E’ diventata quasi una consuetudine che giovani di tutto il mondo vogliano trascorrere un periodo più o meno lungo all’estero e i motivi sono i più vari. Per Nicola Casseri, ciregliese di 25 anni e diplomato geometra, il motivo è stato quello di evitarsi in futuro il pentimento per non aver voluto fare una nuova esperienza di lavoro lontano dal proprio Paese.
“L’Australia – dice Nicola – l’ho scelta perché è proprio dall’altra parte del mondo, il più lontano possibile da dove ho fatto i miei primi tre anni lavorativi. Ho provato tutto ad un tratto, la voglia di scappare dal mio Paese, ma in realtà non lo volevo veramente o almeno definitivamente. C’è stata anche la voglia di mettersi alla prova in un continente nuovo, gigante, dove non ti conosce nessuno, dove gli spazi sono immensi, la natura è maestosa ed il modo di pensare è molto distante dal nostro, soprattutto, da quello del mio piccolo mondo di Cireglio”
I primi mesi e la seconda esperienza di lavoro
“Sono arrivato laggiù – continua il Casseri – e mi sono trovato immerso in una moltitudine di etnie. Tutti lavoratori che provengono da ogni parte del pianeta e che stanno lì per pochi mesi o per una vita intera. Io avevo il visto per un anno e ho cominciato a lavorare a Melbourne, una città di oltre 5 milioni di abitanti, presso una piccola azienda familiare di floricoltura. L’orario di lavoro era molto elastico, secondo i bisogni aziendali; dalle 4 alle 11 ore giornaliere, con una paga oraria di 30 dollari. Dopo tre mesi, mi sono trasferito più all’interno, a circa 6 ore di macchina dalla grande città ed ho trascorso il resto della mia permanenza australiana lavorando in una grande farm dove si producevano patate. Era un’azienda di 40.000 ettari, con 60-70 dipendenti, ma con una tecnologia avanzatissima, enorme e affascinante. Per un mese ha impacchettato patate poi, dopo un corso brevissimo, mi hanno promosso di livello e avevo il compito di gestire il caricamento della merce sui camion. Subito è aumentata la paga oraria. Da 30 dollari è salita a 37, con i complimenti dei proprietari”.
E Nicola continua in modo appassionato a raccontare delle regole precise che ha trovato in quell’azienda, dell’ordine che vi regna e del fatto che vi vengono premiati i comportamenti collaborativi e intraprendenti. Non trascura di sottolineare il fatto che i lavoratori italiani sono i più apprezzati, perché in grado di risolvere da soli situazioni anche difficili e che le nostre tradizioni culturali destano ammirazione, specialmente in un continente che ha poca storia alle spalle.
La nostalgia di casa
Rimanere all’estero a lungo fa insorgere la nostalgia di casa. “All’inizio mi hanno affascinato questo mondo gigante, i ritmi lenti del lavoro, l’assoluta mancanza di frenesia e di ansia da prestazioni – racconta ancora Nicola -. Poi, col tempo, mi sono mancati casa, stile di vita, amici, famiglia e, in una parola sola, le mie radici. Chi non torna più nella propria terra di origine, secondo me, non ha un vero legame con la patria e vuole lasciarla perché non la ama. In Australia ho stretto alcune amicizie ma sono state tutte influenzate dalla precarietà e dalla temporaneità della permanenza e forse per questo sono state anche più autentiche perché c’era in tutti la necessità di aiutarsi l’un l’altro”.
Sintesi di un’esperienza all’estero
Quando parla del proprio futuro, Nicola diventa pensoso e aggiunge: “Non so cosa farò in futuro, forse starò all’estero e poi tornerò in Italia; ma stare sempre lontano non credo che sarà la mia scelta. Comunque, un periodo all’estero la consiglierei a tutti i giovani, anche se credo che sia più proficuo dopo aver fatto alcune esperienze di lavoro in Italia, perché stare all’estero richiede una certa maturità. Dell’Australia mi è piaciuto particolarmente il senso di ordine sociale, la meritocrazia e la volontà dell’amministrazione statale di educare chi sbaglia ma di non transigere nei confronti di chi non si ravvede. E devo ringraziare questa esperienza perché mi ha consentito di mettermi alla prova, di capire fin dove posso arrivare e mi ha permesso di fare un raffronto tra Italia e Australia. Due mondi completamente diversi, però a conti fatti fra noi ragazzi italiani che abbiamo lavorato laggiù circolava il giudizio pressoché unanime secondo cui l’Italia è il paese più bello e più vario del mondo, ma è guidato da una manica di litigiosi fuori di testa”. Ma, a questo proposito, Nicola ha usato termini sicuramente meno urbani, a sottolineare il fatto che tutta la classe dirigente di un Paese deve essere all’altezza del proprio compito e di perseguire il bene comune.
La fotogallery
Ecco alcune fotografie scattate da Nicola durante la sua permanenza in Australia.






