Cutigliano, Personaggi e Interpreti  |  marzo 9, 2024

“La passione per il castagno: una costante nella mia vita”

Il racconto di un’esistenza contraddistinta dalla pratica castanicola. Dalle consuetudini maturate fin dall’infanzia con manufatoli, necci, frittelle e castagnaccio all’attività familiare a Cuigliano, prima mezzadri poi affittuari. La nascita dell’Associazione Ausilio Reciproco Tra Utopici Umani che gestisce l'essiccazione delle castagne nel metato medievale alle Torri di Popiglio. Quindi, nel 2019, la creazione dell'Accademia degli Infarinati, con lo scopo di migliorare la qualità delle farine, cercando di coinvolgere produttori e consumatori

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Nascere in Selvapiana, vicino Piteglio, in un luogo contornato da castagni Carpinesi secolari, intriso di racconti e vicende riferite all’ “albero del pane”, poteva essere motivo di rigetto verso la coltura/cultura del castagno da frutto.

Per fortuna questo non è avvenuto.

Negli anni dell’infanzia ho seguito e coadiuvato i familiari nella pratica castanicola ed in particolare nelle fasi di raccolta ed essiccazione tradizionale delle castagne nel metato, da cui ricavare la preziosa, per secoli indispensabile, farina dolce.

Ma non provavo grande entusiasmo per un’attività andata in disuso, il cui prodotto finale causava in molti sintomi di nausea, in quanto la farina di castagne aveva rappresentato il ripetitivo menu quotidiano per tante generazioni di montanari.

Nella mia famiglia queste sensazioni verso manufatoli, necci, frittelle e castagnaccio non sono mai emerse. Anzi ogni anno per San Paolo (25 gennaio), a seconda del meteo, il paiolo bolliva nell’aia o appeso al camino e quel giorno la “polenda dolce” era un rito che riuniva intorno ad una grande tavolata gran parte degli abitanti della vallata.

Ritrovando alcuni libretti colonici risalenti all’epoca in cui i miei erano mezzadri in quel di Cutigliano, ho appurato quanto, il castagno da frutto, sia stato di vitale importanza.

Non solo fonte di sostentamento alimentare ma elemento determinante per far quadrare i bilanci aziendali che pendevano sempre dalla parte del padrone; infatti le lavorazioni nelle selve e soprattutto le potature rappresentavano un credito da vantare verso il proprietario in quanto il castagneto era considerato un bene immobile del podere.

Da mezzadri ad affittuari

Nel 1954 i miei colsero l’occasione, trasferendosi qui in Selvapiana, di diventare affittuari, iniziando a lavorare, come diceva il nonno, “con due braccia” e tutto ciò che veniva prodotto non era più da spartire a metà col conducente attraverso l’intermediazione del fattore, ma rimaneva nella disponibilità della famiglia diretto-coltivatrice.

Seppur coinvolti nel cambiamento di vita del tempo, anche dal punto di vista alimentare nei miei non è mai venuta meno la gratitudine verso i castagni tanto da continuare la tradizionale essiccazione delle castagne e la produzione di farina dolce, malgrado fosse ridotta ad un decimo rispetto ai 60 quintali prodotti da mezzadri.

Ignorando l’esistenza del metato nel nuovo podere ne veniva usato uno a due km da casa.

Nitido è in me il ricordo dei viaggi notturni con i nonni e con la luna piana o col flebile lume di una torcia …e poi la battitura delle castagne secche, la ventolatura con la vassoia e la scelta meticolosa di quelle destinate al mulino.

Uno dietro l’altro bisnonni, nonni e genitori se ne sono andati e la cultura e gli insegnamenti ricevuti, di cui ero permeato, e di cui in seguito ho cercato di far tesoro, sono per anni rimasti sopiti.

La riconoscenza verso gli avi e la nascita di un’associazione

Quasi all’improvviso ho avvertito un forte sentimento di riconoscenza verso di loro e verso il “forte e generoso” castagno.

Così ho cercato collaborazione in amici e parenti scoprendo che alcuni erano affetti dalla mia stessa passione. E’ nata così una forma di associazione spontanea che ho denominato A.A.R.T.U.U.

Associazione Ausilio Reciproco Tra Utopici Umani; insieme abbiamo iniziato a gestire l’essiccazione delle castagne nel medievale metato “comunitativo” di mia cugina, alle Torri di Popiglio, attività che permane tuttora.

Nel frattempo si stava già abbattendo sui castagneti il flagello della vespa cinese giunta in Piemonte nel 2003 e manifestatasi nella mia zona nel 2011.

Più volte mi son detto che in un podere denominato Selvapiana non fosse possibile l’assenza del metato; il tabù è stato sfatato l’anno successivo (2012): un maldestro colpo di mazzolo ha rotto un mattone facente parte dell’intercapedine costruita per trasformare il vecchio seccatoio delle castagne in burraia, con tanto di acqua corrente all’interno per mantenere fresco l’ambiente.

L’euforia mista ad incredulità ha scatenato la convinta determinazione, supportata dagli amici del gruppo, per riportare all’antica funzione la struttura in pietra che dal 2013 ogni ottobre ha ripreso a fumare e che, anno dopo anno, facendo tesoro di esperti consigli e degli errori commessi, produce un’apprezzatissima farina dolce…ma il bello doveva ancora avvenire…

La pratica dell’innesto dei castagni

Contemporaneamente un’altra passione mi assaliva: l’arte dell’innesto dei giovani castagni selvatici, pratica dismessa da oltre mezzo secolo.

Grazie agli insegnamenti di un amico, esperto innestino, ho iniziato ad usare coltello e mastice, consapevole che la percentuale d’attecchimento sarebbe stata molto bassa rispetto alle altre piante da frutto, considerando la spiccata disaffinità presente nel castagno tra soggetti selvatici e marze domestiche.

I risultati, non sempre confortanti, hanno ancor più indotto la mia ostinazione a non mollare e grazie alle esperienze e alla manualità acquisite sono giunti, con grande soddisfazione, risultati apprezzabili.

Nel frattempo cresceva ogni anno a dismisura la conoscenza di persone che nutrivano la mia stessa passione verso il mondo castagno e la necessità di divulgare agli altri la multifunzionalità della castanicoltura tradizionale: un ecosistema che racchiude in sé l’essenza della biodiversità unitamente all’eccezionale capacità di sequestro della CO2.

L’Accademia degli Infarinati

Così è nata quasi per gioco, dopo un corso di assaggio sensoriale di farina di castagne nel 2019, l’Accademia degli Infarinati, comune intuizione con i castanicoltori lucchesi, aperta a tutti e senza confini, con lo scopo di migliorare la qualità delle farine, cercando di coinvolgere ciascun produttore ed i consumatori, facendo conoscere pregi e difetti delle stesse.

L’Accademia sta riscuotendo grande interesse, avvicinando tante persone ad un prodotto di nicchia che speriamo di salvare dall’estinzione.

Ma un fatto straordinario è stata la partecipazione a Torino, in occasione di Terra Madre 2022, salone del gusto di Slow Food, in cui abbiamo presentato il manifesto della Rete Castanicoltori e di cui ho avuto l’onore di essere nominato portavoce.

E’ stato questo il detonatore che ha fatto esplodere la passione che dai tempi dell’infanzia avevo accumulato in me, sciogliendo quell’innata timidezza difficile da far credere ai presenti.

Molti tra noi, convenuti da tutte le montagne della penisola, che si conoscevano solo via web, hanno scoperto una comunanza di intenti e una fratellanza difficilmente replicabili, con disinteressati consigli su pratiche e tecniche silvocolturali che ha accresciuto il bagaglio di ciascuno e determinato proficui interscambi all’insegna della più cordiale ospitalità.

Pian piano le maglie si sono cucite e la Rete sarà presente alla prossima edizione di Terra Madre (26/30 settembre 2024).

Ugo Bugelli, castanicoltore per passione

LA GALLERIA FOTOGRAFICA

di Maurizio Pini

 

 

  

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

   

 

 

 

 


La Redazione

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