Una Montagna di Parole  |  aprile 9, 2017

Aprile, quel nome che deriva dalla Dea dell’Amore

Il mese più amato ha una radice in Afrodite, nome greco di Venere. Secondo un antico latino, invece, “aprilis” sarebbe derivato dal verbo “aperire”, ovvero aprire alla vita di tutte le cose: un risveglio di emozioni e passioni

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“Aprile è il mese più crudele, genera / lillà da terra morta, confondendo / memoria e desiderio, risvegliando / le radici sopite con la pioggia della primavera”. Questi versi del poeta T. S. Eliot non fanno giustizia del mese di Aprile, forse il più amato fra tutti, perché si risveglia la natura, nascono gli amori, le giornate si allungano e sbocciano i primi fiori dopo la pausa invernale.

Fin dall’antichità erano questi i sentimenti che Aprile ha suscitato e lo dimostra la stessa etimologia della parola, che è connessa con la radice di “Aphrodītē”, il nome greco di Venere, la dea degli amori e dell’Amore.

Ma un antico grammatico latino, Marco Terenzio Varrone (III-II secolo a.C.) riteneva che Aprilis , derivasse dal verbo aperire, cioè “aprire”, in quanto quel mese “apre” alla vita di tutte le cose, le risveglia, le fa rivivere in un turbinìo di colori, di profumi che generano emozioni e passioni .

Tutt’altro rispetto a ciò che affermano i versi malinconici del poeta statunitense Eliot.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.