Abetone, Cutigliano, Ambiente  |  maggio 7, 2026

Pericolo frane, Rivoreta paese super “osservato”. Ma gli interventi non arrivano

Negli ultimi anni tanti sopralluoghi tecnici con monitoraggi sul movimento del terreno ed il livello delle acque del sottosuolo. Le perplessità dei residenti: “La piazza è abbassata, ci sono crepe nell’asfalto, abitazioni ed edifici pubblici e privati lesionati. Ma gli amministratori comunali e regionali non ci fanno sapere nulla”. Un paese sempre più abbandonato

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RIVORETA (ABETONE CUTIGLIANO) – Il cuore del piccolo borgo di Rivoreta si mostra veramente in tutto il suo fascino, frutto, com’è, del contrasto tra la raccolta semplicità montanina delle sue strutture architettoniche e l’ampiezza dell’orizzonte che si perde lontano fra alti crinali di monti e la lunga valle della Lima. Aggrappato ad un minuscolo pianoro naturale, alle spalle di un gigante, il Libro Aperto, si è via via addensato intorno ad un antico oratorio, diventato chiesa intorno alla metà del 1800 che è stata elevata a parrocchia nel 1913 ed intitolata ai Santi Rocco e Sebastiano. A fianco della chiesa sorge un’ampia canonica, che ha ospitato a lungo un curato e poi altri parroci semplici del piviere di Cutigliano.

Fino agli anni ‘90 del secolo scorso Rivoreta è stato un borgo vivo, con un bar, di cui oggi resta miseramente solo l’insegna scolorita, ed un ristorante conosciutissimo gestito dalla mitica Emelia.

L’impressione attuale di abbandono

La prima impressione che si ricava dal visitare oggi il centro di Rivoreta è quella di un desolante abbandono; case dalle imposte serrate, che si riapriranno forse quando in pianura farà un caldo asfissiante, qualche rara automobile di passaggio di chi ostinatamente risiede ancora nelle varie frazioni che le stanno intorno ed un numero di abitanti ridottissimo, come del resto in tutte le aree marginali del nostro Appennino tosco-emiliano. Solo due o tre volontari si occupano di aprire e di tenere in ordine la chiesa e di dare aria ai locali della canonica. Sono le medesime persone che hanno a cuore le sorti del piccolo borgo e ne denunciano le problematiche, prima di tutto quelle geologiche che ne minacciano la staticità stessa.

Negli ultimi tre anni nulla è cambiato

Sono ormai passati quasi tre anni dal giorno in cui il nostro giornale ha denunciato i movimenti franosi che interessano alcune strade pubbliche, il Museo della lana, la chiesa, la piazzetta e almeno un edificio privato adiacente e che ne minacciano pericolosamente la stabilità. Negli anni precedenti si sono susseguiti sopralluoghi tecnici, sono stati collocati strumenti di monitoraggio di ultima generazione che misurano il movimento del terreno ed il livello delle acque del sottosuolo, ma sono intervenuti anche tecnici del Comune di Abetone-Cutigliano, del Genio civile di Lucca e dell’Università di Firenze.

Giulio Silvio Petrucci, il residente del luogo che avevamo intervistato tre anni fa ha però qualcosa da dire in proposito: “Siamo uno dei paesi italiani forse più monitorati e controllati e questo ci fa piacere; ma a questo punto ci aspettavamo progetti e lavori esecutivi; invece probabilmente continueranno le misurazioni e i controlli sul centro del paese, sulla piazza, sulla chiesa e sulla strada che dal Melo conduce a Pianosinatico. Recentemente sono stati riposizionati i lastroni in pietra nella pavimentazione della piazza, precedentemente squassati da movimento idrogeologico, ma le cose continuano a peggiorare lentamente e inesorabilmente. Paragono questa situazione a quei medici che fanno un consulto approfondito al malato senza dargli una cura, e nel frattempo il malato muore – sottolinea ancora Petrucci con amara ironia -. Allo stesso modo il dissesto di Rivoreta: i controlli sono accurati ma non si fa niente di esecutivo. Attualmente abbiamo la piazza abbassata, sotto cui passano le fognature, con crepe nell’asfalto, abitazioni ed edifici pubblici e privati lesionati, mentre gli amministratori comunali e regionali non riferiscono pubblicamente se e come verranno realizzate le opere di consolidamento del terreno e per il drenaggio delle acque. Nel frattempo sarebbe buon senso chiudere con bitume le crepe formatesi nell’asfalto perché non vi penetri acqua piovana e non ammassare, in inverno, la neve spalata sopra le crepe stesse – conclude Petrucci -. A meno che non ci sia la volontà di abbandonare Rivoreta ed i residenti al loro destino”.

Quest’ultima considerazione del Petrucci non è escluso che possa avere un fondo di verità, viste certe affermazioni pubbliche della grande politica sulle aree marginali e vista anche la mancanza di visione di molti amministratori locali. Inoltre non si capisce certo strabismo istituzionale che da una parte celebra l’importanza del turismo e dall’altra non valorizza, con strutture di supporto, un percorso storico come Il Cammino di San Bartolomeo, che passa proprio da Rivoreta e che potrebbe essere un volano economico interessante se adeguatamente corredato da strutture di accoglienza, come ad esempio potrebbero essere la Canonica o altri edifici circostanti.

Alcune foto di edifici lesionati

 

   

  


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)