Uno sguardo oltre  |  aprile 15, 2017

Paraloup: un modello di rinascita della montagna

L'emblematico recupero delle baite di una piccola borgata alpina, a 1400 metri, in provincia di Cuneo. Reso possibile dalla convergenza di intenti di enti pubblici, fondazioni e mondo accademico. Tre giovani hanno dato vita a un'impresa sociale: dal 2013 negli gli edifici ristrutturati si fa pernottamento e ristorazione. Obiettivo finale: la nascita di un'economia basata su turismo, artigianato e lavoro agro-silvo-pastorale

di

Tempo di lettura: circa 5 minuti

 

PARALOUP (CUNEO) – Già il nome è di per sé tutto un programma: significa “Difesa dai lupi” e il “lupi” oggi sono metaforicamente l’oblio, l’ignoranza, l’omologazione e la perdita delle radici. Paraloup, questa piccola borgata del Comune di Rittana, in Val Stura (Cuneo), è diventato il simbolo della memoria e della resistenza: della memoria, perché è stato un centro della guerra partigiana di Liberazione; della resistenza, perché testimonia come fare perché resista un modello sociale di vita contadina e di sviluppo sostenibile per la montagna, in un mondo perduto in un “oggi” sterile e senza fine, che non rammenta il passato e non progetta il futuro.

Una convergenza di intenti

Ma Paraloup è anche l’esempio di una convergenza positiva di intenti. Quando una Amministrazione regionale (in questo caso, il Piemonte), tre Fondazioni (Fondazione Nuto Revelli, Cassa di Risparmio di Torino e Cassa di Risparmio di Cuneo), un Ente bancario (Compagnia San Paolo), il mondo accademico (il Politecnico di Torino) e una grande Associazione nazionale (l’Anpi) costruiscono una sinergia operativa, il risultato non può non essere che positivo e rappresentare un modello da seguire .

Breve storia di un recupero

Il recupero è iniziato con l’acquisto da parte della Fondazione Revelli delle baite di questa piccola borgata alpina ed un team di architetti (Dario Castellino, Valeria Cottino, Giovanni Barberis, coordinati dal professor Daniele Regis del Politecnico di Torino) si è occupato del progetto che, fra l’altro, è stato presentato anche alla Biennale di Architettura di Venezia, nel 2012, ed ha ricevuto particolare menzione al Premio Konstruktiv come migliore architettura alpina in ambito europeo.

Nel 2010 è stato espletato il primo lotto ad uso culturale e museale (un piccolo museo partigiano, una biblioteca, un punto accoglienza). Nel 2013 sono state rese agibili due baite ed un rifugio dedicati all’accoglienza turistica. Un circuito microeconomico e un’Associazione fondiaria.

Ma il restauro delle baite è stato solo il primo passo, perché la finalità ultima è quella di arrivare ad un recupero sociale e produttivo di un’area originariamente disagiata, favorendo la nascita di un’economia basata sul turismo, sull’artigianato e sul lavoro agro-silvo -pastorale. E’ nata nel 2012 un’ Impresa sociale s.r.l. e, attraverso la Fondazione Revelli, si pensa alla creazione futura di un’Associazione fondiaria, cioè una libera unione di proprietari di terreni pubblici e privati, che punti a recuperare e valorizzare le proprietà abbandonate creando, sul modello francese, un’unica entità territoriale, garantita dal Comune, sulla quale poter praticare agricoltura e pastorizia.

Le baite, luogo di accoglienza

“Questa è già la quarta stagione in cui le tre baite ospitano i turisti – dice Sara Gorgerino, una dei tre giovani che gestiscono i locali di accoglienza -. Due sono riservate al pernottamento ed una è adibita a ristorante, con 40 coperti”. E’ veramente un piacere ascoltare la voce squillante e gentile di questa ragazza un po’ sognatrice che, insieme agli altri, ha fatto una scelta di vita non comune: abitare per buona parte dell’anno fra le montagne, a 1400 metri di altitudine. “E’ stata una sfida in cui abbiamo creduto fin dall’inizio e i risultati attuali ci stanno dando ragione – continua Sara -. L’affluenza è in costante aumento e la tipologia dei clienti è assai varia: famiglie, anziani e giovani che vengono a Paraloup per ammirare le bellezze naturalistiche e per percorrere a piedi o in bici le tre camminate che, pur ad alta quota, sono abbastanza agevoli. D’estate, poi, sono a disposizione dei turisti iniziative culturali, come mostre, convegni e incontri – conclude Sara – tutte organizzate dalla Fondazione Revelli, dal nome dal capo partigiano e scrittore Nuto Revelli, che si insediò a Paraloup e divenne uno dei protagonisti della lotta di Liberazione”.

La “Scuola del ritorno in montagna”

Per realizzare un progetto del genere occorre quindi una convergenza di intenti da parte di più “attori”, e questa è una condizione necessaria, ma di per sé non ancora sufficiente, se non ci sono giovani che credono in scelte di vita alternative, coraggiose e soprattutto non omologate. Quella di Sara Gorgerino e dei suoi due amici è in tal senso una testimonianza esemplare e Paraloup si propone anche come modello didattico e sociale, una vera e propria “Scuola del ritorno in montagna”, come si è intitolata un’iniziativa programmata solo alcuni mesi fa in questa piccola borgata alpina, durante la quale, fra l’altro, è stato promosso un percorso formativo rivolto a giovani interessati ad intraprendere attività agricole in altura.

Ma se, qui da noi…

Ma allora, se esistono esperienze come quella di Paraloup, fiorite sulle macerie della guerra e dell’abbandono, perché non copiarle? Perché non riproporre anche sulla nostra montagna pistoiese scuole di antichi mestieri, far rinascere borghi abbandonati e dar vita a centri formativi del vivere in montagna? Forse manca qualcuna di quelle componenti anche economiche che hanno permesso la rinascita di Paraloup? O forse mancano tutte?

E’ difficile rispondere. Quello che certamente manca (o che si è perso) è la cultura della montagna, forte e propositiva, orgogliosa di sé e delle proprie radici.

Un po’ di immagini

IMG_20160518_124040  20170326_122209

 

IMG-20170411-WA0004  IMG-20170411-WA0006

IMG_20161122_191620 IMG_20170211_123857_795

IMG-20170411-WA0005  20170101_003250

Diverse immagini di diversi momenti nel piccolo borgo di baite recuperate diParaloup, a 1400 metri di altitudine, nel Comune di Rittana, in provincia di Cuneo (cliccare sulle foto per ingrandirle).


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.