La ricerca, Ambiente, Piteglio, San Marcello  |  novembre 18, 2018

Impianto di Tana Termini, tanti dubbi anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta

La relazione territoriale sulla Toscana su ciclo rifiuti e illeciti ambientali affronta anche la situazione dell'impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti organici. Il testo, che pubblichiamo integralmente, conferma una vicenda complessa e ancora irrisolta. Con una constatazione sconsolante: "Nessuno è stato in grado di prendere il controllo della situazione, sia finché c’era un gestore, sia dopo il fallimento". Legambiente Pistoia e i residenti della zona: "La Regione non autorizzi la riapertura di quell'impianto. Presenti ancora tonnellate di rifiuti speciali. Serve una grande bonifica"

di

Tempo di lettura: circa 7 minuti
compostaggio tana termini piteglio
L'impianto di compostaggio di Tana Termini, nel Comune di San Marcello Piteglio

ROMA – C’è anche il “caso” dell’impianto di compostaggio di Tana Termini, nel territorio comunale di San Marcello Piteglio, nel documento della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Nella “Relazione territoriale sulla Regione Toscana” (che consta di 362 pagine complessive) comunicata ai presidenti di Camera e Senato il primo marzo scorso, da pagina 263 a pagina 265, si ripercorre tutta la vicenda di quell’impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti organici che ha avuto, praticamente fin dal suo nascere, enormi problemi con pesanti ripercussioni per la popolazione della zona.

La conferma dei dubbi di Legambiente Pistoia

Una relazione che conferma i dubbi di chi ha da sempre condotto una battaglia contro quell’impianto, in primis Legambiente Pistoia e i cittadini residenti nelle vicinanze. Antonio Sessa, presidente della sezione pistoiese dell’associazione ambientalista, chiede chiarezza sul futuro di quell’area. “Dobbiamo avere garanzie dalla Regione Toscana perché neghi qualsiasi autorizzazione a rimettere in vita quell’impianto, che al contrario va bonificato per evitare nuovi sversamenti nel fiume ed eventuali incendi come è già accaduto in passato. A Tana Termini ci sono ancora 4500 tonnellate di rifiuti speciali”. Il timore nasce dall’ipotesi di un potenziale acquirente della struttura che si sarebbe proposto durante la procedura fallimentare che ha riguardato la società Sistemi Biologici, ex gestore dell’impianto. Ma quell’impianto, sostengono i suoi avversari, non ha mai funzionato e ha solo prodotto danni ambientali. Una tesi che esce rafforzata dalla relazione della Commissione parlamentare il cui testo integrale pubblichiamo qui di seguito, con la sola aggiunta della suddivisione in capitoli (di nostra mano) per agevolarne la lettura.

 

Il testo integrale della commissione parlamentare

“L’impianto ubicato in via Brennero snc, frazione Pian del Termine, San Marcello Piteglio (PT), svolgeva attività di stoccaggio e trattamento di rifiuti organici urbani. La proprietà e la gestione dell’impianto erano riconducibili alla Sistemi Biologici srl, società a capitale misto pubblico e privato, che è stata dichiarata fallita in data 14 marzo 2017 dal tribunale di Pistoia.

Il fallimento del gestore

Riferisce il prefetto di Pistoia nella sua relazione del 23 novembre 2017 (doc. 2464/1) che le cause del fallimento – secondo il curatore fallimentare – sarebbero in parte da ricondurre alla litigiosità dei soci e che sono in corso indagini per individuare eventuali responsabili. Il materiale è al momento secretato e ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria di Pistoia. Presso l’impianto di compostaggio, allo stato attuale, risulterebbero presenti circa 4.750 tonnellate di materiali qualificabili come rifiuti non pericolosi (e come tali da smaltire), costituiti da “compost da riprocessare” in quanto prodotto finito non conforme alle prescrizioni, nonché da cosiddetti “sovvalli” (scarti di lavorazione).

Impatto ambientale e sicurezza

L’impatto ambientale e la sicurezza dell’impianto risultano oggetto di valutazione da parte di un esperto ambientale (ingegner Giovanni Lippo), il quale ha redatto, nel dicembre del 2016, ad impianti già fermi, una dettagliata relazione. Infine, il prefetto di Pistoia sottolinea che l’impianto di compostaggio era fermo dall’estate del 2016, a seguito dell’ordine di sospensione imposto dal sindaco (Luca Marmo) dell’allora comune di Piteglio, 53 in conseguenza delle proteste dei cittadini e degli operatori economici delle zone interprovinciali interessate, che lamentavano l’emissione di miasmi dall’impianto.

Due episodi di autocombustione

Purtroppo l’impianto era privo di energia elettrica a partire dal mese di marzo del 2017 e, a causa della carenza di ventilazione, si erano verificati due episodi di autocombustione, l’ultimo dei quali, avvenuto in data 19 giugno 2017, aveva determinato l’intervento risolutorio dei vigili del fuoco. Gli stessi vigili del fuoco, per evitare ulteriori situazioni di pericolo ed altri episodi di 53 A partire dal 1° gennaio 2017, dalla fusione di San Marcello Pistoiese e Piteglio è nato il comune di San Marcello Piteglio, ai sensi della legge regionale n. 35 del 10 giugno 2016 autocombustione, avevano rimosso 2 cumuli di compost, precedentemente contenuti in 2 delle 12 celle di macerazione, dislocandoli sul piazzale interno del sito.

Difficoltà a produrre compost e cattivi odori

Sul punto, il responsabile ARPA Toscana del dipartimento di Pistoia, Andrea Poggi, nel corso della sua audizione del 29 novembre 2017, ha riferito che l’impianto trattava la frazione compostabile dei rifiuti urbani e le frazioni compostabili dei rifiuti speciali, con una potenzialità di 150 tonnellate/giorno. Tale impianto avrebbe avuto, da sempre, grandi difficoltà a produrre compost secondo le regole, poiché produceva sempre compost “fuori specifica”, che poi smaltiva in discarica. Questa situazione aveva, come effetto collaterale, il grave problema delle maleodoranze.

L’ubicazione infelice

Infine, va osservato che l’impianto è ubicato in maniera assai infelice, in una valle piuttosto stretta, peraltro, sottoposta a vincolo paesaggistico, con una serie di difficoltà non aiutano a migliorare la situazione (difficoltà a realizzare manufatti che avrebbero migliorato la situazione di copertura dei rifiuti, ovvero difficoltà a erigere camini di un’altezza adeguata per evitare la cattiva dispersione degli aeriformi rilasciati). Tutto ciò accade in una situazione di grave conflittualità con la popolazione circostante, a causa dei miasmi che impattano negativamente sulla città e con le attività turistiche.

Le irregolarità denunciate da ARPAT

Le indagini dell’ARPA Toscana, negli ultimi anni, avevano contestato la totale inefficacia dell’attività produttiva dell’impianto. Vi era stata anche una serie di contestazioni da parte dell’allora Corpo forestale dello Stato riguardo a scarichi ritenuti fraudolenti, che la Sistemi Biologici srl aveva nascosto.

Successivamente l’impianto era entrato in AIA e, a partire dall’ispezione del 2016, nella quale l’ARPA Toscana aveva contestato una serie di gravi irregolarità, erano state inviate una serie di diffide da parte della regione Toscana. Tuttavia la società, che aveva manifestato grosse difficoltà economiche a sostenere il processo produttivo, era stata dichiarata fallita dal tribunale di Pistoia proprio nel periodo in cui avrebbe dovuto ottemperare alle diffide della regione.

Rimaste 5000 tonnellate di rifiuti in stoccaggio

In realtà, già nel corso degli ultimi mesi di attività, la Sistemi Biologici srl rispondeva alle diffide, sostenendo di non essere in grado di effettuare gli interventi richiesti. In effetti, come si è sopra accennato, la società ha lasciato circa 5.000 tonnellate di rifiuti in stoccaggio, in quanto non riusciva più a smaltire nulla di quello che produceva, non essendo in grado di sostenere i costi di smaltimento, per mancanza di fondi. Successivamente è cessata anche l’erogazione di corrente elettrica, sicché è rimasto tutto chiuso, senza più alcuna ventilazione. In conseguenza di ciò, qualche mese dopo la cessazione dell’attività, una delle biocelle è andata in autocombustione, che ha successivamente interessato anche una seconda biocella.

I rifiuti ancora nelle biocelle

I rifiuti sono attualmente ancora nelle biocelle, salvo le due incendiate, che sono state collocate sul piazzale antistante l’immobile, in attesa che il comune di San Marcello Piteglio riesca a provvedere al loro smaltimento, grazie ai fondi della fideiussione, escussa recentemente, pur se l’importo di tale fideiussione è del tutto insufficiente a coprire le stesse spese di smaltimento dei rifiuti.

Invero, va rilevato che l’azienda, nonostante le gravi carenze che manifestava già da tempo e nonostante il parere contrario di ARPAT, era certificata EMAS dal 2012. Questo era stato uno dei motivi che aveva determinato un abbattimento dell’importo della fideiussione, sull’evidente presupposto dell’attenuazione del rischio di insolvenza della società, valutazione rivelatasi fallace in quanto la Sistemi Biologici srl è poi fallita.

La situazione rimasta senza controllo

Il tema, che merita un’attenzione particolare, è costituito dalla situazione di sostanziale impotenza delle istituzioni preposte alla vigilanza e al controllo dell’impianto di trattamento, una volta che il gestore afferma di non essere più in grado di proseguire l’attività, né di rispettare le procedure AIA e i tempi di esecuzione della diffida. A fronte di ciò, vi è stata la verifica di inottemperanza, la sospensione dell’autorizzazione, la verifica di ulteriore inottemperanza, fino ad arrivare alla revoca dell’autorizzazione, notificata al curatore fallimentare. Nel frattempo, nessuno è stato in grado di prendere il controllo della situazione, sia finché c’era un gestore, sia dopo il fallimento.

I limiti di intervento della stessa ARPAT

L’ARPA Toscana, dal canto suo, ha assistito senza avere alcuna possibilità di intervento preventivo alle celle che prendevano fuoco, non avendo le risorse per potere intervenire, né essendovi un soggetto che potesse in maniera efficace gestire in via sostitutiva un impianto dall’elevata potenzialità di rischio. Le conseguenze dell’incendio, grazie all’impegno dei Vigili del fuoco, non hanno interessato le altre biocelle, né il territorio circostante.

Tuttavia, come riferito il responsabile ARPA del dipartimento di Pistoia, Andrea Poggi, nel corso della sua audizione del 29 novembre 2017, a normativa vigente, nel momento in cui di fatto il gestore di un impianto di questo tipo abbandona la struttura, nessuno altro è in grado di prendere la situazione, in quanto non vi sono modalità efficaci per disporne il subentro.

La questione della certificazione EMAS

L’altro tema è quello della certificazione EMAS, che risulta uno strumento sopravvalutato e poco efficace di qualificazione della qualità del gestore, con ricadute sulle fideiussioni molto pericolose. Infatti, se il gestore, inizialmente ritenuto idoneo all’ottenimento della certificazione EMAS, con conseguente rilascio di una fideiussione di importo inferiore, successivamente perde questa sua idoneità, l’autorità amministrativa non è tempestiva nell’imporgli una fideiussione di importo superiore, adeguata al maggior grado di rischio. Un’altra questione attiene al fatto che anche questo impianto non aveva un certificato di prevenzione incendi, in quanto non previsto”.


Paolo Vannini

Laurea in scienze politiche, giornalista professionista dal 1998, ha lavorato nei quotidiani La Nazione e Il Giornale della Toscana (edizione toscana de Il Giornale), è stato responsabile dell'Ufficio comunicazione del Comune di Firenze, caporedattore dell'agenzia di stampa Toscana daily news, cofondatore e vice direttore del settimanale di informazione locale Metropoli. Ha lavorato presso l'Ufficio stampa di Confindustria Toscana, ha collaborato e collabora per diverse testate giornalistiche cartacee e on line - fra queste il Sole 24 ore centronord, Il Corriere Fiorentino (edizione toscana del Corriere della Sera), Radio Radicale - si occupa di uffici stampa e ghost writing.