Ambiente, Economia  |  febbraio 27, 2017

Politiche sulla Montagna: caro assessore anche la Regione ha le sue responsabilità

Lettera aperta della "Voce" a Marco Remaschi, dopo l'intervento del responsabile dell'agricoltura a un convegno dedicato alla montagna. Fa piacere ci si accorga dei nostri problemi ma il degrado e l'abbandono vanno avanti da mezzo secolo. Le voci raccolte sul territorio lamentano la mancanza di una "regia". Governo e Parlamento Europeo hanno sicuramente molte colpe ma non sempre la Regione Toscana ha governato con avvedutezza i problemi delle zone marginali. La Montagna non è solo neve e il bosco non solo sfruttamento delle biomasse. Serve un approccio nuovo e meno burocratico

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La lettera aperta della Voce della Montagna

Caro Assessore Remaschi ho letto con piacere ma, confesso, anche con un po’ di meraviglia, le sue recenti dichiarazioni al Convegno nazionale sul tema “La montagna italiana nello sviluppo rurale…”. Dico, con piacere, perché finalmente ci si accorge della montagna e dico, con meraviglia, in quanto è da oltre mezzo secolo che le zone marginali sono in una situazione di degrado e abbandono e non si fa niente per arginarla, nonostante proclami e impegni ellettoralistici.

Chi Le scrive ha fondato, insieme ad un amico giornalista, un sito on line che si chiama “La voce della montagna” (dopo una precedente esperienza della stessa testata come periodico cartaceo), con l’intenzione di sottolineare le bellezze della montagna pistoiese ed individuare le criticità che ne frenano le grandi potenzialità, specialmente nel settore turistico.

Il legame con il territorio

In questo periodo, soprattutto nel corso degli ultimi nove mesi di attività on line, siamo riusciti a stabilire un legame solido con il territorio e siamo orgogliosi di raccoglierne le voci, specialmente quelle costruttive. Ciò che è emerso con chiarezza è che la nostra montagna manca di un regia complessiva, di un’idea di fondo su cui improntare scelte e strategie, che attualmente sono approssimative e strabiche, come se nessuno avesse chiari gli obiettivi da perseguire. Tutto ciò è aggravato dalla situazione generale di crisi, che spesso, però, è un alibi per rimandare le decisioni, fino a elezioni successive.

I punti di accordo

Del suo intervento a quel convegno mi sono piaciuti alcuni aspetti: l’esigenza di politiche integrate, l’attenzione ai servizi di prossimità, il concetto secondo cui la montagna non è sinonimo di marginalità ecc.

I limiti della Regione

Non posso, però, essere d’accordo con Lei su una cosa fondamentale. Ve bene invocare l’intervento del Governo nazionale e di sottolineare la scarsa collaborazione dell’Unione Europea su questi temi sensibili, ma siamo sicuri che la Regione Toscana abbia governato con avvedutezza i problemi delle zone marginali e, più specificamente, della Montagna pistoiese?

E’ così pacifico che negli uffici della Regione si abbia il polso di ciò che succede sul territorio? Quante frane, dissesti e vittime ci vogliono ancora per capire che se non si presidiano le zone marginali i problemi scendono a valle? Quali politiche, anche regionali, sono state applicate per trattenere i giovani in montagna? E potrei continuare a lungo.

La Montagna non è solo neve…

Mi permetto di dirLe che prima di guardare altrove occorre guardare più vicino! Non è pensabile che un ente regionale, quando parla di Montagna pistoiese, sottintenda esclusivamente l’Abetone e dintorni e che investa solo in turismo bianco quando la neve è un evento sempre più raro.

…e i boschi non solo risorsa per le biomasse

Oppure che, parlando di boschi, pensi solo alle risorse connesse con lo sfruttamento delle biomasse, quando il bosco è anche altro. Sono i castagneti, il cui recupero è da finanziare, e non solo per il valore economico attuale della farina dolce; è la tutela della biodiversità, proclamata ma non perseguita nei fatti; è la gestione del patrimonio forestale anche a fini estetici, come componente indispensabile di un turismo lento; è la riconquista delle radure e degli spazi a prato, utili anche per il pascolo degli animali selvatici; è una “coltivazione” del bosco come facevano i nostri nonni, che dovevano ubbidire a poche regole, e dettate dal buon senso, senza quella pletora attuale di lacci e laccioli che deprimono i proprietari dei boschi e ne inibiscono gli interventi.

Il Regolamento Forestale è una competenza regionale, eppure è con grande dispiacere che se ne vedono i limiti.

L’invasione della cascia e molto altro ancora

Qui da noi la cascia ha invaso il territorio e la biodiversità è già compromessa, senza che qualcuno eccepisca qualcosa; c’è bisogno di strade forestali utili a “coltivare” il bosco; di regimazione dei corsi d’acqua, molti dei quali non si sa nemmeno a quali enti pubblici appartengano, ma se un privato ne vuole ripulire l’alveo dalla vegetazione incorre nelle maglie della giustizia. E così via, tanto che potrei continuare a lungo.

Un approccio nuovo e meno burocratico

Ciò che Le dico lo abbiamo raccolto tra la gente di quassù, che si rattrista nel vedere le condizioni del nostro territorio e che si arrabbia quando la presenza dell’Ente pubblico si manifesta solo con divieti e verbali di contravvenzione a leggi e regolamenti insulsi e contorti. Perciò La invito a sostenere battaglie nazionali e internazionali volte al rilancio delle aree periferiche, ma anche a promuovere un approccio nuovo, meno burocratico e più legato alle esigenze vere, e non virtuali, dei territori montani, che hanno bisogno di attenzione, sapienza, ma anche di cuore e buonsenso.

La saluto cordialmente, sperando in una sua risposta, magari sulle pagine del nostro giornale di montagna.

Maurizio Ferrari


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.