Ambiente, Una Montagna di Parole  |  gennaio 27, 2017

I giorni della Merla, i più freddi dell’anno (ma non è vero). Ecco perché si chiamano così

Molte leggende popolari associano il periodo di fine Gennaio a questo uccello. Tante versioni diverse a seconda delle zone. Da noi si dice che la merla bianca uscì dal nido quando era freddo ed ebbe… la sua condanna

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Gli ultimi giorni di Gennaio vengono chiamati “I giorni della merla” e per convenzione sono ritenuti i più freddi dell’anno, anche se non è vero.  Molte leggende e tradizioni popolari associano questo breve periodo alla merla, un uccello molto comune e nel contempo molto affascinante, sia per il piumaggio sia per le sue abitudini. Per quanto riguarda le piume, il merlo maschio si distingue dalla femmina per il colore nero intenso e per il becco giallo aranciato, mentre la femmina è di colore grigio; tuttavia esistono esemplari dal colore interamente bianco.

Origini del nome merlo

Il fascino di questo uccello è legato anche al suo comportamento. Già nell’antichità latina il merlo (merula, nome femminile) si riteneva che si chiamasse così perché era merus, cioè “solo”, per il fare solitario, quasi misterioso, che ha evocato suggestioni fantastiche e narrazioni favolose in ogni tempo e in ogni luogo. In Italia quasi ogni regione ha la propria tradizione popolare relativamente ai “giorni della merla”, con toni e sfumature diverse.

La leggenda della merla

Qui da noi prevale la seguente : una merla bianca, illusa dal sole di fine Gennaio, uscì dal nido ritenendo che fosse ormai prossima la primavera: Gennaio volle vendicarsi scatenando neve e freddo nei suoi ultimi tre giorni. La merla, infreddolita, si rifugiò dentro un comignolo e quando ne uscì il suo piumaggio bianco era diventato di un bruno-grigio indelebile, che da allora è diventato il colore di tutte le generazioni future di merlo femmina, quasi una condanna eterna.
Ma il fascino di questo animale è rimasto intatto, anche a dispetto di quel Gennaio, crudele e vendicativo.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.