Via Vandelli curata da Giulio Ferrari per le edizioni Terre di Mezzo.
Il cammino di circa 170 km da Modena a Massa prevede 7 tappe. Esiste anche una variante, più corta di 20 km, che parte dal Palazzo Ducale di Sassuolo.
Oltre alla guida cartacea esistono altre fonti dalle quali attingere le informazioni utili. C’è il sito internet, i profili social e un gruppo facebook (I viandanti della Via Vandelli) che, ad oggi, conta oltre 33mila iscritti.
Qui però voglio condividere la mia personale esperienza sulla Vandelli perchè, cosa della quale sono sempre più convinto, il valore di un cammino non si esaurisce alla bellezza dei paesaggi e non si può ridurre alla segnaletica sul percorso.

LA STORICITA’ DI UN CAMMINO

Oggi i cammini nascono come funghi nei boschi. Alcuni di questi itinerari richiamano percorsi storici più o meno antichi. Altri cammini sono tracciati inventati di sana pianta. Con ciò non voglio dire che i primi siano buoni e gli altri cattivi. Ci sono cammini inventati che, al di là della mancanza di una dimensione storica, incarnano comunque un grande valore turistico, ideale, spirituale o comunitario.
Io, personalmente, apprezzo molto la dimensione storica di un itinerario. In questo senso la Via Vandelli rappresenta sicuramente un caso esemplare di “cammino storico”. Quando i tuoi scarponi, sulle Apuane, calcano quei tratti ancora lastricati non puoi fare a meno di pensare a chi, nel corso dei secoli, può aver calpestato quelle stesse pietre. Mentre le gambe arrancano su quelle faticose salite la fantasia ti porta ad immaginare i carri che sono passati di lì nei secoli passati. E’ bellissimo pensare che, proprio in quello spiazzo dove ti sei concesso una breve pausa, possa aver sostato la carrozza di Maria Teresa Cybo-Malaspina. A San Pellegrino in Alpe, durante la cena al ristorante, siamo stati piacevolmente intrattenuti da uno storico locale incontrato per caso. Tra una portata e l’altra ci ha raccontato storie e aneddoti legati alla Via Vandelli. Come spesso mi capita di dire l’Appennino, ma in questo caso vale anche per le Apuane, è un territorio ricco di narrazione. E la Via Vandelli, con la sua storia che va dalla strada progettata nel ‘700 fino al cammino odierno, è indubbiamente un grande catalizzatore di narrazioni.

 

LE PERSONE DIETRO AL CAMMINO

Il valore di un cammino non risiede solo nella sua storicità. Un aspetto che, a mio parere è fondamentale, sono le persone che stanno dietro al progetto.
Sempre più spesso le amministrazioni pubbliche manifestano attenzione per il mondo dei cammini. Lo fanno nella speranza di stimolare il turismo sul loro territorio. Molto spesso gli interventi pubblici si manifestano nella forma di bandi che, in buona parte, sono finalizzati alla segnaletica. Ma per fare un cammino non basta posare la segnaletica o creare una traccia GPX. Un vero cammino, secondo me, lo vedi quando dietro c’è la passione e l’impegno di una persona o una comunità.
La Via Vandelli, anche da questo punto di vista, mi sembra un esempio da manuale. L’itinerario, nella sua veste escursionistica odierna, è stato riscoperto e tracciato grazie all’impegno di Giulio Ferrari. Chi conosce Giulio vede la passione che ci mette nello sviluppo e nella promozione di questo cammino. Ovviamente non c’è solo lui. Da qualche anno esiste anche l’Associazione “Via Vandelli APS” che lavora in collaborazione con cinque sezioni del Club Alpino Italiano (Modena, Massa, Sassuolo, Castelnuovo di Garfagnana e Pavullo nel Frignano). Un vero cammino non si vede solo nelle frecce che indicano la direzione sul sentiero ma lo si riconosce nell’impegno di tutte queste persone che lo fanno vivere ogni giorno.

 

LE PERSONE IN CAMMINO

Un altro elemento che ritengo fondamentale sono le persone che si incontrano sulla propria strada.
Se attraversiamo un territorio con lo zaino in spalla stiamo facendo un trekking ma non necessariamente un cammino. Sono gli incontri fatti sulla strada e l’accoglienza ricevuta nei territori attraversati che fanno la differenza. Un viandante, o pellegrino che dir si voglia, non cerca solo dei bei panorami ma soprattutto un’esperienza di accoglienza.
Anche questo aspetto l’ho sperimentato sulla Via Vandelli. Sono partito in solitaria da Modena ma già alla prima tappa, nella sosta a Puianello (MO), ho conosciuto alcuni amici (Maria Grazia, Simone e Selena) che mi hanno accompagnato in tutto il mio cammino. E’ stata proprio Maria Grazia Visani che mi ha raccontato la sua esperienza personale. “Per me il cammino non è assolutamente un’impresa sportiva.” – mi ha confidato la sera della nostra sosta al Rifugio Nello Conti – “Ho iniziato a fare cammini da quando sono in pensione perché un cammino richiede tempo. Per me fare un cammino è avere tempo, innanzitutto per sé, senza pensare tantissime cose ma essere liberi dai ritmi dettati dalla società di oggi. Inoltre” – ha proseguito Maria Grazia – “per me un cammino è l’occasione di incontrare altre persone che non conoscevi ma che condividono con te le stesse passioni ed esperienze”.
Ho conosciuto Maria Grazia a Puianello nella sosta al B&B Cà del Veint di Maria Rosa Caselli. Qui è possibile sperimentare la vera accoglienza che ogni viandante desidera ricevere sul ogni cammino. Dopo la prima tappa che, nonostante l’assenza di dislivello, è comunque faticosa, quando arrivi qui trovi una cura quasi materna.
Maria Rosa è lei stessa una viandante e, salendo le scale che portano alle camere, è possibile vedere le foto e le credenziali dei tanti cammini che ha percorso. Nel suo Bed & Breakfast lei ha condensato l’esperienza raccolta negli anni. “Accolgo i viandanti nella maniera in cui io vorrei essere accolta, questo è il mio principio.” – mi ha spiegato Maria Rosa – “Quando arrivi stanca morta basta anche una cosa semplice, un bicchiere d’acqua o una catinella per mettere in ammollo qualcosa da lavare. Anche la prima tappa è faticosa,” – ha proseguito la nostra ospite – “alcuni vorrebbero abbandonare già qui ma io cerco di motivarli ad andare avanti. Per me questa è una soddisfazione, ho contribuito anch’io ad infondergli un po’ di coraggio. Perché il camminare è innanzitutto una cosa di testa, le gambe poi vanno di conseguenza“.
La ricchezza di un cammino non è solo in quello che ogni viandante può ricevere. Spesso non ci pensiamo ma anche noi pellegrini abbiamo molto da dare. Una conferma di questo l’ho ricevuta nella sosta a Poggio di Camporgiano (LU). Arrivato nella piccola frazione nel cuore della Garfagnana ho scoperto che avrei dormito in una meravigliosa villa dell’800. Ero convinto di aver prenotato in un B&B come tanti. Ma invece…
“La casa nel tempo di Aris”, gestita da Veronica Minuti, si trova in una villa che fu costruita da Giovan Battista Grandini, un emigrante del luogo che aveva fatto fortuna in Brasile. Tornato nella sua Garfagnana decise di investire in questa meraviglioso edificio che, in alcune stanze, riporta dei dipinti che testimoniano la sua nostalgia per il mare di Bahia. “Questa casa è un po’ come se mi avesse cercato” – mi ha confidato Veronica – “Oggi questa casa è diventata la mia anima e mi aiuta ad esprimere quello che c’era in me. Inoltre la scelta di lavorare coi viandanti mi dà l’energia, mi porta un grande benessere. Il fatto di condividere questa casa coi viandanti è un arricchimento per quello che mi portano che può essere un pensiero o un racconto.”
Spesso in passato mi è capitato di citare le parole di Paolo Rumiz quando, durante la presentazione di un suo libro, disse che in viaggio nulla accade per caso. Nella mia sosta a Poggio ho sentito da Veronica Minuti delle parole molto simili quando, accomiatandosi da noi, ci ha detto: “In questa casa nulla è a caso, questa casa è un portale per tante cose. Ringrazio voi viandanti perché siete delle anime che arrivate nel mio cuore.”

VI.VA.

Io non sono certamente il massimo esperto di cammini e, di sicuro, non ho l’autorità per stabilire i tratti del “vero cammino”. Tuttavia, diversi anni di esperienza mi hanno portato a identificare alcuni elementi che possono caratterizzare il vissuto di noi viandanti. In questo articolo ho provato a condividerli per cercare di capire, in base alla mia recente esperienza, quale possa essere il valore della Via Vandelli.
Indubbiamente si tratta di un cammino storico che, grazie al meticoloso lavoro di Giulio Ferrari, è stato ricostruito cercando di restare fedeli, nei limiti del possibile, al tracciato originale.
Inoltre, la bellezza della Vandelli non si limita alla dimensione naturalistica e paesaggistica. Sulla Via Vandelli, come del resto su tanti altri cammini, si può incontrare una bellezza umana che è invisibile agli occhi. Non basta scattare delle foto o dei selfie su questo itinerario per comprenderne il fascino. È necessario fermarsi ad ascoltare le voci, conoscere le persone sul percorso per carpire la bellezza della sua narrazione. Questo ovviamente non dipende dal cammino ma dal modo in cui noi viandanti lo affrontiamo. Non possiamo percorrerlo di corsa, come se fossimo alle olimpiadi. È necessario attraversare i cammini come la Vandelli con lentezza per ascoltare la loro bellezza.

Il logo della Vandelli, quello che è riportato anche sul timbro ufficiale, prende spunto dalle iniziali ed è condensato nell’acronimo “Vi.Va.”. A conclusione della mia esperienza su questo cammino sento di poter dire che la Via Vandelli è sicuramente un itinerario storico ma non fossilizzato. La Vandelli è oggi un percorso che vive e che è da vivere, attraversandolo con le proprie gambe. Sarà un’esperienza faticosa ma vale l’equazione formulata da Giulio Ferrari ovvero: Bellezza + Fatica = Via Vandelli.

 


Andrea Piazza

Andrea Piazza nasce a Mantova nel 1974. Vive tra le rive di due fiumi (il Po e il Mincio) ma coltiva, da sempre, l’amore per la montagna. Ha due grandi passioni: il viaggio e la fotografia. Due attività che trovano un perfetto connubio nell’intrigante bellezza delle nostre montagne. Da qualche tempo cura un blog http://www.artedicamminare.it/ nel quale racconta, in modo simpatico e “non convenzionale”, i suoi viaggi sull’Appennino e non solo.