Alessandra Beltrame è nata a Treviso nel 1964 e vive tra Udine e Milano. È stata giornalista per Grazia, Donna Moderna, Confidenze, Messaggero Veneto. Dirige In Alto, rivista della Società Alpina Friulana. Cammina appena può, a volte con il suo cane. Con Ediciclo ha pubblicato Io cammino da sola (2017). Il suo blog: iocammino.org
Di seguito alcuni estratti dal suo libro
“Questo libro racconta unʼaltra storia dopo il mio primo, Io cammino da sola. (…) Questo libro racconta unʼaltra storia, ma è legato allʼaltro. Segue un sentiero che mi si è aperto davanti mentre cercavo di spiegare come un successo fallimentare (la definizione è di Claudio Visentin) mi avesse aperto gli occhi sullʼevidenza del camminare. Sulla sua importanza. Necessità. Potenza. Ineluttabilità. È da due anni che, lasciando correre il flusso delle mie parole in pubblico, finisco a parlare del senso e della ragione del cammino. È un argomento che suscita meraviglia, curiosità, interesse, benché sia abbastanza banale. Ma è a volte dalle cose ovvie, quelle che abbiamo sottʼocchio, che riceviamo le più grandi verità. Con il cammino accade proprio questo: sportivi o sedentari, tutti lo danno per scontato. Gli uni e gli altri non ci riflettono. Con il risultato che perde valore, e importanza. Sono partita da me. Ho continuato a riflettere su chi ero e chi sono. (…) Così ho continuato a camminare. A scrivere. A mettere insieme le due cose. (…) Mi sono incamminata con davanti una pagina bianca. Ho usato le lettere, le parole, come i sassolini, i fili dʼerba, le foglie che a migliaia, milioni ho calpestato lungo i sentieri. Ho calcato i caratteri della tastiera come i passi che compio ogni giorno. A volte leggeri e distratti, spesso automatici e sicuri, nei momenti critici con fatica e dolore, pestandoli con il fiatone e anche un poʼ di batticuore. Poi ho recuperato il respiro regolare, necessario ad andare, a salire, per ore, per giorni lungo i crinali di cui è fatta lʼesistenza. Nessuno mi ha indicato la strada o sono stati mille. Mi sono lasciata portare dal corpo, dalla curiosità, dal ragionamento, spesso dalle parole stesse. Mi sono affidata con fiducia ed emozione a una metaforica strada di parole. Per me lʼunico modo di concepire la vita. Perché sono, siamo nati per camminare”. (Dal capitolo “Una strada di parole”)
“Noi siamo nati per camminare, non per stare fermi. Alcuni hanno scritto del cammino come gesto, azione, ne hanno fatto la storia e la filosofia. Sempre più ne riconoscono lʼutilità e il piacere, dopo che i mezzi di trasporto meccanici e digitali ce ne hanno tolto la necessità. Eppure ci muoviamo sempre meno. Camminare ci pesa, ci annoia, è faticoso, richiede tempo, e noi non ne abbiamo mai. Camminare si fa allʼesterno, e allora può piovere, fare caldo e tirare vento. Ci sono mille scuse per non camminare. (…) La gente non ha tempo, la gente ha fretta. Ma sono alibi. Lʼuso delle gambe ci è ormai desueto. Preferiamo evitare. Invece, di camminare cʼè un gran bisogno, davvero. Non per perdere i chili in eccesso: quello non mi interessa. Non per arrivare primi, benché io rispetti e ammiri chi fa imprese. Non per dire ‘Sono stato là’ o per scrivere lʼennesimo libro di viaggio (tutti magnifici, per carità). No. Di camminare cʼè una necessità estrema nella quotidianità, nel giorno per giorno, nelle città, nella natura. Per andare a trovare un amico o al cinema. Per vedere cambiare un albero durante le stagioni. Per dare un nome a un fiore di campo. Per annusare il profumo dellʼerba e la puzza dello smog. Per calpestare i sassi e lʼasfalto, i sampietrini e il pavé, e vedere lʼeffetto che fa. (…) In molti paesi camminare è bandito, non si può proprio fare, e questo non è civile, non è sano, non è ecologico. Non è giusto. Cʼè bisogno di camminare, di giorno e di notte. Riappropriarsi delle strade. Andare in giro. Osservare al ritmo giusto (camminare non è lento!), pompare sangue al cervello con lʼazione dei piedi e così diventare più lucidi, più sensibili. Stare meglio. Prendersi tempo per vedere quel che ci circonda. Smascherare gli inganni, allontanarsi dai falsi amici, dai legami infelici, riconoscere le schifezze che hanno costruito, impedire che si perpetuino. Elaborare i lutti. Camminare per andare avanti, salutare il nuovo giorno e prepararsi al successivo, accettare lo scorrere della vita e il nostro divenire. Non fermarsi sulle cose, sulle relazioni, ma crescere con esse. Perdere il possesso, accettare lʼaddio e la sorpresa, salutare lo sconosciuto e avere curiosità per ciò che non si conosce. Acquistare fiducia, visione e coraggio. Camminare per sopravvivere. Io credo che il cammino salverà questa società malata. Perché camminare salva prima di tutto noi stessi.
Il cammino si deve insegnare, e insegnare ad amarlo. Non si deve dare per scontato. Perché oggigiorno ci sono innumerevoli tentazioni per sedersi e per fermarsi (mentre invece la vita no, non si ferma). Perché siamo circondati di protesi (lʼautomobile, la sedia, la televisione) che ci fanno dimenticare di camminare e ci fanno pensare che non serva, che sia superfluo. (…) Chi cammina è diverso. Chi cammina è migliore. Perché vede quel che sfugge a chi va di fretta, a chi osserva le cose dal finestrino di unʼauto. Perché annusa, calpesta, si stanca e si incanta. Perché ha bisogno di riposo e di accoglienza, perché deve fidarsi e affidarsi. Perché impara la prudenza e allena lʼocchio a guardare e non solo a vedere. Perché impara a non inciampare e a superare gli ostacoli. Perché sa orientarsi, e non ha paura di sbagliare la strada, perché può succedere. Perché diventa sensibile, permeabile, poroso alle cose, agli altri, alla vita. Perché si emoziona.
Camminando si disvelano mondi, anche interiori. Si scoprono i particolari, si annusano odori, si vedono bellezze e brutture. (…)
Il cammino insegna la parsimonia, perché chi va a piedi trova sempre la via più breve e più facile per arrivare a destinazione; la sobrietà, perché non chiede orpelli, né ha bisogno di superfluo: sui sentieri si viaggia leggeri. Insegna la pazienza: il viandante sa che il tempo si conta in passi, lo mette insieme allo spazio, non lo svaluta accelerando; la fiducia: sulla strada ti devi fidare degli altri, impari a capire chi merita, a chi dare la mano e da chi riceverla; la prudenza: pesare le scelte, fare attenzione, rispettare e accettare lʼignoto, il rischio, non esagerare”. (Dal capitolo introduttivo “Per un manifesto”)
“Il cammino è potente. Trasforma. Cambia la vita delle persone. La tua e quella di chi ti sta intorno. Il cammino aiuta. Illumina. (…) Lasciate andare il vostro passo e provate a vedere lʼeffetto che fa. Chi ogni giorno cammina, perché vuole, perché deve, perché può, ne avverte il ritmo. Quello che si osserva mentre si marcia si avvicina a mano a mano che si mette un passo dopo lʼaltro. Si trasforma. Lʼalbero, lʼamico che ti aspetta. Il rifugio, la vetta sono dinamicamente inseriti nel tuo orizzonte, vengono a te. (…) Camminare enfatizza i nostri sensi, non li anestetizza, che è quel che fa lʼautomobile, chiudendoci dentro un abitacolo insonorizzato e impermeabile. La velocità togli sapore, materia, a quel che ci circonda. (…) Cʼè chi ha fatto il giro del mondo a piedi. E cʼè chi ogni giorno fa il giro del suo isolato. Non è importante quanto e dove cammini. Ho visto uomini allungare la loro vita andando al ritmo del loro cuore e del loro respiro. Ho visto donne, e uomini, salire vette altissime, le più alte, un passo dopo lʼaltro. (…) Vivere è questo, è spostare sempre un poʼ il limite, perché si cresce, si invecchia, perché oggi non ritornerà più e domani è un altro giorno, e si ricomincia da capo. No, camminare non è lento. Se dai una regolarità al tuo passo. Se cammini con convinzione. Se ci credi. Ci vuole costanza nel camminare. Regolarità. Pazienza. E rispetto. Ci vuole visione. La lungimiranza si acquista. Camminando si diventa lucidi. Saggi. Camminando si capisce anche lʼincomprensibile. Lo si accetta. Si reagisce. Si agisce”. (Dal capitolo “Camminare non è slow”)
CITAZIONE: “Perché non cʼè un cammino uguale allʼaltro, e non cʼè alcuna guida che potrà raccontare il nostro viaggio. Quel cammino, quel viaggio fatto con i piedi e con il corpo, con la fatica e lungo la strada aperta è solo nostro e nessuno ce lo potrà raccontare. Né potrà farlo al posto nostro. Perché il cammino non si può delegare. Il cammino o si fa o non si fa. Camminare è intelligenza. Camminare è potenza. Camminare è valore. Camminare è giudizio e visione”.
DETTAGLI TECNICI
LINGUA: Italiano
ANNO: 2019
PAGINE: 152
EDITORE: Ediciclo
