In cammino con i libri  |  giugno 27, 2026

Le antiche vie. Un elogio del camminare di Robert Macfarlane

Lo scrittore britannico racconta dei quasi duemila chilometri di antiche vie che ha percorso a piedi in cerca del passato. Come un autentico sciamano, fa parlare i paesaggi resi muti dallʼabitudine, dà voce ai fantasmi che li abitano. Appassionato alpinista, critico letterario, collaboratore della BBC e insegnante a Cambridge, per Einaudi ha pubblicato anche Luoghi selvaggi

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La copertina del libro

Robert Macfarlane, appassionato alpinista, critico letterario, collaboratore della BBC e insegnante a Cambridge, per Einaudi ha pubblicato anche Luoghi selvaggi.

Sarebbe stato impossibile scrivere questo libro da fermi. È un libro che parla della relazione tra i sentieri, il camminare e lʼimmaginazione, e molti dei pensieri che lo compongono non potevano che nascere in cammino. Si tratta del terzo titolo di una trilogia informale dedicata al paesaggio e allo spirito umano, ma non cʼè bisogno di leggerlo dopo i due testi che lʼhanno preceduto e neppure assieme. Racconta dei quasi duemila chilometri di antiche vie che ho percorso a piedi in cerca del passato, per trovarmi ogni volta riconsegnato al presente. Esplora i fantasmi e le voci che popolano le antiche vie, le storie custodite e narrate dalle piste, i pellegrinaggi e gli sconfinamenti, le vie dei canti e i loro cantori e gli strani continenti che i paesi racchiudono entro i propri confini. Prima ancora, è un libro che racconta di persone e di luoghi; del camminare come forma di introspezione e dei modi sottili con cui siamo plasmati dai paesaggi che attraversiamo. (Nota dellʼautore)

Percorrendo a piedi quasi duemila chilometri di antiche vie, Robert Macfarlane scrive un “elogio del camminare” che riaccende di vita il legame tra la strada e il racconto, tra lʼandare e il pensare, dando un senso nuovo allo spaesamento di chiunque si metta in viaggio, di ogni uomo che esce fuori per conoscersi dentro. Come un autentico sciamano, fa parlare i paesaggi resi muti dallʼabitudine, dà voce ai fantasmi che li abitano, narra per noi i pellegrinaggi, gli sconfinamenti e le storie con cui gli uomini hanno abitato il mondo. (Dalla quarta di copertina)

Il libro inizia con una passeggiata fatta una sera dʼinverno, poco dopo che aveva smesso di nevicare, in cui lʼautore si mise a seguire le tracce di alcuni animali. “La neve era un romanzo irresistibile. Ogni pista sembrava la trama di una storia da ripercorrere al contrario, risalendo il corso del tempo; una sequenza di allusioni a eventi avvenuti e conclusi”…

Comincia così un appassionante, appassionato e affascinante racconto che si snoda attraverso una fitta rete di sentieri e letteratura, tra citazioni e aneddoti letterari e storie di percorsi anche minori che incrociano la Storia, in varie parti del mondo.

 

CITAZIONE: “I sentieri uniscono. È la loro missione fondamentale, la ragione prima della loro esistenza. A rigor di termini uniscono luoghi, in senso lato persone. (…). Vado per sentieri da anni, e di sentieri leggo anche da tempo. La letteratura sui viaggi a piedi è lunga e si presenta in forma di poesie, canzoni, storie, trattati, guide, carte, romanzi e saggi. Il patto tra scrittura e cammino è tanto antico quanto la letteratura stessa: una passeggiata può facilmente diventare una storia, e non cʼè sentiero che non abbia qualcosa da raccontare”.

 

DETTAGLI TECNICI

LINGUA: Italiano (traduzione dallʼinglese di Duccio Sacchi)

PAGINE: 408

ANNO: 2018

EDITORE: Einaudi


La Redazione

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