Savor Savigni, Economia  |  dicembre 14, 2020

I Savigni: come nasce un brand, made in Sambuca Pistoiese

Il forte legame e il grande senso di appartenenza della famosa Macelleria Agricola alla propria terra di origine. Una terra marginale, dov'è molto difficile fare impresa, che da debolezza è diventato punto di forza. La scelta di creare una filiera alimentare ecologica e rispettosa della salute e dell'etologia animale. L'importanza di un marchio riconoscibile e di assoluto impatto

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PAVANA (SAMBUCA PISTOIESE) – Non c’è angolo del nostro territorio montano che non abbia il proprio fascino; a volte presenta tratti naturalmente più accattivanti, altre nasconde una bellezza scontrosa, aspra, meno nota al grande pubblico.

Così, per fare un esempio, il sentire comune identifica, a torto, la Montagna pistoiese con una piccola porzione di essa, cioè la zona dell’Abetone, e ne dimentica altre che per svariati motivi sono state più penalizzate e non hanno ricevuto altrettante attenzioni.

Il territorio di Sambuca Pistoiese è uno di quelli meno conosciuti: ha un’estensione enorme, è solcato da valli profonde e dalla metà del secolo scorso ha visto ridurre drasticamente il numero complessivo degli abitanti, tanto che molti paesi e borgate sono ridotti ormai a fantasmi di ciò che erano in un passato anche recente.

Qui è più difficile vivere e soprattutto fare impresa.

I Savigni, un brand coraggioso

Pavana, uno dei centri più significativi del Comune di Sambuca, per lungo tempo ha raggiunto le cronache nazionali solo come patria adottiva di Francesco Guccini, il cantautore e scrittore, ma dal 1985 si è fatto largo un brand di tipo ecologico-gastronomico che piano piano ha raggiunto una fama considerevole a livello regionale, nazionale e internazionale.

Il merito è della famiglia Savigni che in questi 35 anni ha investito tante risorse ed ha dedicato alla propria azienda, la ormai famosa Macelleria Agricola, una “montagna” di sacrifici, perché realizzare un brand e rafforzarlo non è affatto facile, in quanto non significa semplicemente ideare un marchio legato ad un prodotto. E’ qualcosa di assai più complesso.

E’, infatti, un’operazione che ha risvolti culturali, sociali, economici, etici e presuppone indagini di marketing e una buona dose di sensibilità e di intuizione, anche in ambito mediatico-comunicativo.

 

Niccolò Savigni ( a sinistra) e tutta la famiglia Savigni: Paola, Mileto, Fausto e Niccolò

Intanto la sfida iniziale dei Savigni è stata quella dell’identificazione col territorio sambucano che, a sentire Niccolò Savigni, “non è stata un’operazione facile, data la marginalità di Pavana. In questo ci hanno aiutato la popolarità di Guccini e il supporto e l’incoraggiamento che Francesco ha dato a tutti noi; inoltre è stata vincente l’idea di promuovere un’agricoltura tradizionale in chiave innovativa, calata nella dimensione territoriale appenninica”.

La scelta di creare una filiera alimentare di tipo ecologico e rispettosa della salute e dell’etologia animale ha dato subito risultati incoraggianti e, su queste fondamenta i Savigni hanno costruito un rapporto privilegiato con la clientela e via via rafforzato il proprio nome, l’impatto comunicativo, la storia aziendale; in poche parole, si sono creati una reputazione che li ha distinti da molta concorrenza.

Bovini ( a sinistra) e suini dell’allevamento Savigni

Tutto questo determina un brand di successo: “Ma guai sentirsi arrivati – continua Niccolò – perché lo sforzo deve essere costante in termini di qualità, se vogliamo che la nostra clientela continui a preferire i prodotti sambucani e il brand che con tanta fatica abbiamo realizzato”.

Due marchi, ma un medesimo spirito

Non è di secondaria importanza la scelta di un marchio riconoscibile e di assoluto impatto.

“Il primo marchio che abbiamo adottato – continua Savigni – si è pensato in stile classico, ispirato alla grafica di Leonardo da Vinci, a cui è stata aggiunta una nota di territorialità rappresentata dal logo di Sambuca Pistoiese e della Toscana. Questo marchio è rimasto fino al 2014, dopodiché si è deciso di operare una svolta radicale, più moderna e innovativa nel settore; è nato il nuovo marchio rosa col bilanciere. Si tratta di una scelta ragionata e significativa – spiega ancora Niccolò -, in quanto il bilanciere, oltre a rappresentare i puntini sulle “i” del cognome Savigni, e il naso bovino o suino degli animali che alleviamo, è simbolo di forza della carne e della famiglia. Insomma nel nuovo marchio intendiamo sottintesi tutti questi significati. Un’altra scelta azzeccata è stato il colore rosa acceso, che nonostante le nostre iniziali preoccupazioni ha avuto grande impatto sul pubblico – conclude Savigni – .Quando si partecipa ad uno stand fieristico oppure quando un nostro furgone passa per strada, siamo immediatamente riconoscibili e la gente associa quel colore alla nostra azienda ed ai nostri prodotti. E’ questo, in fondo, l’obiettivo di un marchio e la sua riuscita ci riempie di orgoglio e di voglia di fare”.

   

 

Un grande senso di appartenenza al territorio

Ma alla fine, ciò che non si deve dimenticare è che alla base del marketing, del brand, del marchio, del mercato, tutti concetti settoriali di tipo economico, i Savigni hanno mostrato un grande senso di appartenenza alla propria terra di origine, anche se la Sambuca è terra marginale e tutt’altro che “griffata”, ed hanno fatto di questa apparente debolezza un punto di forza, proponendosi come esempio positivo di risveglio della nostra Montagna, se è sostenuto da impegno, spirito di sacrificio e, come in questo caso, da unione familiare.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)