La Voce in Cammino, Uno sguardo oltre  |  maggio 5, 2025

Costruire e comunicare i cammini oggi

A Mori, in provincia di Trento, un incontro pubblico dal titolo "Costruire e comunicare i cammini oggi" è stato l'occasione per riflettere sui rischi e le opportunità nel boom dei cammini che, negli ultimi anni, sembrano essere diventati un "fenomeno di moda". Simone Frignani, autore di alcune guide pubblicate da Terre di Mezzo, ha presentato i cammini da lui ideati (Cammino di San Benedetto e Italia Coast2Coast) per poi proporre una riflessione sullo spirito che li anima, sui loro punti di forza/debolezza e sulle motivazioni che spingono tanti pellegrini a mettersi in cammino

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Il piccolo paese di Mori, nel basso Trentino, è diventato un punto di riferimento per i moderni pellegrini. La compagnia del cammino di San Rocco, un itinerario di 70 km che parte e arriva a Mori, organizza ogni anno diverse iniziative escursionistiche e culturali. Domenica 27 aprile, nell’ambito della Festa di Primavera, l’associazione ha proposto un doppio interessante appuntamento al quale ho preso parte. Alle 13:30 Laura Ciaghi, guida escursionistica del territorio, ci ha accompagnati fino al Santuario di Montalbano. In questa breve passeggiata, che insiste sui primi chilometri del Cammino di San Rocco, abbiamo incontrato alcune delle associazioni che il Cammino, nato come progetto di comunità, ha messo in rete. Durante la salita Laura Ciaghi ha presentato diversi aspetti geologici, naturalistici e storici del territorio. Arrivati al santuario siamo stati accolti da Ester e Mario, due volontari della SAT (Società Alpinisti Tridentini), che ci hanno raccontato, in modo appassionato e coinvolgente, la storia della famosa via ferrata “Ottorino Marangoni”.

Dopo questo piccolo assaggio del Cammino di San Rocco la comitiva si è trasferita al teatro “Gustavo Modena” per un incontro intitolato “Costruire e comunicare i Cammini oggi“. Questo evento, il cui relatore era Simone Frignani (scrittore, ideatore di cammini e Presidente dell’associazione Amici del Cammino di San Benedetto), è stato un interessante momento di riflessione sui cammini che, nel corso degli ultimi venti anni, sono diventati, citando le parole del relatore, un “fenomeno di moda”.

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

La relazione di Simone Frignani è iniziata con la presentazione del cammino di San Benedetto da lui ideato circa 15 anni fa. “Nel 2009 mi sono trovato a percorrere un tratto del cammino Di qui passò Francesco.” – ha ricordato il relatore – “Ero partito con spirito molto francescano, perfino eccessivo: volevo dormire nei boschi e parlare con gli animali. Mi sono affidato completamente alla provvidenza e mi sono successe cose incredibili. Chiunque abbia fatto un cammino sa di cosa parlo: quando sei in cammino incontri sempre le persone giuste al momento giusto”. In seguito, dopo questa esperienza sul cammino ideato da Angela Seracchioli, Frignani si è concentrato sulla figura di San Benedetto che, come ha dichiarato, lo aveva sempre affascinato fin da ragazzo.
Il cammino di San Benedetto, 300 km in 16 tappe, è nato quindi dall’iniziativa solitaria di Simone Frignani. Ben presto però hanno iniziato ad aggregarsi tante altre persone. Molte di queste vivevano sull’itinerario: “Gente che prima mi vedeva passare con lo zaino e non capiva ma poi, nel corso del tempo, si è innamorata del cammino e dei suoi pellegrini” ha ricordato Frignani. In tanti si sono fatti avanti e, giusto per dare una cifra, se nel 2012 non esistevano ospitalità a donativo oggi ce ne sono ben 35.
“Ma perchè i cammini hanno così tanto successo al giorno d’oggi?” è questa la domanda che si è posto l’ideatore del San Benedetto. Le statistiche ci dicono che non è tanto la Fede a muovere i passi dei moderni pellegrini. Quello che spinge i viandanti è piuttosto un grande bisogno di spiritualità e di ricerca interiore. Ma forse per capire questo aspetto può tornare utile l’insegnamento del santo da Norcia. La locuzione “Ora et labora” ci insegna che sono necessarie le attività materiali (“labora”) ma che, allo stesso tempo, è fondamentale anche porre attenzione alla dimensione spirituale della nostra vita. E proprio su questo aspetto si è soffermata la riflessione:  “Eravamo arrivati ad un punto, verso la fine degli anni ‘90, in cui c’eravamo spinti troppo verso la vita attiva.” – ha commentato il relatore – ” Ma San Benedetto, col suo Ora et Labora, ci insegna che sono necessarie tutte e due le dimensioni che vanno messe insieme. Negli anni ‘90 eravamo completamente sbilanciati verso la parte del Labora, con vite troppo frenetiche dominate dalla dittatura dell’orologio. Questa ricerca dei cammini è un bisogno di riappropriarci del nostro tempo e prenderci cura di noi stessi e della nostra interiorità”.

 

ITALIA COAST2COAST

Frignani, durante la sua relazione, ha ricordato che Valentina Lo Surdo, una giornalista Rai esperta di cammini, aveva definito quello di San Benedetto come il “cammino del cielo” mentre Italia Coast2Coast, nelle parole della giornalista, è il “cammino della terra”.
Questo secondo itinerario, ideato da Frignani dopo il San Benedetto, è lungo 410 km su 18 tappe a piedi. Esiste anche una variante per le bici che si sviluppa in 9 tappe per una distanza di 450 km.
“Ciò che ha guidato la costruzione di questo cammino ” – ha confidato Frignani – “è stata la curiosità di andare a scoprire le radici del nostro Paese. Italia Coast2Coast è un cammino curioso delle radici italiche, di tutto quello che c’è prima dei romani, ovvero il mondo dei piceni o degli etruschi.”
Questo cammino, che va da Ancona a Orbetello, è immerso nella natura e nell’archeologia. Mentre lo percorri, come ha sottolineato il suo ideatore, “senti qualcosa di ancestrale, l’appartenenza alle nostre profonde radici italiche“.

IL BOOM DEI CAMMINI: RISCHI E OPPORTUNITA’

“Cosa ci dice la lunghezza di un cammino?”. Con questa domanda la moderatrice Laura Ciaghi ha chiesto a Simone Frignani una riflessione sul tempo che mettiamo sui nostri cammini. Il relatore ha fatto notare che, nel corso degli ultimi anni, la dimensione del tempo rapportata ai cammini è molto cambiata. “Quando ho iniziato ad occuparmi di cammini” – ha ricordato Frignani – “il percorso lungo o anche lunghissimo non era un problema. Oggi invece si chiama cammino tutto. Qualsiasi cosa è un cammino, ci sono ad esempio cammini di 16km da fare in 3 tappe. Ma il cammino mordi e fuggi non è un cammino”.
Il cammino, per entrare in quella dimensione di spiritualità e interiorità che lo caratterizza, deve avere una durata minima.
“Classicamente il primo giorno sei ansioso, attento alla tabella di marcia, le tante cose che devi fare. I primi tre giorni” – continua Frignani – “servono a riconciliarti con te stesso. Dopo, dal quarto giorno, puoi camminare anche un mese, entri in questa dimensione parallela e vai avanti.”
Oggi però le cose sono cambiate e i cammini lunghi non funzionano più come era una volta. anche la via Francigena è un chiaro esempio. Tempo fa, molto più di adesso, c’erano persone disposte a percorrerla tutta. Adesso invece sono rarissime le persone che la fanno nella sua interezza. Molti si limitano, ad esempio, al tratto toscano. Ma questo vale anche per altri cammini storici. “Anche a Santiago succede la stessa cosa” – ha commentato il relatore – “nella prima parte non si incontra quasi nessuno ma sugli ultimi 100 km c’è la marea umana e sembra di passeggiare sotto i portici a Bologna. Adesso la tendenza è sempre più il cammino veloce di una settimana o poco di più.” – ha concluso Frignani – “Meglio ancora se l’itinerario è ad anello così si risolvono molti problemi logistici.”

Questa mutazione nell’approccio ai cammini si può spiegare, secondo i relatori, con un cambiamento nei pellegrini. Il mondo dei cammini, all’inizio, era per pochi: una nicchia di persone, tendenzialmente avanti con gli anni. Poi l’età si è abbassata e sono subentrati altri aspetti come la sfida personale. In aggiunta stanno avanzando prepotentemente anche gli aspetti turistici. “E’ inevitabile che ci sia questo” – ha precisato Simone Frignani – “ci sono territori, anche sul San Benedetto, che ormai hanno fatto un’economia del cammino. Però se poi prevale l’aspetto turistico si rischia di snaturare il senso del cammino. Il turismo non deve essere al primo posto ma deve essere una conseguenza del cammino.”
Quella dell’Over tourism sembra dunque essere una minaccia reale. Ma a fronte di questo rischio Laura Ciaghi sostiene che i cammini, per loro stessa natura, abbiano già gli anticorpi per difendersi. Uno di questi anticorpi è sicuramente l’accoglienza. Questo aspetto è emerso dall’intervento di Simone Frignani secondo il quale “l’accoglienza è fondamentale, essa è tutto. In Italia ci sono tanti bei cammini. In Italia è bello camminare ovunque c’è solo l’imbarazzo della scelta. La differenza la fanno le persone che si prendono cura di te quando sei in cammino. Anche laddove lo fanno per mestiere, come gestori di un b&b o di un agriturismo, molto spesso si va molto oltre all’aspetto commerciale. C’è la dimensione della fratellanza, il piacere di fare incontri, che prevale sull’aspetto economico.”
L’ideatore del Cammino di San Benedetto si è soffermato anche sui rischi legati all’improvvisazione di tanti pellegrini. Il boom dei cammini ha fatto sì che, sempre più spesso, molte persone che partono siano impreparate o non attrezzate per affrontare l’itinerario. “I rischi ci sono se passa l’idea del cammino come esperienza di moda, una cosa per tutti.” – ha commentato Frignani – “Non voglio essere esclusivo, però bisogna essere preparati. Forse bisognerebbe fare un piccolo esame, rilasciare una patente di pellegrino a chi si mette in cammino”. Nonostante questi fenomeni il relatore è comunque fiducioso e conclude che “a fronte di questi rischi, dovranno essere molto brave le associazioni a gestire i cammini per farli crescere in modo sano.”

Link utili:

Cammino di San Rocco

Cammino di San Benedetto

Italia Coast2Coast

 

 

le fotografie riportate nell’articolo sono state realizzate da Andrea Piazza


Andrea Piazza

Andrea Piazza nasce a Mantova nel 1974. Vive tra le rive di due fiumi (il Po e il Mincio) ma coltiva, da sempre, l’amore per la montagna. Ha due grandi passioni: il viaggio e la fotografia. Due attività che trovano un perfetto connubio nell’intrigante bellezza delle nostre montagne. Da qualche tempo cura un blog http://www.artedicamminare.it/ nel quale racconta, in modo simpatico e “non convenzionale”, i suoi viaggi sull’Appennino e non solo.