Ambiente, Editoriale  |  luglio 14, 2017

Il peso degli schematismi ideologici sullo sviluppo della montagna

I danni prodotti da mentalità rigide, svincolate dall'osservazione sociale e umana. Venuto meno anche il buon senso nel relazionarsi con la natura senza ipocrisie o eccessi. La conseguenza: norme e regolamenti in materia ambientale non tengono conto della realtà

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“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Sono passati più di sessanta anni da quando Alexis Carrel, allora giovane premio Nobel per la medicina, pronunciò queste parole, che avevano un indubbio valore profetico in relazione a ciò che si andava profilando, cioè una nuova era della vita dell’uomo: quella virtuale.

Nel corso della storia l’interazione uomo-natura ha prodotto la filosofia, l’arte, la scienza, i modelli sociali, la politica, nonché l’agricoltura e l’allevamento; l’elaborazione teorica del pensiero ha sempre seguito l’osservazione dei fatti. I campi, i boschi, il cielo, il mare, gli animali, le piante sono stati per gli antichi, altrettanti laboratori “scientifici” all’aperto da cui trarre ispirazione e linfa intellettuale: hanno, cioè, creato l’esperienza uno strumento indispensabile al vivere e al conoscere .

Il secolo che ci siamo lasciati alle spalle da quasi due decenni, invece, si è caratterizzato per le ideologie, ossia quegli schemi mentali rigidi e per lo più svincolati dall’osservazione sociale, naturale, umana che lasciano eccessivo spazio ad una ingegneria intellettuale asfittica e alla lunga anacronistica.

Cosa c’entra la nostra montagna?

Se un luogo o un territorio mantengono più integra la propria naturalità, se cioè boschi, campi, corsi d’acqua dominano incontrastati, per governarne i bisogni occorrono menti educate all’osservazione, menti allenate alla curiosità naturale positiva, che individuino i problemi e propongano rimedi dettati dall’esperienza. Oggi, invece, accade il contrario: le menti che governano le aree marginali (ammesso che esistano ed esista un progetto complessivo) hanno sostituito all’osservazione la lente del consenso, al sano realismo l’ottica della virtualità e delle mode del momento, alla ragione lo schermo dell’ideologia, che con la ragionevolezza ha poco a che fare, all’onestà l’egocentrismo e il denaro.

No agli schematismi ideologici

Nemmeno la scienza può molto contro gli schematismi ideologici ed è sparito anche lo strumento- guida che usavano i nostri nonni, cioè il buon senso, che, unito alla osservazione quotidiana del reale consentiva di relazionarsi con la natura in modo adulto, senza ipocrisie o eccessi.

E un errore, ad esempio, che i boschi non debbano essere “coltivati”, che i letti dei fiumi e dei corsi d’acqua in genere non debbano essere ripuliti da alberi e arbusti, che non si possano aprire nuove strade forestali, seppure con oculatezza, oppure che si privilegino le presenze massicce di animali selvatici a discapito del presidio umano del territorio attraverso l’agricoltura e l’allevamento.

Regolamenti calati sui territori

Le norme, i regolamenti, le disposizioni in materia ambientale sono spesso fatti senza l’intelligenza delle cose (in senso etimologico), senza l’osservazione sistematica della realtà e scaturiscono da congressi, da consultazioni tecniche dietro scrivanie, da mode momentanee, da maitres a penser folgorati da qualche “santone” raccattato in chissà quale paese straniero o, peggio ancora, da biechi compromessi al ribasso tra opposte ideologie. Poi vengono calati sui nostri territori senza valutarne gli effetti, senza alcun controllo a posteriori, ignorando le voci di chi li abita e li vive quotidianamente.

In fondo all’ideologia non manca solo l’osservazione, ma anche l’umiltà di riconoscere i propri errori.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.