Pistoia, Personaggi e Interpreti  |  luglio 20, 2018

La nostra scelta di vita: tornare in montagna e vivere di allevamento

Una giovane coppia ha deciso di lasciare Prato per Lavacchini, minuscolo borgo sopra Orsigna (dieci abitanti in inverno). Alessandro: “Abbiamo comprato due stalle e da vecchie strutture abbiamo ricavato un laboratorio per fare il formaggio ed un punto vendita”. Per adesso allevano 40 capre. “Gli incentivi regionali non bastano, la burocrazia fa perdere tempo e denaro”. Alessandra: “Realizziamo formaggi di vario tipo poi faremo caciotte, ricotte, yogurt ed altro. E poi tanta produzione propria: marmellate, miele, farina dolce”

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ORSIGNA (PISTOIA) La strada che porta all’Orsigna riserva sorprese continue. A volte sembra di entrare in un tunnel verde che impedisce a lungo di vedere il cielo, altre volte diventa panoramica su un sistema veramente particolare di convalli dominate dal Monte Gennaio. Oltrepassato il paese, la strada prima scende verso il Molino di Berto, poi risale e si inerpica per diramarsi e condurre alle varie frazioni della valle.

La strada verso Lavacchini

Scendo a Lavacchini. Alla Fonte San Camillo, sapientemente recuperata nel 2001 dalla “Cooperativa Val d’Orsigna”, bevo acqua freschissima da una delle 5 fontane; da lì si sentono già suoni d’altri tempi: i campanacci legati al collo delle capre, qualche belato e l’abbaiare dei cani da pastore che avvisano della presenza di un intruso. Il borgo è a poche decine di metri e, più in alto, ci sono le stalle, anticamente costruite su terrazzamenti del terreno ed ora in via di ristrutturazione.

L’incontro con Erica e Alessandro

E’ lì che incontro Erica e Alessandro, due giovani che da tre anni si sono definitivamente stabiliti a Lavacchini, dando una potente sterzata alla propria vita.

Chi vanta radici quassù è Alessandro: di cognome fa Corrieri e suo nonno faceva aveva le pecore proprio in questo borgo. Alessandro sembra un uomo d’altri tempi: barbuto, dallo sguardo profondo e dai modi lenti, come un montanino dell’Ottocento. Misura le parole e mi dice subito: “Non ce la facevo più a stare a Prato; troppo casino. Non era per me”.

Ma perché hai scelto proprio l’Orsigna?

“Mio nonno era di quassù. Aveva le pecore e faceva la transumanza a Prato. Poi lì è rimasto. Io, pur essendo nato in città, avevo fin da piccolo un sogno nel cassetto: ritornare all’Orsigna e fare quel che faceva mio nonno: il pastore”.

Che mestiere facevi a Prato?

“Ho fatto, prima, il metalmeccanico, poi il muratore. Infine ho aperto il cassetto per riguardare il mio sogno ed ho deciso di far domanda al PSR (Piano di Sviluppo Rurale) della Regione Toscana, per avere qualche incentivo e tornare a vivere in montagna, di allevamento”.

Ed evidentemente sei stato ammesso ai contributi regionali

“In pratica le cose non sono così facili. Abbiamo comprato due stalle e da vecchie strutture abbiamo ricavato un laboratorio per fare il formaggio ed un punto vendita, ma i contributi coprono solo una parte delle spese; cosicché, se non hai nulla di tuo, non ci sono aiuti regionali, anche se hai la volontà di fare”.

Allora, quali sono le difficoltà a fare impresa agricolo-pastorale in montagna?

“Innanzi tutto troppa burocrazia, che fa perdere tempo e denaro; poi troppi vincoli sulle risorse erogate. Ad esempio, ci sono state imposte spese assurde per concessioni regionali (acqua e pascolo), anche se qui intorno è tutto un abbandono. Occorrerebbero davvero disposizioni speciali per far rivivere la montagna, non vincoli e balzelli! Infine ci sono troppi conflitti di competenze istituzionali sul territorio e bisogna girare per tanti uffici”.

Immagino che sia agevole partire da Lavacchini e recarsi a Pistoia o a Firenze per compilare scartoffie! Ma torniamo agli animali, che è meglio. Quante capre avete?

“Per adesso sono una quarantina, ma abbiamo iniziato da poco. Sono tutte capre camosciate, accompagnate da 5 cani, Pastori dell’Asia centrale, che fanno la guardia e tengono lontani i lupi”.

La sola pastorizia ti consente di vivere?

“ Per integrare faccio alcuni lavoretti di muratura od altro, specialmente in certi periodi dell’anno, quando la gestione degli animali me lo consente”.

Accanto ad Alessandro è seduta Erica, una ragazza mingherlina, ma attivissima, che ha condiviso la scelta del suo compagno.

Erica, quali sono i tuoi compiti nell’azienda?

“Sono addetta alla produzione e alla vendita. Ho seguito dei corsi professionali e sto sperimentando la realizzazione di formaggi di vario tipo, più freschi e morbidi o più stagionati. Penserei di fare anche formaggi erborizzati, caciotte, ricotte, yogurt ed altri esperimenti personali. Ma, vedremo. Inoltre confeziono marmellate con la nostra frutta, ho le api e produco miele, raccolgo le castagne e faccio la farina dolce. Ho tante altre cose in mente per il futuro. Siamo contenti, anche perché viviamo in sintonia con la gente di qui”.

Quante persone vivono, qui a Lavacchini in inverno?

“ Poco meno di 10, tre famiglie; ma non rimpiangiamo certo la vita di città, perché qui ci sentiamo degli esseri umani”.

Come sarà la montagna fra 50 anni?

Quest’ultima frase mi accompagna nel viaggio di ritorno, insieme al pensiero di come sarà ridotta la nostra montagna tra 50 anni: diventerà una foresta amazzonica, disabitata e inospitale. Allora non serviranno più le concessioni, i balzelli, il regolismo esasperato e la burocrazia resterà senza lavoro, perché avrà esaurito con successo il suo compito!

Poi l’amarezza lascia spazio ad un po’ di speranza: le istituzioni sarebbero ancora in tempo a stendere un tappeto rosso sui passi di chi volesse dedicarsi ad attività agro-silvo-pastorali in montagna. Speriamo bene!

La società agricola “Il Merizzo”

Chi voglia contattare Alessandro ed Erica della Società agricola “Il Merizzo” può chiamarli ai numeri di telefono:  3297044569 (Alessandro) e 3890940669 (Erica).

 

La galleria fotografica

(cliccare sulle foto per ingrandirle)

 

 

 


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.