“This whole crazy world is just too frustratin’” (“Tutto questo pazzo mondo è veramente troppo frustrante”) così cantava Barry Mcguire nella famosa canzone “Eve of destruction” durante gli anni più gelidi della Guerra Fredda. Oggi viviamo in un’epoca davvero difficile, quello che credevamo sicuro non lo sembra più, svaniscono le certezze che parevano incrollabili, ogni cosa sembra sgretolarsi e andare a rotoli… “like a rolling stone” come direbbe Bob Dylan.
Da qualche tempo a questa parte sembra essersi appannata la storica amicizia tra l’America ed il Vecchio continente. Barriere doganali, pittoresche rivendicazioni territoriali o le minacce di una guerra commerciale tra gli USA e l’Europa sono cose che ci spaventano tutti. Eppure è veramente assurdo, almeno per il sottoscritto, il pensare che si possa sgretolare quel forte legame tra le due sponde dell’Atlantico.
Qualche tempo fa un giornalista italiano disse che “gli americani sono una mutazione genetica degli europei”. Una definizione un po’ stravagante eppure fondata. Eravamo noi europei che, a bordo della Mayflower, fuggivamo per liberarci dalle persecuzioni nel Vecchio continente. Qualche secolo più tardi eravamo sempre noi europei che, con le nostre valigie di cartone, sbarcavamo ad Ellis Island per cercare un futuro in America. Quanti sono gli italiani che, partiti anche dal nostro Appennino, sono emigrati negli USA e, col loro lavoro e quello dei loro discendenti, hanno contribuito a “tirare su”, molti di loro nel vero senso della parola sui cantieri delle grandi metropoli, l’America che oggi tutti conosciamo. Noi europei e gli americani, con le nostre profonde distanze culturali, siamo così lontani e così vicini (“so far so close“). Insomma, pur nel rispetto delle differenze siamo una grande famiglia.
“WE ARE FAMILY NOW AND FAMILY IS EVERYTHING “
E proprio una nuova famiglia, come ha ricordato Paul Young (sindaco della Memphis) si è recentemente costituita con la sottoscrizione del “Sister cities agreement” tra Memphis, la contea di Shelby, Porretta Terme e Bologna. Questo importante evento internazionale, che si è svolto in collegamento remoto il 12 febbraio scorso, ha visto riuniti, oltre al già citato sindaco di Memphis, anche i primi cittadini di Alto Reno Terme (Giuseppe Nanni), di Bologna (Matteo Lepore) e quello della contea di Shelby (Lee Harris).
Il sindaco di Memphis ha sottolineato che “grazie alla nostra condivisa passione per la musica possiamo celebrare la connessione tra le nostre comunità e, lavorando insieme, possiamo continuare ad elevare le nostre città attraverso il linguaggio universale della musica”. Paul Young ha concluso il suo discorso dichiarando: “we are family now and family is everything” (“adesso noi siamo una famiglia e la famiglia è tutto”).
Lee Harris, sindaco della contea di Shelby, ha voluto richiamare le eccellenze delle città nel Tennessee. “Il St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis” – ha ricordato il primo cittadino – “è l’ospedale pediatrico più grande nel mondo. Inoltre, ospitiamo la sede della FedEx ed abbiamo il secondo aeroporto merci più grande del mondo. Questa nuova partnership con una comunità a 5.055 miglia di distanza” – ha concluso il sindaco di Shelby – ”è una testimonianza del potere della musica di avvicinarci“.
Giuseppe Nanni ha confessato la sua iniziale titubanza. “Ero preoccupato per un gemellaggio tra città che di dimensioni così tanto diverse” – ha dichiarato il sindaco di Alto Reno Terme – “Ma riflettendoci sopra ho però capito che, al di là delle dimensioni, c’è un pezzo di storia che ci lega saldamente ed è rappresentato dal Porretta Soul Festival che, da 37 anni, attinge a piene mani dagli straordinari artisti del Memphis Sound.”
Il sindaco della cittadina termale ha riconosciuto che il merito va innanzitutto alla dedizione e al costante impegno del patron Graziano Uliani. Qui a Porretta, che da anni è una “splendida capitale europea del Soul“, la musica ha avuto un impatto culturale rilevante e il sindaco Nanni lo ha ricordato citando i luoghi e i toponimi del Soul: “Il parco Rufus Thomas, i 15 meravigliosi murales, il Solomon Burke bridge, una via dedicata a Otis Redding e il museo del Soul.”
Matteo Lepore, sindaco di Bologna e dell’area metropolitana, ha concluso gli interventi delle autorità ribadendo che il capoluogo “è molto vicino al Porretta Soul Festival. D’altra parte” – ha aggiunto Lepore – “Bologna è una città musica fin dal medioevo. Abbiamo l’università più antica del mondo e la nostra identità si basa su cultura, musica e sapere. La musica, ed in particolare il Soul, è la dimostrazione di come delle comunità tanto diverse come le nostre possono stare insieme.” ha concluso il sindaco del capoluogo emiliano.
LA MUSICA CHE ABBATTE I MURI
Al termine della firma del “Sister cities agreement” abbiamo chiesto un parere anche a Graziano Uliani. “Da parecchi anni siamo riconosciuti come l’avamposto europeo del Memphis Sound e questo ci riempie di orgoglio” – ha commentato il fondatore e direttore del Porretta Soul Festival –. “Peter Guralnick, il famoso critico musicale, nella sua prima visita a Porretta disse che in un momento in cui si alzano i muri noi qui a Porretta li abbattiamo. Questa definizione” – ha concluso Uliani – ”è oggi più che mai attuale e il riconoscimento di Porretta come Sister City, ovvero città sorella, di Memphis ci spinge ancora di più a lavorare bene e ad accogliere la buona musica e i suoi musicisti.”
Le fotografie utilizzate sono state realizzate da Giorgio Barbato e gentilmente concesse dal Festival.
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